RICHARD WAGNER: PIANO SONATAS – LIEDER

RICHARD WAGNER: PIANO SONATAS LIEDER

Tobias Koch, fortepiano. Magdalena Hinterdobler, soprano; Mauro Peter, tenore; Peter Schone, basso; Manner-Dopplerquartett des Madrigalchors der Hochschule fur Musik un Theathre di Monaco.

1 cd CPO 777800-2

Interpretazione: ****

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wagnersonateelieder

Nella complessa vicenda dell’arte wagneriana, un posto non indifferente – almeno dal punto di vista storico – hanno un gruppo di composizioni scritte dall’autore in età giovanile. Esse, da una parte, attestano l’“apprendistato” del musicista, le ambizioni dello stesso ed, infine, l’influenza che la letteratura tedesca (anche quella musicale) ebbe su di lui, tanto che talune tracce della sua evoluzione si “leggono” già in tali lavori.

Le ambizioni sinfoniche di Wagner – ancora influenzato dall’ingombrante peso assoluto di Beethoven – si risolsero nella giovanile Sinfonia in do maggiore – antecedente alla stesura de Die Feen – che il maestro riprese in tarda età per un’esecuzione da lui diretta a Venezia, assieme ad una seconda non terminata, mentre il rapporto con la musica di circostanza e con il pianoforte rimase intatto – pur con ampi spazi di tempo – fino agli ultimi giorni, se l’Elegia per pianoforte, abbozzata nel 1859 – probabilmente uno schizzo destinato al Tristano, fu ripresa dal compositore nel 1882, divenendo la sua ultima espressione musicale.

Le due sonate, in si bemolle maggiore op.1 e in la maggiore op. 4 (rispettivamente catalogate come WWV 21 e 26) risalgono agli studi di composizione che Wagner seguì sotto la guida di Theodor Weiling a Lipsia, tanto che è possibile chiaramente distinguere l’influenza di celebri predecessori, sebbene siano caratterizzate da alcuni elementi indubbiamente originali, come accenneremo.

Infatti, la Grande sonata in la maggiore, datata 1832, riecheggia Beethoven, tanto che l’adagio riprende tanto i temi principali quanto la tonalità della Sonata op. 106, sebbene, dopo avere steso una fuga come momento conclusivo, palesemente influenzato dal modello, sostituì subito un finale più brillante dal ritmo pulsante quasi di danza. Nell’insieme si tratta di una pagina di sicuro impatto emotivo e di elaborazione formale di alta qualità.

L’altra sonata, che, secondo la testimonianza di Wagner stesso, guarda a Pleyel, ci permette di imbatterci in un lato sempre in ombra relativo al carattere del compositore, ma non mancante, una sorta di “umorismo” e bonomia che appare, ad esempio, in pagine come il coro scritto a Parigi per il vaudeville La descente de la courtille BWV 65 ed in tratti dei Maestri cantori.

Più pretenziose – ed anche interessanti – invece le 7 pagine composte su altrettanti testi dal Faust di Goethe, per il quale il compositore aveva progettato anche una sinfonia in più parti e che si caratterizzò nella semplice ampia Ouverture che oggi consociamo.

Queste Sette parti per coro, soprano, tenore e basso (Margherita, Faust e Mefistofele) scritte a Lipsia nel 1831 attestano, invece, non solo il fascino che il testo capitale della cultura tedesca romantica esercitò sui maggiori compositori dell’Ottocento (da Liszt a Mendelssohn, da Schumann a Spohr, da Gounod a Boito), ma le intenzioni di Wagner, già negli anni della formazione, di esprimere un diretto rapporto tra il testo e la musica che si concretizzerà, tramite vari ripensamenti e ricerche nella sua opera d’arte totale, nel Wort und Drama.

Il presente cd, quindi, resta ampiamente interessante non solo per presentare, per la prima volta, tutte le sette parti composte da Wagner su testo di Goethe, ma per seguire una parte del suo percorso formativo, tra l’altro presentando pagine sapientemente costruite, ma sempre piacevoli e coinvolgenti. La scelta di un pianoforte d’epoca, poi, permette un ascolto completamente diverso rispetto alle poche edizioni già esistenti su supporto fonografico delle sonate, riconducendole alla sonorità che il compositore percepiva durante la composizione stessa.

Ottimo Tobias Koch, sensibilissimo nell’interpretazione attorniato da interpreti ben preparati, volonterosi e calorosamente coinvolti in questa operazione di elevato contenuto culturale.

Bruno Belli

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