LAREWNCE BROWNLEE, VIRTUOSO ROSSINI ARIAS

Kaunas City Simphony Orchestra, Constantine Orbelian.
1 cd DELOS

Interpretazione: *****

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Era il 2005 quando la EMI, nella serie “Debut”, dedicata alle giovani promesse della musica classica, licenziò un interessante ed ottimo recital di arie da camera italiane interpretate dal giovane tenore afroamericano Lawrence Brownlee. Bella voce, ottima dizione, facilità nella scrittura d’agilità lasciava presagire ottima carriera così come è avvenuto, grazie alla preparazione tecnica ed all’intelligenza nella scelta del repertorio.

Il belcanto rossiniano si dimostrò terra d’elezione per il giovane tenore che, in breve, approdò anche a Pesaro, ottenendo ovunque successi lusinghieri, presentandosi come uno dei migliori tenori in grado di affrontare l’impervia scrittura di Rossini, dedicata soprattutto al cosiddetto tenore contraltino.

Così, avendo egli percorso seriamente questa strada, oggi possiamo affermare che, dopo Florez, Brownlee possa essere considerato l’artista più grande nel repertorio operistico dei primi trent’anni del XIX secolo. Negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso un’altra “coppia” era il referente più sicuro per tale repertorio, Rockwell Blake e Chris Merrit, ma Florez e Brownlee sono stati gratificati da voci naturalmente più seducenti e da una tecnica tale che certe “stonature” cui ci abituarono i primi non fanno parte del “bagaglio” dei secondi.

La grande consacrazione di Brownlee fu ne Il barbiere di Siviglia a La Scala di Milano e sta continuando con successo meritato, grazie alla scelta di ruoli adatti alla propria vocalità che si sposa esattamente a quella di Florez: ed, in effetti, l’ultima palma egli l’ha ottenuta a New York, al Met, ne I Puritani di Bellini, la scorsa primavera, accanto ad Olga Peretyatko ed a Michele Pertusi, ricevendo uniformi consensi dalla critica, cominciando dal New York Times che lo ha definito l’ideale “modello del belcanto”.

Nel presente recital, Brownlee dedica a Rossini le proprie forze, presentando un bel programma che spazia da L’occasione fa il ladro a Le Comte Ory, selezionando arie particolarmente belle, ma altrettanto difficoltose, come, ad esempio, O fiamma soave da La donna del lago, risolta dal tenore con accento ora fiero, ora elegiaco, mantenendo un perfetto controllo del fiato che fa ascoltare massima fluidità nei passaggi di registro e nella fittissima coloratura e Ah, dov’è il cimento da Semiramide, un perfetto “trattato di canto” condensato in poco più di sette minuti di musica.

Tali doti, quindi, permettono anche di risolvere con massimo gusto l’altissima tessitura dell’aria di Giannetto da La gazza ladra, scritta nella tonalità di re maggiore che svetta in numerosi acuti risolti senza mai sbiancare o nasalizzare la voce.

Constantine Orbelian guida con stile e con fantasia la Kaunas City Symphony, coadiuvando Brownelee nella purezza delle linee e nella “leggerezza” apparente dei fuochi pirotecnici che gli artisti ci regalano in questo ottimo disco.

Bruno Belli

 

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