LA “LEGGEREZZA” DELLA PROFESSIONALITA.

Incontro di massimo interesse e di pieno successo con Antonella Romanazzi, ospite de “I Venerdì di Bruno Belli” a Varese.

romanazzi_belli

VARESE – E’ stato un appuntamento ricco di spunti di riflessione l’incontro con il soprano lirico leggero Antonella Romamazzi, ospite lo scorso 14 marzo a “I Venerdì di Bruno Belli”, la serie di appuntamenti del venerdì a Varese che guido da ormai più di 11 anni.

Proporre delle conversazioni nelle quali sia prevista l’interazione con il pubblico potrà forse apparire non semplice, né originale, ma, invece, come si è ampiamente dimostrato con Antonella Romanazzi, il profilo di un’artista che parla di se stessa e degli aspetti tecnici ed interpretativi della propria arte suscita non solo attenzione tra il pubblico, ma lo sollecita a rivolgere interrogativi di vario tipo che spaziano dalla curiosità ad una riflessione, ad esempio, sulle moderne regie.

Di Antonella Romanazzi abbiamo apprezzato la non comune cultura fiorita grazie al suo percorso all’Accademia d’arte ed alla laurea nella scultura, cosicché il giovane soprano – classe 1983 – prospetta la propria arte non mai in chiave riduttiva, ma prestando occhio ed orecchio all’insieme degli aspetti che permettono le migliori riuscite a coloro che intraprendano la carriera sul palcoscenico.

“Studio attentamente non solo la vocalità del personaggio, ma le sue caratteristiche psicologiche, soprattutto in relazione all’epoca nella quale esso fu creato” è una frase di Antonella Romamazzi, detta al pubblico, la quale, per l’appunto, rivela il non comune approccio al mondo della lirica. Taluni artisti, infatti, privilegiano ora un aspetto, ora un altro, ma assai raramente li comprendono come un unicum, fatto che, per la verità, è l’ottimo per venire a capo di un’eccellente interpretazione.

Interpretazione che, nel caso della nostra ospite, è sempre elegante e raffinata: abbiamo avuto la fortuna di ascoltare la cavatina di Norina dal Don Pasquale. L’interprete non solo ci ha permesso di ascoltare il tutto tramite una dizione perfetta (non affatto comune il giorno d’oggi), ma rispettando ogni segno di agogica prevista, regalando un paio di messe di voce che fiorivano in pianissimi assai prossimi al filato che attestano l’interprete di rango, non la raffazzonatrice che venda merce scadente.

Ecco, infatti, Antonella Romanazzi presenta le proprie doti con misura e con discrezione per farle brillare di più all’atto pratico, quando, in altre parole entra nella musica e lavora non sul testo, ma dentro di esso.

La “leggerezza” del suo “Sul fil d’un soffio etesio” sposa la diafana orchestrazione di Verdi, nella registrazione riassunta dal pianoforte sempre preciso ed improntato a gusto e garbo di Marco Cadario, all’erudito verso del Boito regalando una parentesi di favola, interpretando la Regina delle fate.

Ma Antonella Romanazzi è anche in grado si spiegare al pubblico perché il ruolo di Gilda sia da Verdi ancora espresso in chiave pienamente belcantista, rispetto, ad esempio, alla Leonora de Il Trovatore, portando quale esempio le caratteristiche del personaggio, la cui vocalità esprime null’altro che l’essenza di Gilda, una giovane palesemente avulsa dal mondo che la circonda.

Non è semplice, né comune, il fatto che i cantanti lirici, oltre, ovviamente, ad interpretare pagine e personaggi si confrontino anche tramite la conversazione con il pubblico, ma devo ringraziare Antonella Romanazzi per avere sollecitato il dibattito con le persone presenti, attenti fino all’ultima nota del nostro discorso, tra le definizioni delle diverse vocalità del soprano, dall’estetica barocca a quella verista, fin anche rifacendoci ad Aristotele, onnipresente nella cultura europea che ha prodotto quella inconfondibile ed inimitabile creazione artistica che identifichiamo con il melodramma.

Ora, Antonella Romanazzi, dopo vari concerti tra l’Italia, la Svizzera, l’Europa del Nord e gli Stati Uniti, si indirizza verso Pesaro, per l’Accademia rossiniana, ed approda a San Francisco – semplicemente “perché la mi permettono di esprimere la mia arte”.

Dopo la splendida esperienza de L’occasione fa il ladro nel ruolo della protagonista, a Lugano, quindi, la giovane si rivolge al palcoscenico, cercando di dedicarsi soprattutto a Rossini.

Da parte del pubblico presente, ed anche, soprattutto, dalla mia, mi auguro che Antonella Romanazzi seguiti con determinazione il suo percorso, raggiungendo gli obiettivi che, di volta in volta, si assegna, perché la sua non comune cultura (come dicevo), sposata ad effettive doti naturali, sono in grado di permetterle di regalare al pubblico appassionato ritratti completi dei personaggi che si troverà ad affrontare, purché non smetta mai di perdurare nello studio continuo cui da sempre si dedica con passione e con serietà.

                                                                                                          Bruno Belli.

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...