CELLO TALES

Antonio Fantinuoli, violoncello.
Con Roberta Invernizzi, Giangiacomo Pinardi, Perikli Pite, Craig Marchitelli.

1 cd CONCERTO CLASSICD 2101

Interpretazione: *****

E’ uno dei cd più particolari tra le proposte già affatto mai scontate della «Concerto Classics», la casa milanese che fa degli interpreti e degli autori italiani della musica classica il perno delle produzioni.

La linea che percorre il cd interpretato da Antonio Fantinuoli, violoncellista, prima parte nell’«Ensemble Chiaroscuro», con la partecipazione di Giangiacomo Pinardi (theorbo), di Perliki Pite (violoncello), Craig Marchitelli (theorbo) e del soprano Roberta Invernizzi che è anche l’anima della proposta, offre la stessa affrontata per il primo cd, «Baroque Enchantment». Si tratta, pertanto, di una raccolta di brani che formino un programma “da concerto”, con il fine di raccontare una vera e propria storia in musica.

Dagli autori pionieri dello strumento, come Giovanni Battista degli Antonii, Francesco Alborea e Domenico Gabrieli, riportati in luce dalla ricerca effettuata dallo stesso Fantinuoli, attraverso le creazioni di Giovanni Battista Somis e di Luigi Boccherini, giungendo a Joseph Clemens dall’Abaco ed a Justus Dotzauer, sono proposte le evoluzioni tecniche sullo strumento tra il Seicento ed il Settecento. Parte veramente integrante per meglio seguire e gustare il programma sono le note al cd, scritte dallo stesso Fantinuoli che in modo succinto e chiaro permette di comprendere sia il fascino che lo strumento esercitò tra il XVII ed il XVIII secolo per il particolare timbro, sia l’approccio diverso che ogni compositore presentato ebbe con il violoncello.

Raffinata interpretazione di Fantinuoli che fa cantare le farsi di ampio respiro grazie ad una cavata sempre sontuosa e vibrante, in perfetta simbiosi con gli artisti che collaborano, tutti esperti nella tecnica del proprio strumento, attenti ai minimi dettagli, alle preziosità del suono, alla fantasia della frase.

Il tutto completato dall’“omaggio” che ci regala Roberta Invernizzi nell’aria «Vuoi tu» di Domenico Gabrieli, sempre attenta al senso della frase ed alla musicalità insita già nel testo, il quale si sposa con massima attenzione nella creatività del compositore, il quale opera in un’epoca nella quale non assistiamo ancora al predominio del virtuosismo sul “senso” della musica e del testo.

Un ottimo cd che non mancherà di soddisfare anche i palati più esigenti e più raffinati.

Bruno Belli

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ORVIETO (ITALY) – STAGE INTERNAZIONALI di PERFEZIONAMENTO Luglio/Agosto 2017

STAGE INTERNAZIONALI di PERFEZIONAMENTO Luglio/Agosto 2017 - Spazio Musica

XXXIX EDIZIONE

 ORVIETO LUGLIO – AGOSTO 2017

Numero chiuso – Programma libero

A tutti gli effettivi verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

I partecipanti ai corsi strumentali possono far parte dell’Orchestra del Laboratorio Lirico su segnalazione del docente o audizione.

 I migliori partecipanti si esibiranno in concerti pubblici nella stagione concertistica “Spazio Musica Giovani”.

PIANOFORTE

25 – 31 Luglio

Massimiliano DAMERINI
VIOLINO  da definire
FLAUTO barocco e classico 17 – 22 Agosto Ubaldo ROSSO
ARPA 14 -25 Agosto Paloma TIRONI

CANTO LIRICO

17 – 31 Agosto

Gabriella RAVAZZI 
CANTO DA CAMERA, melodie francesi

09 – 20 Agosto

Annie VAVRILLE

PIANISTI COLLABORATORI

20 – 31 Luglio

Roberto MINGARINI


Scarica il depliant e la scheda di iscrizione 2017 

Per informazioni e quote frequenza

 E mail: info@spaziomusica.org

 telefono / fax: +39 010 317 192 Mobile +39 338 723 2815

 Posta: Spazio Musica Via G. Parini 10 Genova (GE) 16145

XXII CONCORSO INTERNAZIONALE per CANTANTI LIRICI “SPAZIO MUSICA”

ORVIETO – Teatro Mancinelli, 15 – 16 – 17 Luglio 2017

 Senza limiti di età – Sono previsti due primi premi, uno femminile ed uno maschile, secondo e terzo anche ex aequo.

  DUE sezioni: Si può concorrere a una o due sezioni

Sezione A programma libero: cinque arie d’opera (almeno una con recitativo) in lingua originale e a memoria.

Sezione B “LA TRAVIATA” di G. Verdi

Ruoli a concorso: VIOLETTA Soprano, ALFREDO GERMONT Tenore, GIORGIO GERMONT Baritono, GASTONE Tenore 

Senza limiti di età – Sono previsti due primi premi, uno femminile ed uno maschile, secondo e terzo anche ex aequo.

  DUE sezioni: Si può concorrere a una o due sezioni

PREMI

 SEZIONE A PROGRAMMA LIBERO

1° PREMIO

Debutto nella Stagione Lirica Spazio Musica

Borsa di studio Spazio Musica del valore di € 950,00 – Diploma

2° PREMIO

Debutto nella Stagione Lirica Spazio Musica

 Borsa di studio Spazio Musica del valore di € 650,00 – Diploma

 3° PREMIO

Borsa di studio Spazio Musica del valore di € 400,00 – Diploma

 

SEZIONE B “LA TRAVIATA” di G. Verdi

 Debutto nella Stagione Lirica Spazio Musica 2017

 Borsa di studio Spazio Musica del valore di € 950,00 – Diploma

PREMI SPECIALI

ASSEGNAZIONE di un RUOLO: 

TEATRO COMUNALE di BOLOGNA – TEATRO CARLO FELICE di GENOVA –

TEATRO NAZIONALE SÃO CARLOS di LISBONA (PORTOGALLO)

AUDIZIONI FINALIZZATE ALL’ASSEGNAZIONE DI UN RUOLO

TEATRO REGIO DI TORINO – TORINO

GERHART HAUPTMANN-THEATER GöRLITZ-ZITTAU (GERMANIA)

TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA

CONCERTI RETRIBUITI: “Amici della Musica di Savigliano”

 “Gruppo Promozione Musicale Golfo Paradiso” e Associazione “Concertante – “”

“Progetto Arte&Musica” Torino – Italia

PREMIO AL MIGLIOR CANTANTE ITALIANO: uno o più concerti a Montreal, Canada

ospite del Teatro Lyricoregra 20.

 DUE PREMI “IN MEMORIAM di LARA CASTELLI” del valore di € 500,00 ciascuno

 BORSA DI STUDIO “Gabriella Ravazzi” del valore di € 400,00

 PREMIO DEL PUBBLICO

GIURIA 2017

Giovanni Andreoli – Direttore d’orchestra, Maestro del Coro al Teatro Nazionale São Carlos di Lisbona – Portogallo

Cristina Ferrari – Direttore Artistico Teatro Municipale di Piacenza – Italia

Carlo Caputo – Pianista e Direttore, Collaboratore Direzione Artistica Teatro Regio di Torino – Italia

Mauro Gabrieli – Segretario Artistico Teatro Comunale di Bologna – Italia

Manlio Palumbo Mosca – Musicista, Presidente Spazio Musica – Italia

Alain Nonat – Direttore Generale e Artistico Teatro Lyricoregra 20 – Montreal – Canada

Zakarias Karatsiumpanis – Musicologo, Collaboratore Artistico Teatro di Thessaloniki – Grecia

Gabriella Ravazzi – Cantante, Regista, Direttore Artistico Spazio Musica – Italia

Andrea Sanguineti – Direttore d’Orchestra, General Musik Direktor Gerhart Hauptmann-Theater Görlitz-Zittau – Germania

 IL CONCORSO “SPAZIO MUSICA” E’ GEMELLATO CON IL CONCORSO INTERNAZIONALE VOCI VERDIANE “CITTA’ DI BUSSETO” www.vociverdiane.com

INFORMAZIONI / INFORMATION Spazio Musica – Italia – 16145 Genova – Via G. Parini, 10 Tel. / Fax (+39) 010 317192 • Mob. (+39) 338 7232815 Mail info@spaziomusica.org Sito web http://www.spazio-musica.it

WOLFGANG AMADEUS MOZART, I CINQUE CONCERTI PER VIOLINO. SINFONIA CONCERTANTE K. 364

Domenico Nordio, violino; Danilo Rossi viola. Ensemble Respighi Orchestra, Federico Ferri.

2 cd CONCERTO CLASSICS 2100.2

Interpretazione:****

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I cinque concerti per violino scritti da Mozart nell’arco del 1775 nacquero con fini d’intrattenimento per la corte di Salisburgo, sicché gli elementi brillanti e virtuosistici sono le principali caratteristiche di tali pagine. La critica ritiene gli ultimi 3 più interessanti e meglio impostati, ma ritengo che tutti e cinque possano essere considerati un blocco unitario, nel quale il violinista abbia la possibilità di porre in luce non solo le doti del virtuoso, ma anche le capacità di “cantare” con lo strumento.

Infatti, vi è una sorta di equilibrio in essi tra il virtuosismo spiccato “alla francese” e la sensibilità e la cantabilità di quello italiano.

In essi, poi, resta predominante la dimensione sinfonica, che attesta il profondo impegno compositivo regalato dal musicista. Nello specifico, il terzo concerto, datato 12 settembre, presenta un tratto interessante: la conclusione dello sviluppo centrale dell’allegro d’inizio è segnata da alcune battute di recitativo del solista ad imitazione dello stile vocale operistico, così come compare un eco del coevo «Il re pastore» musicato pochi mesi prima.

Il successivo, dell’ottobre 1775, è stato per anni considerato una parafrasi di un lavoro di Boccherini che lo stesso avrebbe donato a Mozart, ma si è ormai certi che la leggenda dell’incontro tra il compositore toscano ed il Salisburghese in Italia sia un falso novecentesco: pertanto, al pari degli altri concerti, l’opera respira del gusto italiano reso, in questa pagina, in modo ricco e sensuale grazie alla qualità della melodia ed alla condotta del violino solista.

Infine, il quinto concerto, datato 20 dicembre 1775, si presenta come il più elaborato ed imponente, tra l’altro con un rondò turco conclusivo che si concede qualche bizzarria nella condotta del movimento, facendo ricorso a materiale dell’incompiuto balletto «Le gelosie del serraglio».

Come si vede, quindi, brillantezza e cantabilità accompagnano il sapore di tali pagine che Domenico Nordio interpreta con eccellente equilibrio, senza venire meno al virtuosismo e ponendo in luce quella cantabilità di cui si accennava tramite una superba cavata che lo contraddistingue tra i migliori violinisti europei.

Non da meno Danilo Rossi alla viola per quel capolavoro assoluto che è la Sinfonia Concertante K. 363, il cui movimento di mezzo, in do minore, è qui consegnato al disco tra le più alte vette interpretative degli ultimi venti anni.

Ottima l’Orchestra «Respighi» condotta con mano sicura e fantasia da Federico Ferri per un doppio cd che è una ghiotta festa musicale.

Bruno Belli

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MUSIKÈ – 6^ EDIZIONE 2017. Rassegna di spettacoli nelle province di Padova e Rovigo

 

 

 

 

 

Il dialogo tra le arti e l’incrocio tra i generi saranno i temi portanti della sesta edizione di Musikè, rassegna itinerante promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che dall’8 maggio al 28 novembre coinvolgerà oltre 50 artisti in dodici spettacoli a ingresso gratuito in altrettanti luoghi suggestivi delle province di Padova e Rovigo.

Nel cartellone di quest’anno – che accoglie, tra gli altri, nomi del calibro di Enrico Pieranunzi, Laura Curino, Ugo Pagliai, Giorgio Pasotti, Sonia Bergamasco e Lella Costa – la Costituzione italiana giocherà a basket, la musica incontrerà la letteratura e le arti figurative, il teatro di prosa si intreccerà al teatro d’opera, la danza dialogherà con la scienza e i tableaux vivants porteranno il pubblico all’interno delle opere immortali di Caravaggio.

Sarà una prima nazionale a inaugurare Musikè, lunedì 8 maggio 2017 alle ore 21.00 nella Sala Petrarca del Multisala Pio X (MPX) di Padova. Il Centro Teatrale MaMiMò di Reggio Emilia, impresa di produzione teatrale under 35, porterà in scena Nessuna pietà per l’arbitro, opera del giovane ma già affermato drammaturgo Emanuele Aldrovandi (Premio Pirandello 2012, Premio Riccione Tondelli 2013, Premio Hystrio Scritture di scena 2015). Che cosa resta, oggi, dello sforzo degli uomini che per due anni, nell’Assemblea Costituente, si impegnarono per una Costituzione che durasse nel tempo e che contribuisse a creare un’Italia migliore? Attraverso una parabola teatrale ricca di colpi di scena, lo spettacolo mette in luce il meccanismo autolesionistico che si genera in una tipica famiglia italiana di oggi: le leggi si possono accettare come strada per costruire un mondo migliore, questo pensa il padre, oppure come obbligo dettato dall’alto a punire l’espressione dell’io individuale, questo pensa la madre. Il padre e il figlio adottivo sono giocatori accaniti di basket: il conflitto tra opposte visioni del mondo viene perciò ironicamente tradotto con la metafora della partita e del ruolo dell’arbitro in quanto rappresentante della legge. Lo spettacolo è stato pensato espressamente per Musikè anche in vista di un coinvolgimento delle scuole superiori, a cui la compagnia offrirà una recita mattutina, martedì 9 maggio alle 10.30.

Dall’Italia dei Padri Costituenti, con un salto all’indietro di più di tre secoli, si giunge alla Roma del Caravaggio grazie a Tableaux vivants. 23 scene dai dipinti di Caravaggio. Lo spettacolo della compagnia napoletana Malatheatre di Ludovica Rambelli, regista da poco scomparsa, è un lavoro di estrema semplicità e insieme di grande impatto emotivo. Un solo taglio di luce illumina la scena, come in una immaginaria cornice.  Sotto gli occhi degli spettatori si compongono 23 tele di Caravaggio riprodotte con i corpi degli attori e con l’ausilio di oggetti di uso comune e stoffe drappeggiate. I cambi sono tutti a vista, scanditi dalle musiche registrate di Bach, Mozart, Vivaldi, Sibelius. L’appuntamento è per sabato 13 maggio, nella Sala della Carità di Padova. La rappresentazione, della durata di 45 minuti, verrà ripetuta nella stessa serata alle 20.30 e alle 21.30 per consentire la più ampia partecipazione in un luogo d’arte raccolto come la Sala della Carità, dove il pubblico potrà apprezzare da vicino i tableaux vivants caravaggeschi.

L’appuntamento di martedì 23 maggio alle ore 21.00, nella prestigiosa Sala dei Giganti al Liviano di Padova, sarà dedicato a George Gershwin, genio capace di conciliare classica e jazz, di cui ricorrono quest’anno gli ottant’anni dalla morte. Il pianista Enrico Pieranunzi, mostro sacro del jazz italiano, ha coinvolto il violinista Gabriele Pieranunzi e il clarinettista Gabriele Mirabassi in un progetto pensato per presentare in una nuova veste cameristica una scelta dei più famosi temi di Gershwin, da I Got Rhythm a The Man I Love, insieme a una sorprendente rielaborazione per pianoforte, violino e clarinetto di Un Americano a Parigi e della Rapsodia in Blu.

L’arte di Caravaggio tornerà protagonista, prima della pausa estiva, nel primo appuntamento di Musikè a Rovigo, mercoledì 7 giugno alle ore 21.00 al Tempio della Beata Vergine del Soccorso (La Rotonda). Concerto Romano, ensemble barocco guidato da Alessandro Quarta, cantante e musicologo attivo anche come speaker di RAI Radio3, accompagnerà il pubblico in un’ideale passeggiata notturna nella Roma di Caravaggio, ricostruendo le musiche che accompagnavano il pittore e che forse lo hanno ispirato, ma soprattutto cercando di cogliere gli aspetti che Caravaggio con la sua pittura ha alimentato in chi è venuto dopo di lui: la dolcezza della Natività, il dolore della Maddalena, il rifiuto e insieme il gusto dei piaceri mondani.

Dopo la pausa estiva, gli spettacoli di Musikè riprenderanno domenica 8 ottobre alle ore 21.00 al Teatro Filarmonico di Piove di Sacco (PD) con il quartetto tedesco Passo Avanti, la cui cifra stilistica è quella di rileggere la musica del grande repertorio, producendo un esaltante mix di classica e jazz. La metamorfosi a cui vengono sottoposte le composizioni di Bach, Haendel, Pachelbel, Mozart, Verdi è piena di raffinate sorprese, per ricordarci che i compositori classici, alla loro epoca, erano oltraggiosamente moderni. Che musica farebbero, oggi? Questo concerto ne dà un’idea spiritosa quanto rispettosa.

Una Signora delle scene per la Signora delle Camelie. Giovedì 12 ottobre alle ore 21.00, al Piccolo Teatro Don Bosco di Padova, Lella Costa racconterà la “sua” Traviata in una nuova produzione, che si avvale di videoproiezioni della precedente Traviata, scritta con Gabriele Vacis nel 2005. Il nuovo monologo, che Lella Costa e Gabriele Vacis stanno confezionando in questi mesi, debutterà a ottobre e sarà immediatamente ripreso da Musikè, con la partecipazione del quartetto dei Filarmonici di Busseto, che eseguirà le più celebri arie dell’opera verdiana in un arrangiamento creato per l’occasione.

In attesa di conoscere quali saranno i premiati dall’Accademia di Svezia, venerdì 20 ottobre alle ore 21.00 andrà in scena al Teatro Ballarin di Lendinara (RO) La solitudine del premio Nobel la sera prima della cerimonia, divertimento teatrale di Massimiano Bucchi, sociologo della scienza e divulgatore scientifico che collabora con i principali quotidiani italiani. La pièce è un monologo affidato alla voce e alla presenza scenica di Laura Curino: la solitudine del titolo non è quella del vincitore del premio bensì quella di sua moglie, dal momento che lo scienziato, ricevendo la notizia del conferimento del Nobel, muore d’infarto; la donna s’incarica allora di studiare gli scritti del defunto, per prepararsi a ritirare il prestigioso premio. Ma scopre un errore: piccolo, decisivo. Dilemma: dire tutto e rischiare di far annullare il Nobel oppure tacere per non compromettere la memoria e l’opera del marito?

Risultato di un singolare connubio con la scienza è, quest’anno, anche il tradizionale appuntamento con la danza all’Auditorium Comunale Andrea Ferrari di Camposampiero (PD), sabato 28 ottobre alle 20.30. La compagnia inglese Motionhouse porterà in scena Charge, terza tappa di una trilogia dedicata al rapporto tra l’uomo e la Terra (Earth Trilogy): una fusione di physical dance, immagini digitali e scenografia ad alto impatto visivo, per dare vita sul palco a un mondo pluridimensionale che va dal planetario al microscopico. Charge è un vocabolo ambivalente, che vuol dire sia carico che incarico, sia peso che responsabilità: proprio come accade nel rapporto dell’uomo col pianeta. Lo spettacolo è nato dalla collaborazione del coreografo Kevin Finnan con la signora Frances Ashcroft, professore all’Università di Oxford, che con il suo gruppo di ricerca studia il ruolo degli impulsi elettrici nel corpo umano. La data di Musikè sarà la prima nazionale dello spettacolo, in collegamento con la mostra di Palazzo del Monte dedicata a Galileo Galilei e le arti, la cui inaugurazione è prevista il 17 novembre.

Ricco di appuntamenti anche il mese di novembre, che vedrà la musica intrecciarsi nuovamente con il teatro e le arti figurative, dando luogo a risultati sorprendenti.

Il giovane ma già popolarissimo attore Giorgio Pasotti, insieme al trio composto da Patrizia Bettotti al violino, Giampiero Sobrino al clarinetto e Andrea Dindo al pianoforte, venerdì 3 novembre alle ore 21 al Teatro Balzan di Badia Polesine (RO) proporrà i giochi di parole esilaranti e spericolati degli Esercizi di stile di Raymond Queneau col commento musicale dei grandi autori del Novecento francese, da Poulenc a Milhaud, da Fauré a Ravel. Lo spettacolo vuole essere anche un omaggio a Umberto Eco, che dell’opera di Queneau fece una storica e acrobatica traduzione-reinvenzione, qui puntualmente riproposta per il pubblico italiano.

Dai Tableaux vivants ai Tableaux d’une exposition: mercoledì 15 novembre alle ore 21 l’Auditorium Pollini di Padova ospiterà il celebre e pluripremiato pianista Mikhail Rudy, molto apprezzato anche come autore di video. La prima parte del concerto, La couleur des sons, prevede la proiezione del film che il pianista ha dedicato ai disegni preparatori e alla versione finale del soffitto dell’Opéra di Parigi affrescato da Marc Chagall, mentre dal pianoforte usciranno le note di tre musicisti le cui opere sono ritratte su quel soffitto: Gluck, Mozart, Wagner (nella trascrizione di Liszt). La seconda parte, Tableaux d’une exposition, vedrà l’esecuzione integrale dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij e la simultanea proiezione del film che Rudy ha elaborato a partire dai disegni originali che Vasilij Kandinskij realizzò nel 1928 ispirandosi a quella musica.

Domenica 19 novembre 2017 alle ore 21, al Teatro Goldoni di Bagnoli di Sopra (PD), Sonia Bergamasco, attrice affermata sia a teatro che al cinema, sarà accompagnata dal pianoforte di Emanuele Arciuli, specialista del repertorio contemporaneo, nel melologo intitolato Metafisica dei tubi, dall’omonima autobiografia della scrittrice belga Amélie Nothomb (Prix du roman de l’Academie Française). Il melologo, cioè l’unione di racconto parlato e musica, qui si avvale della musica appositamente composta da Nicola Campogrande, noto anche come divulgatore e curatore di trasmissioni culturali per RAI Radio3.

Per lo spettacolo di fine rassegna, martedì 28 novembre alle ore 21.00, Musikè ha voluto sul palco del Teatro Sociale di Rovigo un attore che ha fatto la storia del teatro italiano: Ugo Pagliai. Insieme al Quartetto Prometeo, vincitore del concorso internazionale di Praga e attualmente il più richiesto tra i giovani quartetti d’archi del nostro Paese, Pagliai porterà in scena Lettera a mio padre, da Lettera al padre di Franz Kafka. La musica farà da contrappunto alla lettura del testo con il Quartetto n. 2 del grande compositore boemo Leoš Janá?ek, conterraneo e contemporaneo di Kafka: un quartetto che il compositore stesso intitolò Lettere intime. Un gran finale di stagione che crea un suggestivo collegamento con la mostra Le secessioni europee. Monaco, Vienna, Praga, Roma, in programma a Palazzo Roverella da settembre 2017 a gennaio 2018.

 

Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.rassegnamusike.it

 

Per informazioni:

tel. 345 7154654

info@rassegnamusike.it

www.rassegnamusike.it

 

Musikè 2017 è una rassegna promossa e organizzata da
Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo
www.rassegnamusike.itinfo@rassegnamusike.it
www.facebook.com/rassegnamusike
tel. 345 – 7154654

GIOACHINO ROSSINI: STABAT MATER

(versione originale del 1831 / 1832 con le pagine composte da Giovanni Tadolini)

GIOVANNA D’ARCO
Majella Cullagh, Marianna Pizzolato, José Luis Sola, Mirco Palazzi.
Camerata Bach Chior, Tomasz Potkowski
Wurttemberg Philharmonic Orchestra, Antonino Fogliani

1 cd NAXOS 8.573531

Interpretazione: ****

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Sono note le vicende riguardanti la composizione dello «Stabat Mater» di Rossini che, durante un soggiorno in Spagna nel febbraio del 1831 per seguire tramite una supplica alla corona alcuni interessi economici seguenti ad un fallimento bancario in cui il compositore era stato coinvolto dal Duca di Bervick ed Alba, per adempire la promessa fatta all’alto prelato appassionato di musica Manuel Fernandez Varela, si trovò nelle ristrettezze causate dal tempo, dopo il rientro a Parigi.

Così, affidò la composizione di alcuni numeri (per la precisione sei) all’amico Giovanni Tadolini, riservandosi di scrivere le rimanenti sette sezioni. Rossini compose l’iniziale «Stabat Mater» ed i versi finali partendo dal «Fac ut ardeat cor meum», lasciando, però, a Tadolini, la fuga finale per l’«Amen». Rossini soffriva di un senso d’insicurezza contrappuntistica che lo accompagnava fin dagli anni degli studi, a causa di Padre Mattei che lo definiva, a proposito del contrappunto, «il disonore della mia scuola».

Era già ricorso all’amico Pietro Raimondi per farsi assistere nella composizione del suo primo lavoro ambizioso in campo sacro, la «Messa di Gloria» scritta nel 1820 a Napoli per la quale Raimondi apportò la collaborazione proprio nella sezione fugata del finale «Amen».

A Varela, pertanto, Rossini fece pervenire lo «Stabat Mater» così composito.

Quando il prelato morì nel 1837, essendo il nome di Rossini un sicuro motivo di vendita in campo musicale, l’editore parigino Antonin Aulangnier pubblicò l’opera così come era stata concepita, ma Rossini, per evitare che circolasse un lavoro non completamente di propria mano, intentò una causa che si protrasse per lungo tempo. Frattanto, si decise a mettere mano nuovamente all’opera ed, entro il 1841, l’aveva completamente come la consociamo, con la grande pagina finale «In sempiterna saecula. Amen» tutta di proprio pugno, dimostrando così di essere sicuramente esperto anche nel trattare «fughe» e «fugati» (che si trovano numerosi proprio nei successivi «Peccati di vecchiaia»).

Fu così eseguita presso il Théatre-Italien a Parigi, il 7 gennaio 1842, ed in Italia, a Bologna, il 18 marzo dello stesso anno, affidata la direzione a Gaetano Donizetti.

Fin qui la storia. Ma non era ancora stata soddisfatta la curiosità di chi avrebbe voluto ascoltare anche le pagine di Tadolini e “sentire” quale fosse l’effetto della composizione originale.

Fu il meritorio Festival Rossini di Wildbad a sobbarcarsi l’impresa, nel 2011, grazie all’esperienza di Antonino Fogliani che, da quando è stato nominato direttore artistico, ha vitalizzato ancor di più l’appuntamento estivo annuale con la musica rossiniana nella Foresta Nera. Fogliani stesso, infatti, ha orchestrato, mediante il medesimo organico utilizzato da Rossini, i numeri scritti da Tadolini, i quali ci sono pervenuti soltanto in due riduzioni per canto e pianoforte (non sono state trovate copie della partitura edita da Aulagnier che, per decisione del tribunale, dovette distruggere quanto stampato).

L’egregio lavoro di Fogliani permette di ascoltare l’opera in senso compiuto: di certo, i pezzi di Tadolini, eccezione fatta per la mirabile fuga finale, sono di qualità inferiore a quelli di Rossini, ma non si può negare l’eleganza della fattura, la spontaneità delle melodie e la mano sicura del musicista esperto.

Lo stesso Fogliani dirige in modo eccellente la Wurttemberg Philharmonic Orchestra ed il Camerata Bach Choir preparato da Tomasz Potkowski, con piglio drammatico che si confà precisamente al lavoro.

Ottimi i cantanti (qualche vetrosità negli acuti della Cullagh disturbano non poco, però) sui quali emerge la classe di Marianna Pizzolato, impegnata anche nella «Giovanna d’Arco», orchestrata da Marco Taralli, voce di splendido velluto, guidata da gusto, musicalità ed ottima tecnica, cui l’appoggiatura sul fiato permette di affrontare i diversi registri senza soluzione di continuità, tramite un canto sempre elegante e controllato.

Bruno Belli

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ARTURO TOSCANINI E VICTOR DE SABATA

Per una ricorrenza «speculare» della loro attività

toscanini_desabataArturo Toscanini e Victor de Sabata: due giganti del podio orchestrale italiano, tra i massimi direttori d’orchestra che il Novecento annovera, stimati dal mondo musicale, furono anche affatto diversi sia nell’arte sia nella vita. Accomunati, entrambi, dalla profonda passione per la musica che si traduceva in certosino studio, in perfezionismo, tanto da giungere ad interpretazioni che, anche quando controverse, formano, a tutt’oggi, un termine di paragone per qualunque professionista della musica.

Di questi due grandissimi musicisti, quest’anno, il 2017, vede il Centocinquantenario della nascita del primo (Arturo Toscanini nacque a Parma il 25 marzo 1867) ed il Cinquantenario della morte del secondo (De Sabata morì a Santa Margherita Ligure, l’11 dicembre 1967). Augurandoci che possano essere opportunamente ricordati dalle Istituzioni musicali Italiane (anche se, dati i tempi, chi scrive ne dubita assai), ci è sembrato doveroso tracciare una breve “comparazione”, invitando i nostri lettori ad ascoltare le registrazioni che ci sono rimaste, essendo esse le testimonianze più utili per comprenderli in modo diretto, testimonianze più efficaci di qualunque nostra parola.

Arturo Toscanini morì non in Italia, ma a New York, 16 gennaio 1957, dopo una carriera che lo aveva reso popolare nel mondo, grazie anche alle sue interpretazioni americane prima per la Radio, poi per la Televisione, oltre che per l’intransigenza delle sue idee artistiche, umane e politiche.

D’idee socialiste, infatti, dopo un’iniziale condivisione del programma fascista (nel novembre 1919 si era candidato alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, ma non fu eletto), se ne allontanò, non appena comprese che Mussolini si stava allontanando dai principi più “liberali”, divenendo un intransigente oppositore già prima della «Marcia su Roma». Fu voce critica e “fuori de coro” nella cultura che si era omologata al regime, riuscendo, a mantenere l’Orchestra della Scala autonoma dall’ingerenza del Fascismo nel periodo tra il 1921 ed il 1929, grazie al prestigio internazionale che aveva conquistato fin dagli anni antecedenti alla Prima guerra mondiale. Di quest’autonomia è testimonianza il fatto che egli aveva comunicato che si sarebbe rifiutato di dirigere la prima mondiale di Turandot (1924) dell’amico Puccini, se Mussolini fosse stato presente alla Scala.

Il 14 maggio 1931, però, i rapporti precipitarono e si ruppero in modo definitivo: al Teatro Comunale di Bologna si rifiutò di eseguire «Giovinezza» (allora l’Inno fascista che aveva soppiantato persino la «Marcia Reale») al cospetto di Costanzo Ciano e Leandro Arpinati, venendo perciò aggredito, schiaffeggiato e spinto a terra dalla camicia nera Guglielmo Montani nei pressi di un ingresso laterale del teatro. Per questi atteggiamenti di aperta ostilità al regime subì una campagna di stampa ostile sul piano artistico e personale, mentre le autorità disposero provvedimenti quali lo spionaggio delle telefonate e della corrispondenza e il ritiro del passaporto. Questi episodi decretarono la rinuncia a dirigere le orchestre in Italia fin quando il Fascismo fosse stato al potere, e la scelta di trasferirsi negli Stati Uniti.

Nel 1933 infranse i rapporti anche con la Germania nazista, abbandonando il «Festival wagneriano» di Bayreuth (ricordiamo che Toscanini fu il primo direttore Italiano che diresse opere di Wagner nel “tempio” che il compositore si era elevato). Nel 1938, dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania, abbandonò anche il «Festival di Salisburgo», inaugurando, per contro, il «Festival di Lucerna» nella neutrale e libera Svizzera.

Negli Stati Uniti fu creata per lui la «NBC Symphony Orchestra», formata dai più virtuosi musicisti americani, compagine che diresse dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore che utilizzò i mezzi di trasmissione video per la «musica classica», tanto da apparire per ben tre volte sulla copertina della rivista «TIME», un avvenimento impensabile per un direttore d’orchestra e mai accaduto ad altro artista italiano.

Considerato uno dei più grandi direttori di ogni epoca per l’omogeneità e per la brillante intensità del suono, per la precisione degli attacchi e delle dinamiche, per la cura dei dettagli, per l’instancabile perfezionismo e fin anche per la memoria visiva musicale prodigiosa, Toscanini ha lasciato, con le sue incisioni americane, il più vasto testamento artistico che si possa immaginare, fonte dalla quale trarre utile studio e crescita, anche per coloro che non approvano il suo approccio e le sue interpretazioni musicali.

Victor de Sabata nacque a Trieste il 10 aprile 1892, quando la città era ancora parte dell’Impero austro-ungarico e ne respirò il clima mitteleuropeo, che lasciò un indelebile segno sulle idee artistiche del futuro direttore. Il padre, Amedeo de Sabata, era di religione cattolica, un cantante professionista ed insegnante di canto corale, mentre la madre, Rosita Tedeschi, una musicista di talento ma non professionista, era di religione ebraica, la medesima condizione familiare che ebbe un altro grande artista italiano del Novecento, il poeta Umberto Saba, che, oltre a quest’aspetto, condivide con De Sabata la città natale.

Dopo aver studiato al Conservatorio di Milano, nel 1917 diresse al Teatro alla Scala di Milano la “prima” della sua opera «Il macigno», su libretto di Colantuoni. Dal 1918 al 1928 fu direttore dell’«Opera di Montecarlo», quindi, della «Cincinnati Symphony Orchestra».

Dal 1929, anno in cui Toscanini lasciò la direzione della stessa, tenne la carica di direttore dell’«Orchestra del Teatro alla Scala» fino al 1957: per lo stesso teatro fu anche nominato direttore artistico.

Come si vede, numerosi sono i punti di contatto tra i due artisti che ebbero rapporti con il mondo musicale Italiano e Statunitense.

De Sabata ebbe un repertorio più contenuto rispetto a Toscanini, prediligendo la direzione di Richard Wagner (in particolare il «Tristano e Isotta» opera di cui ha lasciato una lettura esemplare per la cancellazione di ogni orpello retorico) e di Giuseppe Verdi. Come compositore scrisse alcuni lavori sinfonici e operistici di tendenza tardo-romantica, tra cui il poema sinfonico «Juventus» nel 1919.

Sebbene Puccini in una lettera risalente del 1920 abbia lasciato scritto che «anche se [De Sabata] è un eccellente musicista, l’altra scuola [cioè la “scuola moderna”, cui De Sabata secondo il compositore apparteneva], non può, e non sa come, condurre la mia musica», il direttore, invece, è stato tra gli interpreti più attenti e personali di un’opera quale «Tosca» che abbiamo la fortuna di conservare nella registrazione che egli effettuò nel 1953 per la EMI, con Maria Callas quale protagonista, edizione che Karajan chiese più volte di ascoltare al produttore John Culshaw, durante le registrazioni che egli stava facendo perché aveva la necessità di sentore come De Sabata era riuscito ad accompagnare la voce in alcuni passaggi “critici” del terzo atto.

Anche Toscanini non approvava lo stile di conduzione di De Sabata: considerava la gestualità del collega più giovane troppo vistosa e la sua interpretazione “verbosa”. In effetti, l’asciuttezza di Toscanini è difficilmente riscontrabile in qualunque altro direttore dell’epoca.

Ma, una delle testimonianze più interessanti che comparano i due direttori l’ha lasciata un professore d’orchestra che suonò più volte con entrambi (la riporta Havey Sachs, nel suo libro « Arturo Toscanini from 1915 to 1946: Art in the Shadow of Politics» tradotto per EDT nel 1987, pagg. 138/139): «De Sabata: anche lui è stato un grande direttore d’orchestra, ma era mutevole. Un giorno, quando si sentiva pienamente bene, avrebbe condotto in un certo modo; il giorno dopo, se fosse stato pieno di dolori e avrebbe condotto un modo diverso. Era sempre un po’ malato… devo ammettere che «Tristan und Isolde» mi aveva fatto un’impressione ancora più grande che con Toscanini, quando De Sabata l’aveva condotto. Toscanini era la perfezione… In seguito, quando Toscanini aveva lasciato la direzione, De Sabata era l’unico che poteva occuparne il posto. Nonostante i suoi difetti, anche lui, è stato un grande direttore d’orchestra ed un musicista di primissimo ordine. Una volta, in «Turandot», indicò un errore intonato dal terzo trombone: si scoprì che era un errore di stampa che nemmeno Toscanini aveva colto».

Come si vede, si trattò di due grandissimi direttori, differenti personalità che espressero in modo spesso antitetico le letture di medesime composizioni, ma che hanno lasciato valide scelte d’approccio e di «resa» dei testi musicali: basti confrontare la disincantata virilità toscaniniana con il terribile dolore de sabatiano nel «Requiem» di Verdi.

Bruno Belli

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