TESORI DI NAPOLI: VIRTUOSO SONATAS FOR RECORDER (1707 – 1733)

Daniel Rothert, flauto; Luca Quintavalle, clavicembalo.

1 cd HANSSLER CLASSICS CD 98028.

Interpretazione:****

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tesori di napoliMolto amato nel Barocco, il flauto – sia “piccolo”, o “dolce”, sia, nella più recente creazione di “traversiere” – conta una letteratura piuttosto vasta, legata, soprattutto, a determinate aree geografiche nelle quali, per motivi sociali, ebbe modo di essere amato e seguito maggiormente che altrove.

In Germania, ad esempio, a fronte di una letteratura piuttosto magra prodotta per esso da parte di Johann Sebastian Bach, lo strumento ebbe notevole sviluppo attorno alla corte di Federico II, egli stesso abile flautista e compositore di tutto rispetto, dove ebbe modo di prodursi Carl Philip Emanuel Bach, proprio negli stessi anni durante i quali, nella Penisola italiana, lo strumento mieteva i massimi successi nell’ambito della Scuola napoletana. Infatti, se a Venezia lo strumento ebbe buona diffusione, soprattutto presso alcuni nobili “dilettanti”, a Napoli il flauto ebbe un riscontro assai più ampio, divenendo, di certo, lo strumento preferito dalla nobiltà partenopea che si dilettava di musica: esso entrò, così, di prepotenza nei vari saloni aristocratici e negli ambiti concertisti assai diffusi, grazie alla presenza di ben quattro conservatori durante il XVIII secolo.

Così, i ragazzi che vi studiavano (molti erano orfani raccolti dagli Istituti, dove s’impartivano loro una minima educazione scolare e una ben più approfondita musicale che sarebbe servita per inserirli nelle cappelle, nei palazzi aristocratici, nelle orchestre dei teatri) avevano maggiore frequentazione con il flauto che permetteva, innanzi tutto, minori costi di fabbricazione rispetto agli archi ed agli strumenti a tastiera, inoltre, esso poteva trasportato con massima facilità e minimo ingombro.

Fiorì, così, una vasta letteratura dedicata allo strumento, molto spesso frutto della creatività dei virtuosi dello strumento, con esiti di dignità artistica non infrequente. Accanto ad essa, poi, alcuni dei più accreditati maestri di composizione ci hanno lasciato un buon numero di pagine ascrivibili senza dubbio ai capolavori di ogni tempo. Non solo: come attesta anche il bellissimo cd che ci ha dato l’occasione di parlare brevemente dell’argomento, vi è una rosa di compositori esteri, tra i quali spicca Hasse, che, studiando o perfezionandosi a Napoli, si sono dedicati alla composizione di concerti e di sonate, oggi poco note soltanto giacché la storia li ha tramandati come pregevoli compositori di opere.

Certo, oggi, nomi quali Giovanni Antonio Piani, Baldassare Federici, o Franco Sarti possono dir nulla ai più (se non il dimostrare, per l’appunto, la diffusione che lo strumento ebbe), Nicolò Fiorenza è una recente scoperta di un compositore poco noto, ma dalle eccellenti doti di “strumentatore” (come allora si diceva) e notevole melodista, però, accanto ad essi, Leonardo Leo e Giuseppe Sammartini (invero, sebbene in contatto con musicisti partenopei attivo nelle terre lombarde) sono riconosciuti da tutti come massimi tra i rappresentati di quella fase transitoria tra il Barocco e il Classicismo viennese che, per sola praticità, qui chiameremo “preclassica”.

Le pagine affrontate nel programma, scorrono piacevoli, ricche d’inventiva, di amabile eloquio, secondo lo stile che all’epoca era prediletto, amabili, ma, al tempo stesso, ricche di screziature, di sfumature che affrontano  momenti di gentile malinconia nella solarità dell’impianto generale.

Molto bravi gli interpeti scritturati dalla Hanssler, il flautista Daniel Rother (che suona sette diversi tipi di flauto dolce, permettendo di cogliere così, i particolari caratteri “vocali” degli strumenti), dalla garbata eloquenza sonora e dall’adamantina tecnica, ed il clavicembalista Luca Quintavalle (molto elegante nel fraseggio) che suona la ricostruzione (anno 2006) di un cembalo del 1681 (creato a Lucca da Giovanni Battista Giusti) dovuta alle mani esperte ed alla competenza storica di Walter Chinaglia.

Bruno Belli

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5° CONCORSO PIANISTICO INTERNAZIONALE “CITTA’ DI CARAGLIO”

5-7 DICEMBRE 2014, Teatro Civico di Caraglio (CN).

Il Comune di Caraglio (CN), in collaborazione con l’Associazione Musicale “Alfred Cortot”, organizza la 5ª edizione del Concorso Pianistico Internazionale “Città di Caraglio”– Premio di Esecuzione Pianistica “Città di Caraglio”.

Il concorso è aperto a tutti i pianisti italiani e stranieri con lo scopo di promuovere e divulgare la cultura musicale e di incoraggiare i giovani allo studio della musica e del pianoforte, dando anche un valido contributo alla conoscenza storico-culturale del Comune di Caraglio e del suo territorio.

SEZIONI: Pianoforte solista, pianoforte a 4 mani.

MONTEPREMI: 3400 euro.

SCADENZA ISCRIZIONI: 25 novembre 2014.

PER INFORMAZIONI:

ASSOCIAZIONE MUSICALE ALFRED CORTOT
tel. 347 8641833; info@associazionecortot.org; http://www.associazionecortot.org

WAGNER E VERDI

Parafrasi di Wilhelmj, Ritter, Sivori, Bazzini.

1 cd CONCERTO (Live) The magic of live 02.

Interpretazione: *****

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wagner - verdiIl costume della trascrizione, dell’elaborazione e della parafrasi su temi tratti dalle opere di maggior successo nasce, grossomodo, verso la fine del Settecento, quando la tradizione delle Tafelmusiken per soli fiati abbandona la forma della suite di danze originali, producendo un florilegio delle pagine più “accattivanti” tratte dalle opere che si rappresentavano nei tetri cittadini. L’esempio più conosciuto si trova nel Don Giovanni di Mozart, quando, durante la cena che il protagonista si fa servire quasi al termine dell’opera, l’orchestrina presente sul palco intona tre diverse arie provenienti da altrettanti lavori di Martin Y Soler, Sarti e dello stesso Mozart.

E’, però, nell’Ottocento, grazie al sempre maggior peso che la borghesia conquista nella società, che la trascrizione per diversi “assiemi” o per il solo pianoforte diventa un vero e proprio canale di diffusione della musica tanto nei salotti, quanto nelle sale da concerto, fino ad arrivare ai chioschi nei parchi.

Se virtuosi come Liszt e Thalberg, per indicare i più prolifici, hanno modo di “ricamare” virtuosismi da offrire al pubblico sui temi più graditi ascoltati a teatro, numerosi musicisti preparano, per se stessi, oppure per i committenti, prodotti di differente livello artistico che diventano il mezzo principale della diffusione di un repertorio che, soprattutto in Italia, sarà tanto popolare che le stesse arie d’opera entreranno, con i più disparati mutamenti, nelle canzoni d’osteria (penso, ad esempio, solo per restare alla tradizione lombarda, ad esempio, a quei temi tratti da Aida e da Rigoletto che si trovano nei celebri “risotti” e “minestroni”, per i quali, per chi ne volesse sapere di più, è sempre assai utile la lettura del libro La mia morosa cara compilato per Mondadori da Nanni Svampa).

Il duo per pianoforte e violino è, senza dubbio, l’abbinamento più frequente che si presenti all’ascoltatore, superato soltanto dalla produzione torrenziale dedicata al pianoforte – per virtuosi, amatori, principianti, ragazze di “buona famiglia” il cui studio dello strumento diventò uno dei tasselli essenziali per l’educazione sociale – così che Francesco Manara e Marco Sollini hanno potuto accedere a pagine non sempre consuete, data la mole delle parafrasi. I due artisti hanno prediletto – con raro buon gusto e raffinata cernita – opere trascritte da autentici musicisti di primo piano nel panorama dei migliori interpreti ed insegnanti del Secondo Ottocento, partendo da Sivori, il celebre allievo di Paganini, passando per il virtuosismo di Bazzini giungendo a Mascagni che, del celeberrimo intermezzo tratto da Cavalleria rusticana vide numerosi adattamenti, tra i quali, per propria mano, la nota Ave Maria.

Pensato per l’anno che vedeva le celebrazioni di Verdi e di Wagner – il bicentenario nel 2013 – il disco presenta, così, parafrasi su opere dei due massimi rappresentanti della cultura musicale europea dell’Ottocento teatrale, aprendo il programma con l’adattamento di un Albumbatt originariamente scritto per solo pianoforte da Wagner, e chiudendolo, in una sorta di cerchio ideale, con l’intermezzo di Mascagni.

All’interno, quattro ampie elaborazioni, due, per opera di Alexander Ritter (1833 – 1896) e di August Wilhelmj (1845 – 1908), dedicate a Wagner (Tristan und Isolde: Isolde Liebestod” – Siegfried) e le altre, firmate da Antonio Bazzini (1818 – 1897) e da Ernesto Camillo Sivori (1815 – 1894), tratte da Verdi (La TraviataIl Trovatore).

Si tratta di brani impegnativi per gli interpeti, e di altrettanto piacevole ascolto per l’uditorio, nei quali gli artisti hanno la possibilità di porre in evidenza le doti tecniche e la sensibilità interpretativa, accostando adamantini virtuosismi ad oasi di serena e pregnante poesia, come avviene nel Siegfried.

Franceso Manara e Marco Sollini sono particolarmente affiatati, tanto da sembrare una stessa persona che suona, grazie alla loro consumata esperienza d’interpeti (solisti e in gruppo) sempre attenti alla ricerca dell’equilibrio e dell’eleganza ed all’entusiasmo di esplorare vasti orizzonti nell’amplissimo panorama musicale dell’Ottocento.

Bruno Belli

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V Concorso Internazionale di Canto Lirico LA CITTÀ SONORA

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Il prossimo Novembre ritorna il Concorso Lirico Internazionale LA CITTA’ SONORA, che ospita tradizionalmente cantanti da tutto il mondo e che si caratterizza per una giuria di altissimo profilo con reali possibilità, da parte dei giovani talenti, di farsi ascoltare da agenti e direttori artistici di primaria importanza del settore lirico e teatrale.

Infatti Rachel O’Brien, direttrice artistica di EquiVoci Musicali, che ha ideato e curato l’organizzazione del Concorso fin dalla sua prima edizione, ha confermato una giuria di altissimo profilo che prevede la presenza di Alberto Triola, Direttore Generale del Maggio Fiorentino, del Festival della Valle D’Itria e dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca, come Presidente di Giuria, Angelo Nicastro, co-direttore Artistico del Ravenna Festival e della Stagione d’Opera e Danza del Teatro Alighieri di Ravenna nonchè Direttore artistico della Fondazione Renata Tebaldi, Marco Spada, regista e Direttore artistico del Teatro di Sassari, Renato Bonajuto,regista e segretario artistico del Teatro Coccia di Novara, Andrea De Amici, agente Lirico di In Art Management, Matteo Beltrami, Direttore d’Orchestra, il basso Michele Bandi, già corista del Teatro alla Scala di Milano per oltre 40 anni e la stessa Rachel O’Brien, direttrice artistica della stagione musicale del Teatro Binario 7 di Monza e dell’ensemble EquiVoci Musicali.

Da sottolineare anche la presenza dei M° accompagnatori Loris Peverada e Stefano Giannini al pianoforte.

“Abbiamo coinvolto teatri, direttori artistici di Festival di importanza nazionale e internazionale e una agenzia lirica di primaria importanza – commenta Rachel O’Brien – perchè il successo di questo Concorso è stato e continuerà ad essere la reale e concreta possibilità per i giovani talenti di farsi ascoltare da chi realmente può aprire loro le porte della professione e del palcoscenico. Siamo contenti che il Comune di Cinisello Balsamo abbia creduto in questo progetto facendolo diventare una proposta stabile e di qualità. Un grande ringraziamento anche alla famiglia Licitra che anche quest’anno ha deciso di sostenerci nell’organizzazione del Concorso sponsorizzando anche il premio alla memoria del grande tenore Salvatore Licitra, rivolto ai giovani.”

SCADENZA ISCRIZIONI: 8 NOVEMBRE 2014

PER INFORMAZIONI:

Tel: 349 8523022
Fax: 02 99981999
Email: direzione@equivocimusicali.com
Web: www.equivocimusicali.com/concorso2014

MENOTTI, L’ECLETTICO

The Telephone; Poemetti per Mariarosa; Trio per violino, clarinetto e pianoforte.

Cinzia Forte, Marco Camastra, Gruppo strumentale dell’Orchestra sinfonia Donizetti, Fabrizio Maria Carminati; Marco Sollini, Stefano Ferrario, Stefano Ricci.

1 cd CONCERTO 2087

Interpretazione: ****

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menottiGiancarlo Menotti fu, senza dubbio, un eclettico, nel senso migliore del termine, così come Cicerone lo fu, sotto l’aspetto dei trattati filosofici.

Menotti, infatti, ebbe una formazione culturale varia, ricca, poliforme che lo rese attento tanto alla classicità quanto alle avanguardie – che ben conosceva, pur tenendosi volutamente distaccato – permettendogli una duttilità di linguaggio altrimenti impossibile.

Nella sua vasta produzione, tanto strumentale quanto vocale, sono ricorrenti in lui aspetti provenienti anche dalla musica popolare, sempre ricondotti, però, all’ossequio verso la tradizione e la forma, dilatate secondo la sua poetica, la sensibilità, quasi in rapporto speculare tra il passato ed il presente.

Così, se la sua creazione più nota al grande pubblico resta il Festival dei Due mondi di Spoleto, cui, con felice gemellaggio, si è aggiunto quello della “Piccola Spoleto” presso Cadegliano Viconago, dove il compositore nacque, grazie alla sensibilità ed all’intuizione di Silvia Priori, regista ed attrice mentore dell’attivissimo Teatro Blu, oggi merita interesse qualsiasi pubblicazione che registri le composizioni di Menotti, autore che, proprio per la sua dialettica musicale, ebbe successo più negli Stati Uniti che in patria. Sebbene il compositore non avesse mai rinunciato alla cittadinanza italiana, negli States egli è tuttora considerato un compositore autoctono, come l’amico Barber, un’espressione della poliedrica cultura dell’America del Nord, laddove, in effetti, Menotti poté esprimersi con la massima libertà (e non solo artistica).

Operista egli stesso – fin da quell’Amelia al ballo, unica opera scritta in Italiano e da lui non tradotta, ma da Georg Mead, battezzata nel 1937 al Curtis Institute di Philadelphia – fu anche autore di libretti, esperto drammaturgo e “registra” di teatro, fornendo uno dei massimi esempi prodotti negli States nel XX secolo, la Vanessa di Barber la quale, guidata dalla bacchetta di Dmitri Mitropoulos debuttò a New York nel 1958, manifestando così come il melodramma possa essere sempre considerato e mantenuto vivo, anche negli anni seguenti la Turandot, sorta di “colonna d’Ercole” superabilissima e, sovente, superata, tra l’altro con esiti ottimi.

Il console, in effetti, l’opera tra le più ambiziose di Menotti, si cala nel mondo contemporaneo, portando sulla scena un giorno di dramma quotidiano, sancendo, se mai ve ne fosse ancora bisogno, il solido legame che intercorre tra vita ed arte.

Insomma, la cifra stilistica dell’autore si può riassumere nella sua capacità di un’inventiva melodica estroversa e di una scrittura musicale equidistante sia dalle avanguardie, sia dalla tradizione, pur con un’evidente propensione a “ricreare”, con sapiente umorismo ed affettuosità bonaria, atmosfere pucciniane o veriste, leggerezza descrittiva alla Prokofiev, grazie anche ad un infallibile senso del teatro, manifesto sia nella scelta dei soggetti, sia nel taglio dei libretti, incentrati su di una doppia chiave di lettura delle situazioni.

Ed è quanto avviene anche nell’operina The telephone qui registrata dal vivo a Bergamo (nella traduzione italiana): il concetto del dualismo, infatti, resta il perno del teatro di Menotti, che si chiede quale senso abbia difendere strenuamente quanto si ha di più caro, se non raggiungeremo mai la certezza che non si tratti solo d’illusioni.

Così, anche la musica strumentale si manifesta quale espressione di piacere nell’essere essa stessa musica, medicina e “vacanza” dell’anima, per rifarsi al noto motto che il compositore dedicò al Festival di Spoleto.

In tal senso, è possibile ascoltare lo splendido Trio per violino, clarinetto e pianoforte del 1996, permeato da un eloquio sempre fresco ed immediato.

Ottima la scelta della Concerto di riunire in un cd tre esempi dell’eclettismo del compositore, accostando un’opera ad una pagina di musica da camera ed ai pezzi per pianoforte del 1937, i Poemetti per Mariarosa, 12 pezzi per bambini, sorta di romanze senza parole in chiave novecentesca.

Tra l’altro, l’edizione de Il telefono, diretta da Fabrizio Maria Carminati, registrata al Teatro Donizetti di Bergamo il 31 dicembre 2000, è bellissima per la varietà timbrica superbamente valorizzata dal direttore e per lo spirito vivacissimo dei due interpreti, la bravissima Cinzia Forte ed il sicuro Marco Camastra nelle parti di Lucy e di Ben.

Lodi che si possono parimenti indirizzare al sempre ottimo Marco Sollini, uno dei massimi interpreti del repertorio pianistico creato da compositori Italiani, assieme a Stefano Ferrario (violino) ed a Stefano Ricci (clarinetto) per l’esemplare interpretazione del Trio che chiude in bellezza questo gioiello dato alle stampe dalla Concerto.

Bruno Belli

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13º CONCORSO INTERNAZIONALE DI ESECUZIONE E COMPOSIZIONE “Don Vincenzo Vitti”

CASTELLANA GROTTE (BA) 8 – 14 dicembre 2014
SCADENZA ISCRIZIONI: 15 Novembre 2014

L’Associazione Musicale “Amici della Musica”, con il patrocinio dell’ Assessorato alla Cultura del Comune di Castellana Grotte – dell’Assessorato al Mediterraneo Pace e Attività Culturali della Regione Puglia indice ed organizza il 13º Concorso Internazionale di Esecuzione e Composizione Musicale Don Vincenzo Vitti. Il Concorso si svolgera’ presso il Park Hotel La Grave– Strada Comunale Chiancudd, 1 (zona grotte) – Castellana Grotte dal 8 al 14 Dicembre 2014.

Il Concorso ha il fine di sviluppare la cultura musicale, incoraggiare i giovani allo studio della musica e promuovere il territorio del Comune di Castellana Grotte. Possono iscriversi al concorso tutti i cittadini Italiani e Stranieri.

 Il Concorso si articola in 5 sezioni

  1. Pianoforte

  2. Archi

  3. Musica da Camera Gruppi dal Duo al quintetto con o senza pianoforte.

  4. Gruppi strumentali, vocali e misti.

  5. Composizione

Clicca qui per scaricare il regolamento in pdf.

PER INFORMAZIONI:

ASSOCIAZIONE “AMICI DELLA MUSICA”,

tel. 0804965207 – 0808983870 – 3358189399 – 3477169348

E. mail          amicidellamusic@alice.it      francescodesantis54@alice.it

http://www.salafato.it/

LA SCALA PUNTA SUL SACRO

Presentata la stagione sinfonica: al via il 29 con la “Creazione” di Haydn.
Pereira: riporterò Muti a Milano

di ELENA PERCIVALDI

E’ uno Zubin Mehta un po’ trafelato (arrivava direttamente da Malpensa: «Sbarco bagagli in ritardo» – dice sorridendo) ma in gran forma quello che presenta, insieme al sovrintendente Alexader Pereira e al nuovo responsabile dell’ufficio stampa scaligero Paolo Besana, la stagione sinfonica 2014-2015 del Teatro alla Scala di Milano. Stagione che presenta un ricco cartellone di concerti – 9, con 19 date – dove la musica sacra sarà la grande protagonista.

Si parte il 29 settembre con la “Creazione” (“Die Schöpfung”) di Franz Joseph Haydn, il grandioso oratorio per soli, coro e orchestra composto dal maestro austriaco tra il 1796 e il 1798. Sul podio ci sarà proprio lui, il maestro Mehta: solisti Julia Kleiter, Peter Sonn e Thomas E. Bauer con il Coro del
Teatro alla Scala diretto al solito da Bruno Casoni. Il capolavoro sacro di Haydn manca dal Piermarini dal 1994, allora c’era Riccardo Muti. Oggi, con il ritorno di Mehta, si dà il via a una stagione sinfonica di particolare prestigio e di forte sapore internazionale, che vede sfilare sul podio Daniel Barenboim (12, 14 e 15 novembre, direttore e solista), Daniel Harding (23, 24 e 26 gennaio 2015, con il pianista Rudolf Buchbinder), Georges Prétre (16, 18 e 21 marzo 2015) e Cristoph von Dohnányi (13, 14 e 15 aprile, con il baritono Thomas Hampson). In programma Bruckner (sinfonie 4 e 8), Mozart (concerto per piano n.27 kv 595), Bartok, Mendelssohn, Mahler (sinfonie 1 e 9), Cajkovskij e Sostakovic, Schumann e Beethoven. Di quest’ultimo oltre al concerto per pianoforte n. 5 sarà eseguita, in occasione del concerto di Natale (21 dicembre), la Missa solemnis in re maggiore op. 123: altro capolavoro che,
assieme al Requiem verdiano per Claudio Abbado il 3 e 4 ottobre (sul podio Chailly), dimostra un rinnovato e deciso interesse della Scala per il repertorio sacro.

La novità principale della stagione è però l’introduzione dei concerti di tre grandi orchestre straniere, una per turno di abbonamento: Riccardo Chailly dirigerà l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia il 16 febbraio del prossimo anno con il violinista Julian Rachlin, Vladimir Jurowski la London Philharmonic
Orchestra con il pianista Daniil Trifonov e Paavo Järvi l’Orchestre de Paris con la pianista Hélène Grimaud.

«La stagione sinfonica della Scala – ci spiega Pereira – è ambiziosa perché coinvolgerà non solo l’orchestra ma anche il coro. Il nostro sarà un grosso impegno, importante ma senza esagerare. Ho voluto di proposito la presenza di maestri di grande esperienza perché l’auspicio è che trasferiscano la loro conoscenza all’orchestra e ai giovani. Voglio approfittarne finché ci sono». Il riferimento, in particolare, è a Prétre (classe 1924) ma anche allo stesso Mehta (classe 1936) che torna alla Scala dopo quattro anni, da quando cioè diresse “Tannhäuser”, che per lui e il cast fu un trionfo ma la regia e l’allestimento, firmati dai catalani Fura dels Baus, furono duramente contestati soprattutto dal loggione. Oltre all’oratorio di Haydn dirigerà, tra febbraio e marzo, una nuova produzione dell’Aida.

«Adoro la “Creazione” – commenta il Maestro – è un vero miracolo in cui si sente già Beethoven e persino Wagner, con quei tocchi di puro impressionismo. L’ho già diretta varie volte anche con cinque voci. Qui ne userò tre, più una dal coro, con un organico piuttosto limitato: una sessantina di coristi e
un’orchestra piccola, per dare un senso di trasparenza e raccoglimento». La “Creazione”, del resto, è un’opera molto speciale anche per Pereira. «La mia bis-bis nonna – racconta sorridendo – fu una dei fondatori del Musikverein di Vienna e finanziò un’accademia di ben 600 musicisti per eseguire questo capolavoro di Haydn. E’ una pagina intensissima che trasmette grande energia: è il manifesto, straordinario, della fede del compositore. Quando la ascolto non posso non commuovermi».

Non poteva mancare, e infatti puntuale arriva,  la domanda su Riccardo Muti e la sua decisione di lasciare l’Opera di Roma. La risposta sorprende, ma neanche tanto:  «Sono molto triste per lo sviluppo della situazione fra il Maestro e l’Opera di Roma – dice – : l’Italia non può lasciare senza domicilio le sue idee artistiche». Ma  subito rilancia: «Da oggi fino all’ultimo giorno del mio mandato proverò a riportare Muti alla Scala».

A chi gli chiede ancora del cartellone Expo, il sovrintendente risponde rimbalzando le polemiche sollevate da chi ha accusato il Festival che segnerà il 2015 di presentare poche orchestre italiane: «Ho preferito – spiega – concentrarmi solo su Santa Cecilia e la Filarmonica, con un progetto chiaro
affidato a due sole orchestre, e puntare sull’estero come biglietto da visita. Quelle che verranno a Milano – i Berliner, i Wiener, la Boston Symphony eccetera – lo faranno per presentarsi al mondo. E il Festival delle Orchestre Internazionali di Expo 2015 sarà uno dei più grandi festival d’orchestra
d’Europa degli ultimi vent’anni». Un augurio? Forse. Comunque vada, questa sarà una stagione davvero speciale. «Inizia con la “Creazione”, e mi auguro davvero che sia una creazione anche tutto ciò che seguirà. Ma garantisco che faremo tutto, anche le cose brutte, con entusiasmo».

Programma completo su www.teatroallascala.org

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Elena Percivaldi (Milano, 3 maggio 1973) è una storica, saggista e scrittrice italiana, giornalista, critica d’arte e musicale.
Laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla storia medievale, all’attività di saggista e pubblicista affianca quella di relatrice e docente in conferenze e convegni.
A livello nazionale ed internazionale è accreditata come un’esperta di Cultura Antica e Medioevale.
Sito web: http://www.elenapercivaldi.com/

 

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