UN MAESTRO ITALIANO PER LA “SCUOLA TEDESCA”: AGOSTINO STEFFANI.

AGOSTINO STEFFANI, THE STEFFANI PROJECT

MISSION (arie da opere), STABAT MATER (musica sacra), DANCES AND OVERTURES. Cecilia Bartoli, Philippe Jaroussky, Franco Fagioli. I Barocchisti, Diego Fasolis.

3 cd DECCA

Interpretazione: ****

 Acquista su Amazon Acquista su IBS

steffani1Si tratta di un’intelligente scelta della DECCA il dedicare un cofanetto di 3 cd che riunisce le altrettante pubblicazioni dedicate ad Agostino Steffani incise con la collaborazione ed il contributo dalla Rete 2 della Radio della Svizzera Italiana, che propone il gruppo I Barocchisti di Diego Fasolis.

Insomma, è un cofanetto di pregio dal punto di vista sia artistico, sia storico: in esso, così, troviamo, Mission, una scelta di arie dalle opere, interpretate da Cecilia Bartoli, Dances and Overtures, pagine strumentali per il teatro e Stabat Mater, dedicato alla musica sacra. Sono le tre espressioni principali cui si dedicò Agostino Steffani, al quale le case discografiche hanno dedicato poca attenzione, per la verità, commettendo un grave torto ad un compositore di vaglia del barocco italiano, mentre, talvolta, si sono dedicate a figure storicamente meno rilevanti.

Steffani, nato a Castelfranco il 25 luglio 1654, trascorse quasi tutta la vita in Germania, essendosi ivi trasferito all’età di tredici anni, divenendo allievo del grande organista Johann Caspar Krell. Scese in Italia nel 1672 per perfezionare lo studio della composizione con Ettore Bernabei, Maestro di Cappella a San Pietro, dedicandosi, così, alla musica sacra.

Tornato a Monaco, fu nominato Organista di Corte nel 1675 e direttore della Musica da camera nel 1681. Proprio a Monaco, egli inizio anche l’attività operistica che lo assorbì quasi completamente dal 1688, quando fu nominato Kappelmeister presso il Duca di Hannover: fu con il suo arrivo a corte, tra l’altro, che si iniziò la costruzione di un nuovo teatro e si formò la prima compagnia teatrale stabile.

Ordinato sacerdote già nel 1680, divenne Vescovo di Spiga nel 1707 e Vicario Apostolico nella Germania settentrionale dal 1709, dovendo così pubblicare i suoi lavori “profani” sotto il nome di Gregorio Piva.

Le sue composizioni, importanti esempi degli stili italiano e francese dell’ultimo Seicento, furono particolarmente indicative ed influenti per la nascita dell’opera tedesca. Le opere teatrali, in particolare, risentono della lezione veneziana (in primis le arie con il da capo) e del teatro francese, nella scelta delle introduzioni di balletti e di arie di danza.

Compositori quali Kesier, Wilderer Schurmann e Telemann devono all’influsso di Steffani parte del loro stile.

Un compositore di tale portata storica merita l’interpretazione eccellente che Diego Fasolis sollecita alla sua compagine I Barocchisti, tanto nell’accompagnare le voci nelle arie d’opera e nella musica sacra, ma assai di più nel presentare le ouvertures e le danze, ricche d’inventiva e d’impasti sonori che pongono in evidenza l’impiego dei legni. Cecilia Bartoli, come di consueto, carica troppo le sue interpretazioni, scambiando l’esagitazione per partecipazione emotiva, scadendo assai spesso della caricatura, ma è una sua caratteristica che, personalmente, non apprezzo, ma che i suoi sostenitori adorano.

Ad ogni modo, si tratta di un cofanetto che vale la pena acquistare ed ascoltare per la bellezza della musica e per l’insuperabile interpretazione del complesso strumentale, guidato come sempre in modo magistrale dal sensibilissimo Diego Fasolis.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

 

Annunci

ANDREA LUCHESI, GENIO TRA “SINTESI” E “SPERIMENTAZIONE”

Prosegue il piccolo progetto dedicato a Luchesi da parte della CONCERTO CLASSICS.

ANDREA LUCHESI , SINFONIE INEDITE
1 cd CONCERTO CLASSICS 2086

Interpretazione: ****

 Acquista su Amazon Acquista su IBS

luchesi sinfonie

E’ finalmente in uscita il nuovo cd della Concerto classics dedicato a Luchesi. Si tratta del terzo disco, dopo le sonate per pianoforte interpretate da Roberto Plano, i due concerti per pianoforte, sempre con Roberto Plano, assieme all’Orchestra Ferruccio Busoni, guidata magistralmente da Massimo Belli, compagine che si propone ora, per 5 sinfonie inedite che si vanno ad aggiungere al paio inciso nel precedente cd.

Come afferma Massimo Belli – a scanso di equivoco, giacché io sono l’autore delle note che accompagnano la presente pubblicazione, desidero far sapere che, nonostante il cognome, con il maestro non abbiamo legami di parentela – a proposito di queste sinfonie si tratta di “piccoli gioielli, con la struttura consueta semplice e di tempi brevi, ma affatto varie nel contenuto. Luchesi dimostra, infatti, grande fantasia e varietà d’idee. Gli andanti, poi, nella loro semplicità, sono particolarmente toccanti.

E’ una vera fortuna che la Concerto Classics abbia intrapreso questo piccolo “progetto” dedicato a Luchesi, affidandolo ad un’orchestra come la Busoni, perché, nonostante qualche precedente pubblicazione con strumenti originali affidata ad altri gruppi, Massimo Belli riesce a rendere in modo pianamente soddisfacente il “colore” della musica luchesiana, certamente di qualità ben più elevata rispetto a quella di un “semplice artigiano”, come purtroppo è stato sovente definito.

La brillantezza dello strumentale, il rigoglio d’idee sempre nuove fanno di queste pagine autentici termini di paragone con il Classicismo viennese che andava sviluppandosi proprio negli anni in cui il compositore si trovava a Bonn ed era in contatto con Mozart, Haydn e i rappresentanti della scuola di Mannheim.

Pertanto, la lettura che l’Orchestra Busoni fornisce delle sinfonie luchesiane pone in luce proprio la loro posizione che sta tra la “scuola italiana” (rappresentata dalla musica strumentale veneziana rappresentata) e l’imminente creazione classica.

E’ indubbio che il gruppo di sinfonie luchesiane certe, delle quali fanno parte le cinque qui incise e le 2 pubblicate nel precedente cd, siano ascrivibili al “Periodo veneziano” (entro il 1771) o, al più, ai primi approcci con la società musicale di Bonn. In ogni caso, in queste pagine risalta la perizia compositiva che manifesta notevole attenzione verso un discorso armonico ed architettonico che tende ad allontanarsi dall’esperienza compiuta a Venezia grazie ai rapporti tenuti con Galuppi, Bertoni, Cocchi, Saratelli e Gallo.

Ad esempio, la parte prevista per la viola, rispetto alla produzione coeva, manifesta i primi sviluppi di un discorso che tende ad ampliare il proprio ruolo nell’organico, non restando sempre assimilata ai bassi, ma essendo talora gratificata con passaggi di rilievo. Non si dimentichi che Luchesi, il quale dimostra di avere avuto una peculiare sensibilità verso il mondo che lo circondava, proprio a Bonn, quale Kappelmeister – ebbe modo di frequentare l’archivio musicale entrando in contatto con i lavori di Evaristo Felice e Joseph Marie Clément dell’Abaco, musicisti italiani, rispettivamente padre e figlio, i quali avevano “esportato” la loro esperienza strumentale (principalmente della Scuola romana di Corelli) nel crocevia che poneva in diretto contatto Mannheim e Vienna, i poli delle scuole tedesche per antonomasia, i cui esponenti, però, erano in stretto rapporto con i colleghi provenienti dall’Italia.

Alcune copie delle sue sinfonie si trovano in diverse biblioteche europee che raccolgono la produzione che “circolava” tra la Germania e l’Impero Asburgico nel secondo Settecento. Sfogliando le partiture delle stesse, ci si accorge che alcune sono originali, mentre altre non sono che l’adattamentodi alcune delle ouverturesdi Luchesi.

Il documento più interessante – una sinfonia non presente nel nostro cd – si trova a Stoccolma, manoscritto. La partitura, con la quale vi sono anche le parti staccate, è titolata Sinfonia in re maggiore del signore Andrea Lucchesi (sic): prevede, accanto ai consueti archi, 2 oboi, 2 corni, 2 flauti, timpani e 2 trombe.

Ho potuto leggerla e, confrontata con l’ouverture de L’isola della fortuna (1765), è manifesto che si tratta della medesima composizione cui furono aggiunti i timpani e le trombedal Kappelmeister Per Brandt che, in tal modo, adattò la pagina per il più ampio organico a disposizione nella Cappella reale svedese.

Caso analogo si registra per la Sinfonia in re maggiore, qui incisa, conservata in copia manoscritta a Bergamo, facendo parte dell’immenso e pregiatissimo “Fondo Mayr”.

Il compositore bavarese, naturalizzato italiano, noto ai più per essere stato il maestro di Donizetti, è altra figura artistica che oggi beneficia di un’opportuna rivalutazione: ci serve ricordare che il suo metodo di studio comprendeva l’analisi delle partiture dei grandi maestri italo – tedeschi (in altre parole gli “Italiani all’estero” ed i loro colleghi autoctoni, in primis Haydn, Mozart e Beethoven) e l’esecuzione delle stesse. Evidentemente, le parti che Mayr trasse dalla fonte tedesca dovettero servire per qualche “accademia” bergamasca, durante la quale la pagina fu presentata come sinfonia a sé stante.

Alla Biblioteca Estense di Modena, però, esistono le parti strumentali della cantata Il Natal di Giove (quelle vocali sono perdute), su testo di Metastasio, lavoro che Luchesi presentò nel 1772 a Bonn, per una circostanza non meglio identificata che, considerando la scelta del soggetto, dovrebbe riferirsi o ad una nascita illustre, o al festeggiamento di un genetliaco (stesse circostanze, mutata mutandis, si presentano per Il nascimento dell’Aurora di Albinoni).

Il confronto tra le stesse pone in evidenza la netta derivazione della Sinfonia in re maggiore dall’ouverture della cantata.

Giova a questo punto ricordare che era costume, all’epoca che le migliori sinfonie d’opera potessero essere divulgate, talvolta anche senza autorizzazione del compositore, anche come pagine indipendenti: indicativo il caso della Sinfonia in si bemolle maggiore di Cimarosa, la quale è l’ouverture de L’Italiana in Londra.

La musica teatrale italiana, per altro, era altamente considerata e frequentata in Germania: i compositori ne traevano, sovente, elaborazioni per tastiera, variazioni e quant’altro, fino a giungere agli “omaggi” con vere e proprie citazioni, come, ad esempio, fa Mozart, nella Sinfonia in sol minore K.550, la quale ha numerose analogie d’incisi e di atteggiamenti con l’ouverture de Il Cavaliere errante di Traetta, la cui partitura manoscritta è reperibile presso il Conservatorio G. Verdi di Milano, opera rappresentata a Venezia nel 1778, al San Moisè, il teatro dove, guarda caso, proprio aveva mosso le prime esperienze sul campo.

Questo discorso serve a dimostrare, non mi stancherò di ripeterlo, i rapporti di conoscenza diretta che si intrecciavano tra i compositori durante un’epoca che attribuiva alla musica uno “status sociale”: ad essa la società più evoluta dedicava, infatti, parte della propria giornata.

Del gruppo di Sinfonie qui incise, avendo già detto di quella “bergamasca”, tre provengono dagli archivi praghesi: in Sol maggiore (2 oboi, 2 corni, archi), in Do maggiore (2 flauti, 2 corni, archi), in Mi maggiore (2 oboi, 2 corni, archi) ed una, in Si bemolle maggiore (2 flauti, 2 oboi, 2 corni, archi) da Dresda.

Si tratta del consueto organico in voga al tempo (i 2 flauti della Sinfonia in si bem. maggiore suonano nel II movimento) dal quale, però, Luchesi trae eccellenti impasti timbrici, pur impostando il discorso musicale ad una generale gaiezza e luminosità che si permea di dolcissima cantabilità e di squisita poesia nei tempi di mezzo.

Sono pagine, ripeto, che attestano le qualità di un compositore molto più che “artigianale” come spesso è stato definito: un artista che conserva, nel rapporto tra le diverse “scuole” tratti di originalità che comprendono e temperano le differenze tra le stesse indicando la via per il Classicismo che Vienna cullò e perfezionò.

Ora, mi auguro che la Concerto Classics ci permetta di approfondire il repertorio luchesiano fornendo agli appassionati alcune composizioni vocali tra le più rappresentative dell’arte del Maestro di Motta di Livenza.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

3° CONCORSO INTERNAZIONALE PER CANTANTI LIRICI – XX PREMIO CLETO TOMBA

premiocletotomba_2014

Castel San Pietro Terme (BO), 14 – 17 maggio 2014.

Direttore Artistico M° PAOLO CONI
Maestro Accompagnatore LUCA COLOMBAROLLI
Organizzazione e Consulenza Artistica ANTONIO OLIVIERI

SCADENZA ISCRIZIONI: 10 MAGGIO 2014
MONTEPREMI: 3700 Euro

Nel 1995 il Lions Club Castel San Pietro Terme decise di istituire un premio da conferire annualmente ad ungiovane artista nato o comunque residente nel territorio. Fin dalla prima edizione il premio fu intitolato alla memoria dello scultore Cleto Tomba, insigne artista castellano che con le sue opere, piccole per dimensioni ma grandi per espressività e raffinatezza, ha più di ogni altro rappresentato figure, personaggi e momenti di vita del ‘900. La formula inizialmente adottata per il conferimento del premio prevedeva che il vincitore fosse strettamente legato, per nascita o residenza, al comune di Castel San Pietro Terme o ad un comune limitrofo. Nel2000 si decise una svolta radicale di tale impostazione, con abolizione di ogni limite territoriale nella designazione del vincitore: il “Cleto Tomba” divenne così un premio internazionale. Fu così che le edizioni del nuovo millennio videro vincitori – tutti giovani, in ossequio al limite di età previsto dal regolamento – di grande talento e in alcuni casi di assoluto prestigio internazionale. La formula del premio è stata ulteriormente rinnovata nel 2012, grazie all’inizio della collaborazione con il M° Paolo Coni, con l’assegnazione a un giovane cantante lirico non designato direttamente, ma prescelto, a seguito di una iniziale selezione eliminatoria, da una giuria che svolge tale compito in modo del tutto gratuito, composta da eminenti personalità del mondo musicale e da un componente interno del Lions Club Castel San Pietro Terme. La medesima formula è prevista per questa 20° edizione, la cui serata conclusiva si terrà al Teatro Cassero di Castel San Pietro Terme sabato 17 maggio 2014

Il concorso “Cleto Tomba” 2014 si articola in due sezioni: Under 30 e Over 30.

Alla sezione Under 30 sono ammessi cantanti che alla data del 17 maggio 2014
non abbiano ancora compiuto 30 anni ; alla sezione Over 30 sono ammessi cantanti che
alla data del 17 maggio 2014 non abbiano compiuto 41 anni.

PER INFORMAZIONI:
Lions Club Castel San Pietro Terme
olivieri@imolanet.com

http://www.classicaonline.com/appuntamenti/vari/premiocletotomba_2014.pdf

MUSICA RIVA FESTIVAL

festival

Riva del Garda (TN), 19 Luglio – 2 Agosto 2014
SCADENZA ISCRIZIONI: 21 Luglio 2014  (per i corsi di pianoforte 15 Luglio 2014)

DOCENTI
CANTO: MIETTA SIGHELE
PIANOFORTE: ALDO CICCOLINI
VIOLONCELLO: NATALIA GUTMAN
FLAUTO: PAOLO TABALLIONE
OBOE: FABIEN THOUAND
CLARINETTO: CALOGERO PALERMO
FAGOTTO: VALENTINO ZUCCHIATTI
CORSO PER PIANISTI ACCOMPAGNATORI: MARCO BOEMI
DIREZIONE D’ORCHESTRA: ISAAC KARABTCHEVSKY

PER INFORMAZIONI: Musica Riva Festival, Tel. +39 0464.554073;
Fax +39 0464 520683; info@musicarivafestival.com ;
http://www.musicarivafestival.com

CONCORSO LIRICO RICCARDO ZANDONAI 2014

 

concorso_zandonai

 

Riva del Garda (TN), 27 al 31 maggio 2014.

SCADENZA ISCRIZIONI: 23/05/2014.

Sono ammessi al Concorso i giovani cantanti lirici di ogni nazione nati dopo il 1° gennaio 1978.  La quota di iscrizione è pari ad € 100,00 (cento/00), al netto delle commissioni bancarie e non è rimborsabile. La procedura di iscrizione prevede la compilazione online della domanda di ammissione che il candidato troverà sul sito internet http://www.musicarivafestival.com nella sezione Concorso Lirico Riccardo Zandonai Iscrizione.

Il Concorso si svolgerà dal 27 al 31 maggio 2014 presso il Conservatorio di musica “F.A.Bonporti” a Riva del Garda, Largo Marconi, 5.

Montepremi: 24000 euro.

PER INFORMAZIONI: Musica Riva Festival, Tel. +39 0464.554073; Fax +39 0464 520683; info@musicarivafestival.com ; http://www.musicarivafestival.com

 

DONIZETTI AVVIA LA STRADA AL BARITONO “VERDIANO”: BELISARIO

BELISARIO

Nicola Alaimo, Joyce El-Khoury, Calilla Roberts, Alastair Miles, Russel Thomas. BBC Singers, BBC Simphony Orchestra, Sir Mark Elder.

2 cd OPERA RARA ORC 49

Interpretazione: ****

 Acquista su Amazon Acquista su IBS

donizetti belisarioUn successo lungo l’Ottocento fu Belisario di Donizetti che, assieme alla quasi integrale produzione del compositore, scomparve dalle scene con l’avvento della drammaturgia verista. Il successo fu ottenuto, soprattutto, grazie alla qualità della musica che si sposa alle richieste “tecniche” rivolte al protagonista. Il compositore tracciava, così, la strada che pone la voce di baritono nell’evidenza tale che sarà raccolta da Verdi, ma che lo stesso Donizetti sancì, l’anno precedente alla rappresentazione di Belisario (1836), con Marino Falliero.

Insomma, il compositore, sebbene inconsapevole della scelta che andava affrontando, delineò il carattere classico per la voce medio grave, sovente utilizzata per presentare personaggi lacerati tra dramma intimo e pubblico.

In particolare, quindi, Donizetti lavorò sulla parte del protagonista: sebbene, infatti, la stesura del lavoro, il cui debutto era previsto per il Carnevale del 1836 aLa Fenice di Venezia fosse iniziata nell’autunno dell’anno precedente a Napoli, il compositore, accingendosi alle prove, che iniziarono il 6 gennaio, ad un mese dalla prima, adattò le parti alle peculiarità dei cantanti, con i quali non aveva mai lavorato: Caroline Ungher (Antonina), Celestino Salvatori (Belisario) ed Antonietta Vial (Irene).

Pur lavorando su di un libretto ancora immaturo steso nel 1832 da Salvatore Cammarano, il quale non seppe superare la frammentarietà drammatica in favore di una maggiore unità poetica, Donizetti creò un’opera piuttosto coesa sotto il profilo musicale, forse grazie anche allo stimolo – già avviato, ricordiamo, con quel Marino Falliero che Mazzini, nella Filosofia della musica, guardò a paradigma per l’opera nazionale “del futuro” – sollecitato dalla rinuncia al tradizionale motivo amoroso e romantico incentrato sul ruolo femminile, in favore del rapporto tra padre e figlia, sublimato nel duetto Ah se potessi piangere, che lascerà una sicura impronta nel giovane Verdi.

Dell’opera non esistevano, fino ad ora, incisioni in studio, ma solo tre importanti attestazioni dell’arte di Giuseppe Taddei e di Renato Bruson, ai quali si affiancano Leyla Gencer (Venezia e Bergamo) e Mara Zampieri (Bueons Aires). Personalmente, nonostante l’apporto di Gavazzeni e la comunicativa di Taddei, ritengo che la migliore edizione sia quella registrata in Argentina, al Teatro Colon, sia per la qualità sonora sia per l’essere migliore la Zampieri ad una ormai improponibile Gencer, la cui instabilità dell’emissione è troppo pronunciata, tra l’altro accompagnata da sgradevoli cambi di registro accompagnati dai suoi “famosi” colpi di glottide.

Ora, finalmente, l’Opera Rara, che fa dell’eleganza, della pulizia formale e della pertinenza dello stile la cifra inconfondibile, ci propone questa registrazione in studio, che permette anche di godere della bella orchestrazione create da Donizetti.

Ed, infatti, ne trae splendidi esiti la BBC Symphony Orchestra guidata con mano ferma ed elegante da Sir Mark Elder, direttore artistico della stessa pregiata etichetta britannica.

Nicola Alaimo (Belisario) traccia con viva sensibilità il ruolo del protagonista e ci fa ascoltare un fraseggio duttile e vario: se non riesce ad essere alla pari di Bruson, non gli è di molto al di sotto.

Joyce El-Khoury disegna Antonina entro la convenzionalità del ruolo, ma assolve la parte con linea di canto ferma e robusta tecnica, Camilla Roberts (Irene) è un soprano non di certo memorabile, ma si ascolta con piacere per lo spiccato senso musicale che conferisce al fraseggio, mentre Alastair Miles (Giustiniano) presenta ormai una voce sgradevole legata al difetto di pronuncia italiana che non è mari riuscito a migliorare.

I BBC Singers, alla pari della BBC Symphony Orchestra, scrivono una lodevole pagina della loro meritatamente blasonata storia.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com