FELIX MENDELSSOHN DAL CAPO AL FINE: VARIAZIONI, PRELUDI E FUGHE, KLAVIERTUCKEN PER PIANOFORTE

Roberto Prosseda, il più grande interprete vivente di Mendelssohn.

FELIX MENDELSSOHNDAL CAPO AL FINE:VARIAZIONI, PRELUDI E FUGHE, KLAVIERTUCKEN PER PIANOFORTE.

Roberto Prosseda, pianoforte.
3 cd DECCA in cofanetto.

Interpretazione: ****

 acqista su amazon

Acquista su IBS

Da-capo-al-fine_Roberto-ProssedaTermina con questo splendido cofanetto, l’ampio percorso di registrazione che Roberto Prosseda ha dedicato all’opera per pianoforte di Mendelssohn. Quando tale itinerario iniziò, nel 2005, con il cd Mendelssohn discoveries, rare piano works (scoperte mendelssohniane, rare pagine per pianoforte), tutte prime assolute, c’era chi si domandava perché mai l’allora trentenne pianista si fosse rivolto alle pagine di “minore importanza” del compositore, invece di iniziare con le più frequentate.

Credo che la risposta più semplice si confermi ora, giacché così si completa l’intero corpus pianistico di Mendelssohn: si trattava della pervicacia di un interprete che ha colto la profonda importanza di questa letteratura, vista e conosciuta nel suo insieme, essendo sfaccettata, varia, ora “consueta” (mi riferisco semplicemente allo stile “romantico”, sebbene per Mendelsshon il termine abbia un valore affatto particolare), ora “sperimentale”.

Nel pianismo di Mendelssohn, un eccezionale virtuoso della tastiera la cui tecnica si sposava alla poesia dell’interprete e del creatore, confluiscono gli studi del giovane non ancora adolescente, le sperimentazioni dello stesso, l’aspetto salottiero e quello dell’appassionato indagatore del mondo dell’arte e della natura.

Il tredicenne Mendelssohn, nel 1822, a Vienna, aveva strabiliato Rossini, che lo incontrò nuovamente più tardi a Parigi, dove ebbe modo di confermare il giudizio lusinghiero sul giovane musicista, tanto ammirato da colui che era un mito vivente a tutti gli effetti che, circa una decina di anni dopo la morte del collega, pur mascherando sotto l’ironia del titolo l’affettuoso omaggio, compone quel Ouf! Le petits pois che pare uscita dalle migliori battute dei Lieder ohne Worte.

Mendelssohn contribuì, nelle vesti d’interprete, alla diffusione delle opere beethoveniane, particolarmente in Inghilterra, dove interpretò i concerti per pianoforte del grande compositore: giova ricordare che Marie Bigot, incontrata nel 1816 a Parigi, gli dette preziosi consigli per l’interreptazione dell’opera pianistica del Genio di Bonn.

Beethoven, quindi, fu per Mendelssohn, un punto di partenza, ma anche lo stesso fulcro dell’intera arte pianistica del Nostro, sempre in perfetto equilibrio tra un lineare e splendente classicismo e brevi venature che possono essere accostate al differente stile di Robert Schumann.

E proprio Clara, la moglie di questi, tremava suonando dinanzi a Mendelssohn, tanto che lasciò scritto, dopo averlo ascoltato, la prima volta, al Gewandhaus di Lipsia nel 1835: “Ha suonato in modo magistrale, e con tanta foga che in certi momenti mi fu impossibile trattenere le lacrime. A mio avviso, il più straordinario dei pianisti”.
Il che, detto dalla Schumann, suona come una consacrazione all’Olimpo.

Stranissimo, quindi, appare quanto Mendelssohn scriveva a Ferdinand Hiller, il 17 agosto 1838, tanto più che, con tutte le pagine proposte da Prosseda in questi anni, non possiamo certo parlare di “scarsa produzione”: “I pezzi per pianoforte non sono certamente quelli che scrivo con maggiore soddisfazione, né forse con maggior successo, ma, all’occasione, mi fa piacere avere qualcosa di nuovo da suonare”.

Nelle sue pagine migliori – i Preludi e Fughe e le Romanze senza parole – i problemi di tecnica pianistica cedono il passo rispetto alle questioni di stile: eppure, troppo spesso considerato a torto un epigono, Mendelssohn ebbe molta cura di farsi interprete di una nuova estetica, se pensiamo che, la sua prima composizione per tastiera, fu un Recitativo di rara originalità!

Ai grandi sviluppi – rinunciò ben presto al genere della Sonata, dopo le cinque scritte tra il 1821 ed il 1827 – preferì le piccole forme: la fuga romantica ed espressiva, i diversi tipi di Klavierstucke, tra i quali il termine di romanze senza parole fu sua invenzione, ma fu proprio con queste composizioni che ora lo possiamo tranquillamente porre ai livelli dei Preludi di Chopin, delle Novellette di Schumann e dei Momenti musicali di Schubert.

Quanto all’interpretazione di Prosseda, del quale ho più volte scritto, per l’occasione dei precedenti cd, credo che nessuno meglio di lui si trovi a suo agio con la letteratura di Mendelssohn, interpretando la quale possiede un’inconfondibile cifra stilistica, frutto della competenza e della lunga frequentazione con la stessa.

Se possiamo considerare Pollini il migliore interprete vivente di Chopin ed Askenhazy di Schumann, non temo di indicare Prosseda ideale per Mendelssohn.

Bruno Belli.

 

This post is available in EN, FR, ES, DE here

 Seguite le nostre news ogni giorno su www.classicaonline.com

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...