PIETRO MASCAGNI, PIANO WORKS FOR 2 AND 4 HANDS (complete).

Marco Sollini; Andrea Barbatano, pianoforte.

1 cd CONCERTO CD2080

Interpretazione: ****

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mascagni

Marco Sollini aveva già registrato, alcuni anni or sono, 10 pezzi per pianoforte scritti da Mascagni per la Bongiovanni , avvezzo alla frequentazione della letteratura pianistica creata da operisti.

In tal senso vanta l’integrale per pianoforte di Leoncavallo (Bongiovanni), pagine di Umberto Giordano e di Giacomo Puccini, di Offenbach (CPO), nonché il ben più corposo e vario corpus di Rossini, che sta portando a termine per la Chandos.

Ora, sollecitato dalla casa discografica Concerto, una piccola etichetta milanese di respiro universale per le scelte mai ovvie e sempre azzeccate, affidate ad interpreti per lo più italiani, incide nuovamente le pagine di Mascagni – in occasione del cento cinquantenario della nascita del compositore, invero offuscato dal contemporaneo bicentenario dei due colossi sacri, Verdi e Wagner – aggiungendo un pugno di inediti (tre) ed, assieme a Salvatore Barbatano, presentando la trascrizione originale della Sinfonia in fa maggiore che il Livornese offrì al pubblico del Conservatorio della città natale nel 1881.

Eccellente l’interpretazione di Sollini, tra i massimi pianisti italiani d’oggi, intessuta tra giochi di luci ed ombre, poetici abbandoni, decisi e marcati tratti di accensione, come il compositore richiede, così come l’affiatamento del duo con Barbatano, sebbene la trascrizione della sinfonia non renda ragione della partitura originale, per altro poco più che un saggio di un lodevole artista che muove i primi passi.

Tra l’altro, merito va proprio agli interpeti il sapere rendere vitali ed interessanti alcuni brani che non brillano per ispirazione do originalità.

Mascagni si muove tra pallidi accenni di “sperimentalismo” ed abbandoni lirici che sono, senza dubbio, la sua cifra stilistica migliore: in tal senso, non è privo di significato l’avere utilizzato l’Intermezzo per pianoforte, scritto nel 1888, per separare le due parti di Cavalleria rusticana.

Sicuramente il brano più significativo della raccolta presentata da Sollini è Tomina, un “capriccio” che Mascagni però, chiama “intermezzo”, in ritmo di “marcia quasi gavotta”, ispirato al nome di una cagnolina del maestro, ed, evidentemente, alle sue doti argute e spiritose, semplicissimo nell’armonia, ma di gusto francesizzante, quasi anticipatore di certo minimalismo.

Una delizia che Sollini esegue in punta di penna e che si ascolta con piacere più volte.

Bruno Belli

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