GIOACHINO ROSSINI, MOSE’ IN EGITTO

“Ma che corbellerie s’inventan su Mosè?” Ora su video il discusso “Mosè in Egitto” del Rossini opera Festival, 2011.

GIOACHINO ROSSINI, MOSE’ IN EGITTO

Riccardo Zanellato, Alex Esposito, Olga Senderskaia, Dmitry Korchack, Sonia Ganassi. Coro ed orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Roberto Abbado. Regia di Grahm Vick, scene e costumi di Stuart Nunn, luci di Giuseppe di Iorio. Regia video di Tiziano Mancini.

Registrato a Pesaro, ROF, agosto 2011.

DVD OPUS ARTE OA 1083 D

Interpretazione: **

mose in egitto dvdMolti lettori ricorderanno che la trentaduesima edizione del Rossini Opera festival fece molto discutere per l’intervento della polizia durante la prima rappresentazione del Mosè in Egitto all’Adriatic Arena, la sera dell’11 agosto 2011 per sedare tafferugli.

Tali episodi furono generati, soprattutto, per la regia firmata da Graham Vick, il quale proponeva una lettura sicuramente forzata del dato storico. Egli, infatti, trasportando l’azione nel Novecento, suggerisce, non velatamente, l’idea di un Mosè e della popolazione ebraica massimamente integralisti.

Uno dei capolavori appartenenti alla fucina “sperimentalista” napoletana di Rossini, scritto nel 1818 e ripreso, con l’aggiunta del gioiello rappresentato dalla preghiera Dal tuo stellato soglio nel 1819, il Mosè in Egitto, nelle intenzioni di compositore e librettista, Andrea Leone Tottola, palese una lettura edificante degli episodi biblici precedenti all’Esodo, era così effettivamente snaturato.

Ora, lo stesso spettacolo approda su dvd e non è fatto che si apprezzi massimamente, per lo meno, proprio per lo spettacolo – la “mise en scène” – che vediamo, ma che invece può interessare, anche se minimamente, per l’interpretazione puramente musicale.

Ci si chiede, a questo punto, perché il Festival Rossini, che, in passato, siglò alcuni contratti con altrettante case discografiche, non sia riuscito anche questa volta – anzi, soprattutto nel caso specifico – a proporre una registrazione solo audio per color che volessero concentrarsi sul lato artistico musicale, giacché quello “spettacolare” è, a mio parere tanto pretestuoso quanto nullo.

Opera splendida, cara in particolar modo a Rossini, che la elaborò per Parigi nel 1827 creando quel Moise et Pharaon che sarebbe rimasto in repertorio come semplice Mosè nella versione ritmica italiana di Calisto Bassi, approvata dall’autore, è la trasposizione del racconto biblico delle piaghe d’Egitto.

Chiamare Grahm Vick significa proporre qualcosa che debba forzatamente fare discutere.

Si accampa la solita panzana dello “scuotere le coscienze”, che di solito, produce sonori fischi.

Eppure, a Pesaro, aveva allestito un Moise, molto apprezzato nel 1997, per il quale l’idea dell’Olocausto era sembrata per lo meno pertinente, e, ad ogni modo, si avvaleva di alcune soluzioni molto affascinanti, quale la proposta di un “racconto allegorico” che fu il punto di forza.

L’attuale spettacolo, però, data dopo un episodio storico con la quale il futuro farà sempre i conti: l’11 settembre 2001.

Dopo tale spartiacque gli equilibri mondiali sono saltati: massima forzatura, tanto storica, quanto religiosa, così è volere accostare Mosè a Bin Laden. Né vale la scusa di grido di dolore contro il terrorismo e le guerre fatte nel nome di dio, come affermò il Sovrintendete Mariotti.

Mosè e gli Ebrei erano “vittime” che, Dio imperante, si riscattano, anche se agli Egiziani saranno inflitte pene insopportabili (ma gli Dei, giova ricordare, posseggono, in tutte le religioni storiche, la facoltà dell’ira e della punizione, perché tali caratteristiche “emanano” la necessità per l’uomo di dotarsi di regole e di leggi). Bin Laden è, invece, il motore di una volontà di “oppressione” verso coloro che egli, o almeno che tutti gli integralisti, considera “infedeli”.

Per nulla memorabile sul piano musicale, poi, con un protagonista, Riccardo Zanellato, che la nobiltà del declamato prescritto per Mosè non vede neppure dal basso, una sfibrata Sonia Ganassi (Elcia) sempre in lotta con la tessitura acuta, un Dmitry Korchack (Amenofi) che crede che cantare sia una perenne emissione “forte” allo stato brado.

Il tutto contornato dalla consueta “direzione a martello” di Roberto Abbado.

Su tale desolazione il solo ottimo Alex Esposito che, nella parte di Faraone, si mantiene a perfetto agio.

Veramente un po’ poco per giustificare l’uscita di un video.

                                                                                                                                             Bruno Belli.

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