GIOACHINO ROSSINI: LE SIEGE DE CORINTHE

Lorenzo Regazzo, Majella Cullag, Michael Spyres, Marc Sala.
Camerata Bach Choir, Poznan; Virtuosi Brunensis, Jean-Luc Tingaud.
Registrata dal vivo al Festival Rossini di Wildbad (Germania) dal 18 al 23 luglio 2010.

2 cd NAXOS 8.660329-30

Interpretazione: **

 Acquista su Amazon

Acquista su IBS

l'assedio di corinto

Era particolarmente attesa un’edizione de Le Siège de Corinthe di Rossini nella veste originale, dopo che le due precedenti prove, l’una a Genova, l’altra a Pesaro, non si erano configurate come possibili riferimenti per comprendere e godere della grandezza del lavoro. In effetti, tanto le rappresentazioni tenutesi nel 1992 al Carlo Felice di Genova, in occasione del bicentenario rossiniano, quanto quelle del 2000 al Festival di Pesaro presentavano problemi tali da considerarle occasioni per lo più sprecate. Ed anche questa, registrata al pregevole Festival di Wildbad, delude, rimandando ancora una volta l’occasione per potere ascoltare l’opera secondo l’equilibrio previsto e creato da Rossini. Ricavato dal Maometto II, andato in scena a Napoli nel 1820 con insuccesso dovuto al pubblico spaesato di fronte all’architettura musicale creata dal compositore che portava con essa agli esiti estremi lo “sperimentalismo” che si era potuto permettere nell’ambito di una città adeguatamente avanzata in capo musicale, l’opera, tramite spostamenti interni di pezzi e qualche aggiunta, ha una veste editoriale molto più semplice di quanto non farebbe supporre l’intricata vicenda esecutiva. Rossini stesso curò due edizioni del lavoro: la francese e quella italiana, che, nella traduzione di Callisto Bassi per il personaggio di Néocles / Neocle prevede la tessitura non per tenore – quale invece è prevista per la prima – ma per contralto. Entrambe le parti, ad ogni modo, sono tutte di mano del compositore che previde, in proposito, diverse varianti musicali. Quindi, per l’esecuzione, altro non resta che la scelta del direttore: a Wildbad, si è scelto, con viva coerenza, la stesura originale per Parigi, così come si fece a Genova, sotto la bacchetta di Paolo Olmi ed a Pesaro, per la concertazione di Maurizio Benini. L’opera però naufraga, in parte massima per la scelta disastrosa del direttore Jean-Luc Tingaud che si accosta alla partitura optando alcune scelte – soprattutto relative alla dinamica – a dir poco bizzarre e per alcuni degli interpreti che sono affatto inadeguati ai ruoli. Il direttore, per primo, affonda il lavoro conferendo colpi mortali alla partitura, dirigendo il tutto con scatti di acuta nevrosi accanto a tempi dilatati oltre l’usato, provocando, così, accelerazioni che snaturano molti pezzi e conferendo ad altri una placida scansione priva di nerbo. Così, ad esempio, il duetto del secondo atto tra Pamyre e Mahomet vorrebbe assumere contorni romantici, ma resta di una noia mortale, come, all’opposto, l’inno che segue alla profezia di Hieros, nel terzo atto, è staccato con tono tanto pimpante da sembrare una marcetta da marines in parata di gala. Nel primo caso, poi, il problema si fa ancora più grave per l’inadeguata Majella Cullagh che, oltre ad un timbro impoveritosi in pochi anni, veramente divenuto brutto, con acuti vetrosi e striduli, non ha il corpo vocale per il ruolo. Se, infatti, nelle edizioni storiche anche Beverly Sills non poteva vantare timbro lussureggiante e gravi corposi, per lo meno sopperiva un raffinato senso della musicalità, cosi come a Luciana Serra nell’edizione genovese, la Cullagh ricorre ad aggiustamenti nei bassi, emettendo, però, solo fiato caldo, e naufraga negli acuti. Mai più brutta preghiera non mi era mai capitato di ascoltare: un personaggio, insomma, pienamente fallito, per non averne compreso né lo spessore drammatico né il bagaglio vocale da possedere per interpretarlo. Non si dimentichi, lo affermo di passaggio, che la scrittura del ruolo, non trasportato da Napoli a Parigi, fu pensato per la Colbran che aveva le caratteristiche di un mezzosoprano acuto, tanto per semplificarne le qualità.
Anche Mahomet non è centrato dal pur sempre bravo Lorenzo Regazzo semplicemente perché le caratteristiche vocali del basso non corrispondono a quelle previste da Rossini (ed anche Justino Diaz, nelle edizioni storiche, ed ancor più Marcello Lippi a Genova si mostravano inadeguati) che erano invece ben focalizzate da Michele Pertusi a Pesaro.
Unico motivo per ascoltare questa edizione – ma è un motivo di non secondaria importanza – resta invece il Néoclès creato da Michael Spyres, veramente corretto e ben cantato, culminante in un’eccellente scena del terzo atto cui non aveva reso alcun merito Maurizio Comencini a Genova (pur mostrando fraseggio di sicuro gusto), né pienamente dominato Giuseppe Filianoti a Pesaro. Buono e corretto il coro.
Attendiamo, quindi, un nuovo allestimento, per il quale si scelgano con maggiore oculatezza direttore, soprano e basso.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...