GUIDO ALBERTO FANO E LA LIRICA DI PASCOLI E DI CARDUCCI

Guido Alberto FANO, La mia sera

Sara Mingardo, soprano; Aldo Orvieto, pianoforte.

1 cd STRADIVARIUS STR33866

Interpretazione: ****

 fano

Qualcuno, forse, ricorda Guido Alberto Fano come pianista, altri quale direttore del Conservatorio di Milano, ma, certamente, l’artista non è noto ai più; penso che anche gli stessi Patavini, ne ignorino pressoché l’esistenza, annoverando essi, tra i musicisti, qualche nome più celebre, come padre Valloti o Riccardo Drigo.

Eppure, se la scorsa settimana ho dedicato questo mio spazio, che il direttore di Classicaonline, con benevolenza, mi concede da ben più di 12 anni, al rapporto tra Pascoli e la musica, questa cercherò di completare il discorso presentando un interessante recital offerto dalla bravissima Sara Mingardo e dall’ottimo Aldo Orvieto al pianoforte, dedicato ad alcune liriche da camera su testi del poeta di San Mauro e del Carducci, per l’appunto musicate da Guido Alberto Fano.

Nato a Padova il 18 maggio 1875, morto a Tauriano di Spilinbergo, Udine, il 14 agosto 1961, Fano, dopo avere studiato nella città natale con Valentino Orefice e Cesare Pollini, si trasferì a Bologna, dove, nel 1897, conseguì il diploma di composizione con Giuseppe Martucci, laureandosi, quattro anni più tardi, in giurisprudenza. Nel 1900 fu nominato professore di pianoforte presso il Liceo Musicale di Bologna, quindi, nel 1905 direttore del Conservatorio di Parma, infine, nel 1911, insegnante di pianoforte al College of Music di Cincinnati (Ohio), incarico al quale decise di rinunciare.

Nel 1912 succedette a Martucci quale direttore del Conservatorio di Napoli, passando, infine, a quello di Milano, tra il 1922 ed il 1938 e tra il 1945 ed il 1947.

Tra i vari scritti che Fano ci ha lasciato, restano importanti il volume I regi istituti musicali d’Italia e il disegno di ruolo per il Conservatorio di Milano del 1908, testimonianza storica dei diversi procedimenti legati allo studio della musica nel nostro paese, ed i 3 fascicoli, pubblicati tra il 1923 ed il 1934, Lo studio del pianoforte.

Le liriche racchiuse nel recital curato da Sara Mingardo, pubblicato da Stradivarius con la collaborazione dell’Archivio musicale Fano di Venezia ed il contributo della Regione Veneto, sono state scritte tra il 1906, Nebbia su testo di Pascoli, dai Canti di Castelvecchio, ed il 1945, Ad Annie, da Rime e ritmi di Carducci, presentando diverse occasioni ed indirizzi di destinazione. Ad esempio, La mia sera (Pascoli) e Lungi lungi (Carducci, da Heine) compongono il dittico Due poemi per canto e grande orchestra (1906 – 1907) trascritti per canto e pianoforte dall’autore stesso, così come avviene per l’aria Genere umano, addio, tratta da poema Astrea (1903) per soli, coro e grande orchestra su libretto di Francesco Gaeta, pagine di ambizione più vasta rispetto al genere circoscritto dell’aria da camera.

Sara Mingardo interpreta con molto gusto e adesione al contenuto drammatico musicale queste pagine che esprimono, in sostanza, la sensibilità decadente del primo Novecento italiano, non scevre da richiami e da “parentele” con l’esperienza di Debussy, coadiuvata dalle ottime nuances che Aldo Orvieto esalta nel dettato pianistico.

Bruno Belli

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