MENOTTI, L’ECLETTICO

The Telephone; Poemetti per Mariarosa; Trio per violino, clarinetto e pianoforte.

Cinzia Forte, Marco Camastra, Gruppo strumentale dell’Orchestra sinfonia Donizetti, Fabrizio Maria Carminati; Marco Sollini, Stefano Ferrario, Stefano Ricci.

1 cd CONCERTO 2087

Interpretazione: ****

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menottiGiancarlo Menotti fu, senza dubbio, un eclettico, nel senso migliore del termine, così come Cicerone lo fu, sotto l’aspetto dei trattati filosofici.

Menotti, infatti, ebbe una formazione culturale varia, ricca, poliforme che lo rese attento tanto alla classicità quanto alle avanguardie – che ben conosceva, pur tenendosi volutamente distaccato – permettendogli una duttilità di linguaggio altrimenti impossibile.

Nella sua vasta produzione, tanto strumentale quanto vocale, sono ricorrenti in lui aspetti provenienti anche dalla musica popolare, sempre ricondotti, però, all’ossequio verso la tradizione e la forma, dilatate secondo la sua poetica, la sensibilità, quasi in rapporto speculare tra il passato ed il presente.

Così, se la sua creazione più nota al grande pubblico resta il Festival dei Due mondi di Spoleto, cui, con felice gemellaggio, si è aggiunto quello della “Piccola Spoleto” presso Cadegliano Viconago, dove il compositore nacque, grazie alla sensibilità ed all’intuizione di Silvia Priori, regista ed attrice mentore dell’attivissimo Teatro Blu, oggi merita interesse qualsiasi pubblicazione che registri le composizioni di Menotti, autore che, proprio per la sua dialettica musicale, ebbe successo più negli Stati Uniti che in patria. Sebbene il compositore non avesse mai rinunciato alla cittadinanza italiana, negli States egli è tuttora considerato un compositore autoctono, come l’amico Barber, un’espressione della poliedrica cultura dell’America del Nord, laddove, in effetti, Menotti poté esprimersi con la massima libertà (e non solo artistica).

Operista egli stesso – fin da quell’Amelia al ballo, unica opera scritta in Italiano e da lui non tradotta, ma da Georg Mead, battezzata nel 1937 al Curtis Institute di Philadelphia – fu anche autore di libretti, esperto drammaturgo e “registra” di teatro, fornendo uno dei massimi esempi prodotti negli States nel XX secolo, la Vanessa di Barber la quale, guidata dalla bacchetta di Dmitri Mitropoulos debuttò a New York nel 1958, manifestando così come il melodramma possa essere sempre considerato e mantenuto vivo, anche negli anni seguenti la Turandot, sorta di “colonna d’Ercole” superabilissima e, sovente, superata, tra l’altro con esiti ottimi.

Il console, in effetti, l’opera tra le più ambiziose di Menotti, si cala nel mondo contemporaneo, portando sulla scena un giorno di dramma quotidiano, sancendo, se mai ve ne fosse ancora bisogno, il solido legame che intercorre tra vita ed arte.

Insomma, la cifra stilistica dell’autore si può riassumere nella sua capacità di un’inventiva melodica estroversa e di una scrittura musicale equidistante sia dalle avanguardie, sia dalla tradizione, pur con un’evidente propensione a “ricreare”, con sapiente umorismo ed affettuosità bonaria, atmosfere pucciniane o veriste, leggerezza descrittiva alla Prokofiev, grazie anche ad un infallibile senso del teatro, manifesto sia nella scelta dei soggetti, sia nel taglio dei libretti, incentrati su di una doppia chiave di lettura delle situazioni.

Ed è quanto avviene anche nell’operina The telephone qui registrata dal vivo a Bergamo (nella traduzione italiana): il concetto del dualismo, infatti, resta il perno del teatro di Menotti, che si chiede quale senso abbia difendere strenuamente quanto si ha di più caro, se non raggiungeremo mai la certezza che non si tratti solo d’illusioni.

Così, anche la musica strumentale si manifesta quale espressione di piacere nell’essere essa stessa musica, medicina e “vacanza” dell’anima, per rifarsi al noto motto che il compositore dedicò al Festival di Spoleto.

In tal senso, è possibile ascoltare lo splendido Trio per violino, clarinetto e pianoforte del 1996, permeato da un eloquio sempre fresco ed immediato.

Ottima la scelta della Concerto di riunire in un cd tre esempi dell’eclettismo del compositore, accostando un’opera ad una pagina di musica da camera ed ai pezzi per pianoforte del 1937, i Poemetti per Mariarosa, 12 pezzi per bambini, sorta di romanze senza parole in chiave novecentesca.

Tra l’altro, l’edizione de Il telefono, diretta da Fabrizio Maria Carminati, registrata al Teatro Donizetti di Bergamo il 31 dicembre 2000, è bellissima per la varietà timbrica superbamente valorizzata dal direttore e per lo spirito vivacissimo dei due interpreti, la bravissima Cinzia Forte ed il sicuro Marco Camastra nelle parti di Lucy e di Ben.

Lodi che si possono parimenti indirizzare al sempre ottimo Marco Sollini, uno dei massimi interpreti del repertorio pianistico creato da compositori Italiani, assieme a Stefano Ferrario (violino) ed a Stefano Ricci (clarinetto) per l’esemplare interpretazione del Trio che chiude in bellezza questo gioiello dato alle stampe dalla Concerto.

Bruno Belli

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