BEDRICH SMETANA: PIANO MUSIC

Le “impressionistiche” sfumature di Roberto Plano.

BEDRICH SMETANA: PIANO MUSIC

Fogli d’album op. 2, op. 3, Schizzi op. 4, op.5, Fogli d’album senza numero d’opus.

ROBERTO PLANO, pianoforte

1 cd BRILLIANT CLASSICS 94788

Interpretazione: ****

 Acquista su Amazon

Acquista su IBS

Quasi ignorata, la produzione per pianoforte di Bedrich Smetana è, in effetti, abbastanza corposa, annoverando, soprattutto, brani di piccolo respiro, fogli d’album, come si chiamavano pagine di breve struttura, a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, brani che lo stesso compositore offriva nelle occasioni d’incontro con amici ed estimatori.

Smetana, tra l’altro, era un eccellente pianista, molto apprezzato già all’età di vent’anni (era nato nel 1824), quando scrisse il primo ciclo Bagatelle e improvvisi, quale ammiratore di Chopin, Liszt, Mendelssohn, Schumann ed Henselt.

La prima parte della sua non vasta produzione, infatti, è dedicata quasi esclusivamente al pianoforte, per mezzo di miniature musicali e di cicli che si condensano in un’unica opera di ampio respiro, la Sonata in sol minore del 1846. Per tutta la vita, comunque, Smetana continuò a scrivere per il pianoforte, lasciando pezzi originali ed attraenti, come i Fogli d’album e gli Schizzi, molti dei quali affatto virtuosistici, in particolare la maggior parte degli Studi e le Polke da concerto.

L’elemento nazionale, che riscontriamo nelle sue opere maggiori, il ciclo sinfonico La mia Patria e l’opera La sposa venduta, è presente anche nella produzione per pianoforte, esplicandosi attraverso ritmi di danza e citazioni dirette tratte dal folklore, come ben rappresentato dalla raccolta Danze ceche (1877 – 1879).

Pur divenuto sordo nel 1874 all’età di cinquant’anni, Smetana non smise di suonare il pianoforte curando nei minimi particolari, sempre, le pagine dedicate allo strumento che dimostrano, come nel caso di quelle qui incise da Roberto Plano, la perfezione della fattura.

I Fogli d’album dell’op. 2 e dell’op. 3, con i quali Plano apre il recital, furono scritti dal compositore, in prevalenza tra il 1844 ed il 1849, frutto di varie occasioni, spesso dedicati a conoscenti e talvolta a musicisti, come ai due Schumann. Nell’insieme, è possibile distinguere tra quelli scritti di getto, e che giustificano un’interpretazione letterale del titolo, non essendo destinati alla pubblicazione (come gli omaggi a Katerina Kolarova, ad Elisabeth Thun e a Maria Proksch che opportunamente e sensibilmente Plano incide in questo stesso cd annoverandoli tra un’interessantissima “manciata” di fogli “dispersi”) e quelli nati già con l’idea dell’edizione a stampa (lo stesso principio, vale per gli Schizzi op. 4 ed op. 5).

L’op. 2, come era avvenuto per le Bagatelle e gli Improvvisi (otto pezzi del 1844), prevede l’ordine della tonalità, giacché, inizialmente, Smetana aveva pensato ad un ciclo di 24 brani nell’intento di operare una struttura equivalente a quella dei Preludi di Chopin, ma l’editore non volle accettare più di 6 pezzi.

Gli Schizzi op. 4 ed op. 5 appartengono alla maturità di Smetana (li creò tra il 1856 ed il 1857), ma il discorso concernente la concezione estetica è il medesimo che caratterizza i Fogli d’album precedenti.

Le caratteristiche di “schizzo”, di bozzetto, di miniatura che rendono queste piccole pagine autentici gioielli in miniatura da rendere con l’incisione al bulino, sono ampiamente poste in rilievo da Roberto Plano che si accosta con eleganza considerevole alle pagine, traendone perfetti chiaroscuri e impasti sonori di delicato colore, facendone quasi un’opera “impressionista” nello spirito, non tanto accentuando il lato “salottiero” – che non è poi preminente caratteristica di Smetana – quanto l’aspetto eminentemente lirico, poetico.

Plano ci regala un’autentica collana di piccole perle preziose, interpretata con la consueta gentilezza ed il garbo che gli sono propri, in altre parole una tecnica superba e saldissima che permette di trarre colori e sfumature affatto varie tali da sorprendere per la varietà che egli configura anche a quelle “paginette” che non raggiungono nemmeno la durata del minuto.

Eccellente interpretazione e, senza dubbio, indicazione e termine di paragone per i pianisti che in futuro desidereranno affrontare questo repertorio immeritatamente negletto.

Bruno Belli

 

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

PIETRO MASCAGNI, ALLA GIOIA, cantata per soli, coro e pianoforte.

L’“Inno alla Gioia” secondo il giovane Mascagni.

PIETRO MASCAGNI, ALLA GIOIA, cantata per soli, coro e pianoforte.

Rosita Santi, Michael Alfonsi, Massimiliano Fichera, Stefano Rinaldi Milani. Coro “Città di Firenze”, Ennio Clari. Andrea Trovato, pianoforte.

1 cd CONCERTO CLASSICS CD 2089

Interpretazione: ***

 Acquista su Amazon

Acquista su IBS

Assieme alla pagina In Filanda, la cantata Alla gioia, composta su testo di Friedrich Schiller, tradotto dal Maffei negli anni di conservatorio ed eseguita, la prima volta, il 22 marzo 1882 a Livorno, rappresenta l’omaggio del compositore livornese al genere della cantata. In questo caso, poi, l’opera si dimostra piuttosto ambiziosa, come lo stesso Mascagni ebbe modo di giudicarla in anni più tardi, ma, ad ogni modo, rifinita, elegante, frutto del lavoro di un allievo ricco di talento e di genio.

Tanto è vero che la romanza del baritono fu ripresa dallo stesso Mascagni, qualche anno più tardi, per il Qui sedes nella Messa di gloria, altra pagina di un giovane artista degna di essere maggiormente conosciuta.

Con la presenza di un’ampia fuga, di vari passi corali in stile imitativo e con la “preghiera” a sole voci, essa si presenta come una tipica opera atta a riassumere le “competenze” acquisite nello studio degli anni di Conservatorio, ma, sebbene Mascagni si muova entro i limiti di una composizione non del tutto originale quanto a personalità, fanno capolino del Maestro l’assoluta affezione al canto lirico e la spontanea vena creativa.

Come ricorda Cesare Orselli, autore delle ottime note d’accompagnamento (assai utili per l’ascolto della cantata), lo stesso compositore, come accennavamo, la giudicò, molti decenni più tardi, «una composizione superiore alle mie forze» nonostante «le bellezze grandi che essa contiene».

Dopo quasi cinquant’anni, nei quali la partitura orchestrale e lo spartito per canto e pianoforte erano misteriosamente scomparsi, gli eredi Mascagni, rientrati in possesso dell’autografo dello spartito, ne hanno generosamente consentita l’edizione, a cura di Ennio Clari, per celebrare il 150° della nascita del compositore livornese, occorsa lo scorso 2013, ed ora possiamo ascoltarla grazie alla bella interpretazione che ne danno gli artisti convenuti per l’ottima registrazione effettuata per la meritoria casa discografica milanese Concerto Classics.

Il testo di Schiller, tradotto da Andrea Maffei, il medesimo che fu utilizzato, in lingua originale, dal Beethoven della Nona sinfonia (ma anche da Cajkovsky), si presenta in forma polimetra, fatto che accende la fantasia del compositore che compone, ovviamente, la musica in ben 16 numeri per la durata di circa un’ora e un quarto di musica sempre di sicuro impatto.

Pagine che sono ottimamente eseguite dal Coro Città di Firenze diretto dallo stesso Ennio Clari, compagine molto impegnata a dipanare gli “accademismi” di Mascagni che doveva mettere in bella mostra le sicure competenze acquisite, così come da Andrea Trovato che, al pianoforte, è impegnato nel mai banale accompagnamento dei vari numeri.

Bravi e pertinenti alle loro parti il soprano Rosita Santi, il tenore Michael Alfonsi, il baritono Massimiliano Fichera ed il basso Stefano Rinaldi Milani che ci offrono, così, la freschezza di questa pagina, tramite le loro stesse giovani e ben timbrate voci.

                                                                                                          Bruno Belli.

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

FELIX MENDELSSOHN DAL CAPO AL FINE: VARIAZIONI, PRELUDI E FUGHE, KLAVIERTUCKEN PER PIANOFORTE

Roberto Prosseda, il più grande interprete vivente di Mendelssohn.

FELIX MENDELSSOHNDAL CAPO AL FINE:VARIAZIONI, PRELUDI E FUGHE, KLAVIERTUCKEN PER PIANOFORTE.

Roberto Prosseda, pianoforte.
3 cd DECCA in cofanetto.

Interpretazione: ****

 acqista su amazon

Acquista su IBS

Da-capo-al-fine_Roberto-ProssedaTermina con questo splendido cofanetto, l’ampio percorso di registrazione che Roberto Prosseda ha dedicato all’opera per pianoforte di Mendelssohn. Quando tale itinerario iniziò, nel 2005, con il cd Mendelssohn discoveries, rare piano works (scoperte mendelssohniane, rare pagine per pianoforte), tutte prime assolute, c’era chi si domandava perché mai l’allora trentenne pianista si fosse rivolto alle pagine di “minore importanza” del compositore, invece di iniziare con le più frequentate.

Credo che la risposta più semplice si confermi ora, giacché così si completa l’intero corpus pianistico di Mendelssohn: si trattava della pervicacia di un interprete che ha colto la profonda importanza di questa letteratura, vista e conosciuta nel suo insieme, essendo sfaccettata, varia, ora “consueta” (mi riferisco semplicemente allo stile “romantico”, sebbene per Mendelsshon il termine abbia un valore affatto particolare), ora “sperimentale”.

Nel pianismo di Mendelssohn, un eccezionale virtuoso della tastiera la cui tecnica si sposava alla poesia dell’interprete e del creatore, confluiscono gli studi del giovane non ancora adolescente, le sperimentazioni dello stesso, l’aspetto salottiero e quello dell’appassionato indagatore del mondo dell’arte e della natura.

Il tredicenne Mendelssohn, nel 1822, a Vienna, aveva strabiliato Rossini, che lo incontrò nuovamente più tardi a Parigi, dove ebbe modo di confermare il giudizio lusinghiero sul giovane musicista, tanto ammirato da colui che era un mito vivente a tutti gli effetti che, circa una decina di anni dopo la morte del collega, pur mascherando sotto l’ironia del titolo l’affettuoso omaggio, compone quel Ouf! Le petits pois che pare uscita dalle migliori battute dei Lieder ohne Worte.

Mendelssohn contribuì, nelle vesti d’interprete, alla diffusione delle opere beethoveniane, particolarmente in Inghilterra, dove interpretò i concerti per pianoforte del grande compositore: giova ricordare che Marie Bigot, incontrata nel 1816 a Parigi, gli dette preziosi consigli per l’interreptazione dell’opera pianistica del Genio di Bonn.

Beethoven, quindi, fu per Mendelssohn, un punto di partenza, ma anche lo stesso fulcro dell’intera arte pianistica del Nostro, sempre in perfetto equilibrio tra un lineare e splendente classicismo e brevi venature che possono essere accostate al differente stile di Robert Schumann.

E proprio Clara, la moglie di questi, tremava suonando dinanzi a Mendelssohn, tanto che lasciò scritto, dopo averlo ascoltato, la prima volta, al Gewandhaus di Lipsia nel 1835: “Ha suonato in modo magistrale, e con tanta foga che in certi momenti mi fu impossibile trattenere le lacrime. A mio avviso, il più straordinario dei pianisti”.
Il che, detto dalla Schumann, suona come una consacrazione all’Olimpo.

Stranissimo, quindi, appare quanto Mendelssohn scriveva a Ferdinand Hiller, il 17 agosto 1838, tanto più che, con tutte le pagine proposte da Prosseda in questi anni, non possiamo certo parlare di “scarsa produzione”: “I pezzi per pianoforte non sono certamente quelli che scrivo con maggiore soddisfazione, né forse con maggior successo, ma, all’occasione, mi fa piacere avere qualcosa di nuovo da suonare”.

Nelle sue pagine migliori – i Preludi e Fughe e le Romanze senza parole – i problemi di tecnica pianistica cedono il passo rispetto alle questioni di stile: eppure, troppo spesso considerato a torto un epigono, Mendelssohn ebbe molta cura di farsi interprete di una nuova estetica, se pensiamo che, la sua prima composizione per tastiera, fu un Recitativo di rara originalità!

Ai grandi sviluppi – rinunciò ben presto al genere della Sonata, dopo le cinque scritte tra il 1821 ed il 1827 – preferì le piccole forme: la fuga romantica ed espressiva, i diversi tipi di Klavierstucke, tra i quali il termine di romanze senza parole fu sua invenzione, ma fu proprio con queste composizioni che ora lo possiamo tranquillamente porre ai livelli dei Preludi di Chopin, delle Novellette di Schumann e dei Momenti musicali di Schubert.

Quanto all’interpretazione di Prosseda, del quale ho più volte scritto, per l’occasione dei precedenti cd, credo che nessuno meglio di lui si trovi a suo agio con la letteratura di Mendelssohn, interpretando la quale possiede un’inconfondibile cifra stilistica, frutto della competenza e della lunga frequentazione con la stessa.

Se possiamo considerare Pollini il migliore interprete vivente di Chopin ed Askenhazy di Schumann, non temo di indicare Prosseda ideale per Mendelssohn.

Bruno Belli.

 

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

XV FESTIVAL INTERNAZIONALE “DUCHI D’ACQUAVIVA”

Locandina2

XV FESTIVAL INTERNAZIONALE “DUCHI D’ACQUAVIVA”

ATRI (TE), 8-31 AGOSTO 2014

Scadenza iscrizioni: 28 luglio 2014.

PER INFORMAZIONI:

Associazione “Amici della Musica 2000” Piazza S Marina, 1 – 64032 Casoli di Atri (Te)
tel. e fax (+39) 085 8709399 mob. (+39) 3385965700
info@amicidellamusica2000.it
http://www.amicidellamusica2000.it/Amici_Della_Musica_2000_IT/Festival.html

25° Concorso Internazionale “Città di Porcia”

nuovo-2

L’Associazione  Amici  della  Musica “Salvador Gandino” di Porcia (Pordenone – Italia) indice ed organizza il 25° Concorso  Internazionale “Città di Porcia”, 10 – 15 Novembre 2014. Strumento: Tromba.

Il Concorso è riservato a tutti i giovani nati dopo il 01.01.1984, limite d’età 30 anni. Sono esclusi i vincitori del 1° premio nelle passate edizioni.

PREMI:
Primo premio: € 8.000,00
Secondo premio: € 4.500,00
Terzo premio: € 3.000,00
Premio del Pubblico: € 1.000,00
Il primo premio non è divisibile.
A ciascun finalista non vincitore verrà assegnato un premio di € 750,00. A tutti i finalisti verrà rilasciato un diploma e offerto bed&breakfast dal 12 al 15 Novembre 2014.

SCADENZA ISCRIZIONI: 27 Settembre 2014

PER INFORMAZIONI:

Ass.ne  Amici  della  Musica  “Salvador  Gandino”,  Via Cartiera  20,  33080  Porcia  (PN);  tel/fax 0434590356 email:  ass.gandino@iol.it – http://www.musicaporcia.it

 

 

GIACOMO MEYERBEER: OUVERTURES AND ENTR’ACTES FROM THE FRENCH OPERA OPERAS

SFAVILLANTE MEYERBEER, GRAZIE A DARREL ANG.

New Zeland Simphony Orchestra, Darrel Ang.
1 cd NAXOS 8.573195

Interpretazione: ****

 acqista su amazon Acquista su IBS

meyerbeer_cdBerlioz, che non era certo un critico accomodante con la maggior parte dei “colleghi”, ne lodò sempre la perizia compositiva, ponendo il rilievo sulla strumentazione che, in effetti, si mostrava ricercata e sofisticata, Wagner, da parte sua, invece, sentenziò che la grand’opèra era soltanto un allestimento di “effetti senza causa”, salvo poi, come quasi tutti i musicisti dell’Ottocento, esservene debitore, Schumann vergava una recensione de Le Prophète soltanto con una croce, Rossini stimava realmente l’amico, nonostante gli aneddoti (per lo più apocrifi) che circolavano e dei quali mirabile lettura se ne può trarre dal volume di Eugenio Checchi, Verdi ebbe rapporti di stima.

Insomma, Giacomo Meyerbeer, colui che incarnava il teatro musicale operistico serio francese della prima metà dell’Ottocento, restava un termine di raffronto per l’Europa culturale.

Quello che i Tedeschi non gli perdonavano – a lui, tra l’altro proveniente da agiata famiglia di origine ebrea – era il “tradimento” che il giovane Jacob aveva “perpetrato” nei confronti della scuola rappresentata dalla Germania, poiché si era “imbarbarito” frequentando i compositori italiani – naturalizzando, tra l’altro, il nome in Giacomo – quindi si era stabilito a Parigi dove riuscì in qualche modo, a sintetizzare, o meglio, a far convivere nella sua musica “i tre stili” per armonia, vocalità e prosodia.

In questo cento cinquantenario della morte giova non stancarsi di ripetere il ruolo chiave che Meyerbeer esercitò sulla musica dell’Ottocento, giacché, sia chi lo stimasse sia chi lo rifiutasse a priori (invero, ben pochi questi ultimi) ebbe a doversi confrontare con la sua produzione che, tra l’altro, non è per nulla vasta, soprattutto per il metodo di lavoro del compositore che impiegava ampie elaborazioni dei testi musicali fino a giungere a proporre le ultime modifiche durante le prove in teatro, per meglio “conciliare” l’intero spettacolo con i cantanti e gli orchestrali.

Giacomo Meyerbeer resta, pertanto, rappresentativo della vita musicale e teatrale parigina tra il 1831 ed il 1865 (anno della rappresentazione postuma de L’Africaine curata da Fetis).

Dopo avere presentato i ballabili tratti dalle opere, ora la Naxos ci offre altrettante pagine strumentali, per o più ouvertures, preludi, intermezzi dalla stesse, offrendo la possibilità di ascoltare, riunite, le preziose cesellature armoniche che Meyerbeer era in grado di creare, il senso del dramma che sapeva infondere alle pagine, l’affabilità di alcune melodie.

Darrell Ang che trionfò letteralmente al cinquantesimo “Concorso internazionale per giovani direttori d’orchestra” a Besançon, dove raccolse ben 3 premi, e che, da allora, può vantare la collaborazione con numerose orchestre blasonate (Orchestre Philharmonique de Radio France, Orchestre National de Lyon, Orchestre Philharmonique de Strasbourg, Orchestra Sinfonica di Milano ‘Giuseppe Verdi’, St Petersburg Philharmonic Orchestra, Konzerthaus Orchestra Berlin, Vienna Chamber Orchestra, Copenhagen Philharmonic Orchestra, RTVE Symphony Orchestra, Madrid, e la Hong Kong Philharmonic) guida la New Zeland Simphony Orchestra con passione, eleganza, nerbo e calore, valorizzando la tavolozza di Meyerbeer al massimo e donando piacevolissimo ascolto che, nella celeberrima marcia da Il Profeta, a conclusione del programma, trae la summa dell’intero disco, offrendo una delle più sfavillanti letture della stessa che abbia avuto la fortuna di ascoltare.

Bruno Belli

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com