LUIGI CHERUBINI, CANTATAS

Koelner Akademie (strumenti originali), Michael Alexander Willens.

Interpretazione:****

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cantatas

 

Oltremodo apprezzabile la pubblicazione del presente cd che permette di ascoltare qualche esempio appartenente alle cantate cherubiniane. Del resto, Luigi Cherubini è tuttora un compositore molto più conosciuto sotto il profilo storico che non per il diretto confronto con la sua musica, nonostante gli apprezzabili approfondimenti condotti soprattutto da Riccardo Muti tra l’ultimo tratta del Novecento ed il primo lustro del secolo attuale.

Tranne che per Medea, tra l’altro grazie alle rappresentazioni possibili solo quando vi sia la presenza di un’interprete adatta, assai di rado capita di ascoltare qualche opera di Cherubini nei teatri; la discografia, poi, resta sparuta limitandosi, oltre al lavoro citato, ai soli live, molti di vecchia data, con numerosi tagli, e di ascolto non sempre ottimo, di Lodoiska, Alì Babà, Les deux journées, Pigmalione, L’osteria portoghese, Elisa, Les Abencerrages ed il pressoché introvabile Il giocatore, unico esempio disponibile appartenente ai primi anni della carriera di un compositore tra i più densi artisticamente che la Storia della musica annoveri.

Sempre grazie a Muti si sono diffuse abbastanza alcune delle Messe, tra le quali talune affrontate anche da altre pregevoli bacchette come, Markevitch, Rilling, Spering e Gavazzeni (quanto ancora dovremmo perché sia disponibile sul mercato l’ottima registrazione Rai della Messa di Chimay, guidata dal grande Maestro bergamasco?).

I quartetti godono di sporadiche letture ed anche di un trio di ottime registrazioni licenziate da Deutsche Grammophon, Decca e CPO, Salvatore Accardo ci ha lasciato una mirabile incisione del Quintetto, ma, all’appello, manca quasi tutta la musica vocale.

In altre parole, manca la produzione che fece di Cherubini il maestro ammirato ed autorevole per i contemporanei.

Così, la CPO, anche se con poco, ci permette di avvicinarsi a talune “pagine di circostanza” le quali, trattandosi di Cherubini, nulla hanno che possa essere attribuito alla fretta, al disinteresse, al “disimpegno”. Cherubini resta, infatti, uno dei compositori più attenti e consapevoli di quanto significhi l’impegno nell’opera d’arte.

Tra le pagine d’occasione, si annoverano 13 cantate, 19 cori per solennità civili o per spettacoli, quasi tutte composte in epoca rivoluzionaria, 64 canoni a 2-3-4 voci ed una sessantina tra romanze, ariette e madrigali ad una voce, quest’ultimo gruppo destinato all’esecuzione tra amici o per l’album di qualche ammiratore.

Il valore varia secondo i pezzi, ma si mantiene sempre superiore alla media delle pagine consimili create dai contemporanei: esplorare, però, questo materiale riserva il fascino della scoperta di autentiche piccole gemme.

Amphion è la pagina più antica tra quelle qui registrate: si tratta di una cantata massonica per la Loge Olympique di Parigi scritta nel 1786, cui seguì, tre anni dopo, per la medesima destinazione, Circé.

Clytemnestre, alla pari dei tre cori funebri per il generale Mirabeau, invece, fu creata durante la Rivoluzione, nel 1793, come già suggerisce l’argomento: la donna è vista quale colei che ha saputo “giustiziare” il tiranno, ella rappresenta il sacrificio per la Libertà.

La diversità di destinazione di queste pagine non incide minimamente sul rigoroso e severo stile di Cherubini, la cui orchestra è viva, ricca di colori, di impasti sonori, frutto di idee non sempre originalissime, ma incisive, pertinenti al testo.

Di certo, egregio lavoro ha effettuato Michael Alexander Willens alla guida della Koelner Akademie, grazie anche all’apporto di cantanti di sicura professionalità: abbiamo così la possibilità di ascoltare con interesse e con piacere queste musiche che meriterebbero una maggiore diffusione nel repertorio di artisti che, spesso per motivi “commerciali”, le case discografiche indirizzano a scelte ripetitive e consuete, artisti che, invece, potrebbero suggerire autentiche interpretazioni illuminanti di un compositore con il quali fecero i conti la maggior parte dei musicisti vissuti tra gli ultimi trent’anni del Settecento ed i primi tre quarti dell’Ottocento.

                                                                                     Bruno Belli.

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