NICOLA VACCAJ, 16 ARIE DA CAMERA

NICOLA VACCAJ, 16 ARIE DA CAMERA

Monica Carletti, mezzosoprano.

Marco Sollini, pianoforte.

Interpretazione: ****

 Acquista su Amazon

Acquista su IBS

 nicola vaccay

Ancora oggi il suo Metodo pratico di canto italiano per camera in quindici lezioni e un’appendice, pubblicato a Londra, durante il soggiorno tra il 1830 ed il 1833, si presenta come uno dei trattati didattici più importanti per coloro che apprendono e che si esercitano nell’arte lirica ed è grazie a questo testo che il nome di Nicola Vaccaj è noto ai più: invero, fatto piuttosto ingrato per un compositore che ha giocato un interessante ruolo nel teatro operistico contemporaneo di Rossini.

Certamente, l’attenzione per la voce, le cui possibilità ed i metodi espressivi fecero parte della sua professione, fa di Vaccaj uno dei più esperti musicisti melodisti e per questo godette meritata fama che non permise a quella di uomo di teatro di salire alla stessa notorietà.

Gli stessi contemporanei ne ebbero coscienza tanto è vero che, nella prefazione alla biografia paterna scritta dal figlio Giulio, l’allievo Girolamo Alessandro Biaggi, compositore e noto critico musicale allievo di Vaccaj, scrisse quanto vale la pena riportare.

“Il Vaccaj non ebbe dalla natura il dono di una bella voce, ma il suo modo di cantare era una perfezione, era un metodo, era un incanto. Pronta e spontanea la emissione dei suoni; la voce ferma e squisitamente modulata, la respirazione tranquilla e inavvertibile, le legature vere legature e non portamenti, i portamenti veri portamenti e non strascichi, la smorzatura condotta ad ultimo grado di finitezza, il fraseggiare scolpito, scolpita la pronunzia; né esagerazioni né affettazioni mai, né grazia senza vigoria, né vigoria senza grazia, né orgasmo né enfasi. E con questo, uno stile severo, castigato, classico, e accenti pieni di vita, di colore e di espressione.

Il canto del Vaccai era il canto come lo definirono gli antichi filosofi greci: una delizia dell’anima. Cantante di tanta e così rara perizia, il Vaccaj fu un insegnante di quel principalissimo ramo dell’arte musicale come non ve ne furono mai che ben pochi, e, ai suoi giorni, come diceva Rossini, unico”.

Tale è la poetica applicata al canto da parte di Vaccaj, per la quale, ampliando il discorso, potremmo definire essere quella della scuola di canto Italiana, contrapposta, ad esempio, alla Tedesca, differente nei principi estetici. Di tale scuola Italiana Vaccaj fu artista fra i più genuini ed, al tempo stesso, tra i più enigmatici tra coloro che vissero ed operarono negli anni che attestano il passaggio tra il Neoclassicismo ed il Romanticismo.

Ad ogni modo, non si deve dimenticare che al teatro Vaccaj donò alcune opere di certo rilievo e, tra di esse, il Romeo e Giulietta del 1825, la quale resta storicamente fondamentale, perché, sullo stesso libretto, da Romani nuovamente adattato, scrisse Bellini i suoi I Capuleti e i Montecchi. Ben presto, il finale dell’opera di Bellini, diversamente strutturato rispetto a quello di Vaccaj, fu soppiantato da quello di quest’ultimo, più adatto a celebrare le doti virtuose della protagonista, soprattutto per la scelta operatane dalla Malibran.

Vaccaj preferì comunque occuparsi maggiormente di didattica: a Milano, presso il Conservatorio fu censore tra il 1836 ed il 1843 ed in questo ruolo autorizzò, l’esecuzione del Messiah di Haendel durante la Settimana Santa , fatto per il quale fu costretto a dimettersi.

Così, tornato nelle Marche per badare ai possedimenti della famiglia (era nato a Tolentino il 15 marzo 1790 da genitori agiati), vi insegnò privatamente fino alla morte, avvenuta a Pesaro, il 6 agosto 1848.

In questi 15 anni trascorsi a Pesaro note furono le sue accademie musicali –a antesignane della soiree rossiniane – dove amici ed allievi si riunivano per suonare e cantare assieme, anche le “novità” che Vaccaj proponeva.

Tra le 16 arie scelte dal mezzosoprano Monica Carletti e Marco Sollini, ve ne sono alcune appartenenti a questo periodo ed altre scritte tra il 1816 ed il 1843, caratterizzate, però, da quei principi di canto così ben indicati dal Biaggi. Si tratta di numerosi piccoli gioielli espressivi che gli interpreti scritturati dalla Concerto adeguatamente affrontano con viva musicalità, competenza, gusto ed eleganza.

Così, se il timbro di Maria Carletti non è tra i più seducenti che si possano ascoltare, si apprezzano, invece, ed è fatto ancor più importante proprio nel canto, la duttilità del fraseggio, il controllo del fiato che permette bellissimo legato, ottima dizione, varietà d’accento.

Marco Sollini afferma ancora una volta la sensibilità e l’eleganza che contraddistinguono le sue interpretazioni pianistiche della letteratura italiana del primo Ottocento.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...