WAGNER E VERDI

Parafrasi di Wilhelmj, Ritter, Sivori, Bazzini.

1 cd CONCERTO (Live) The magic of live 02.

Interpretazione: *****

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wagner - verdiIl costume della trascrizione, dell’elaborazione e della parafrasi su temi tratti dalle opere di maggior successo nasce, grossomodo, verso la fine del Settecento, quando la tradizione delle Tafelmusiken per soli fiati abbandona la forma della suite di danze originali, producendo un florilegio delle pagine più “accattivanti” tratte dalle opere che si rappresentavano nei tetri cittadini. L’esempio più conosciuto si trova nel Don Giovanni di Mozart, quando, durante la cena che il protagonista si fa servire quasi al termine dell’opera, l’orchestrina presente sul palco intona tre diverse arie provenienti da altrettanti lavori di Martin Y Soler, Sarti e dello stesso Mozart.

E’, però, nell’Ottocento, grazie al sempre maggior peso che la borghesia conquista nella società, che la trascrizione per diversi “assiemi” o per il solo pianoforte diventa un vero e proprio canale di diffusione della musica tanto nei salotti, quanto nelle sale da concerto, fino ad arrivare ai chioschi nei parchi.

Se virtuosi come Liszt e Thalberg, per indicare i più prolifici, hanno modo di “ricamare” virtuosismi da offrire al pubblico sui temi più graditi ascoltati a teatro, numerosi musicisti preparano, per se stessi, oppure per i committenti, prodotti di differente livello artistico che diventano il mezzo principale della diffusione di un repertorio che, soprattutto in Italia, sarà tanto popolare che le stesse arie d’opera entreranno, con i più disparati mutamenti, nelle canzoni d’osteria (penso, ad esempio, solo per restare alla tradizione lombarda, ad esempio, a quei temi tratti da Aida e da Rigoletto che si trovano nei celebri “risotti” e “minestroni”, per i quali, per chi ne volesse sapere di più, è sempre assai utile la lettura del libro La mia morosa cara compilato per Mondadori da Nanni Svampa).

Il duo per pianoforte e violino è, senza dubbio, l’abbinamento più frequente che si presenti all’ascoltatore, superato soltanto dalla produzione torrenziale dedicata al pianoforte – per virtuosi, amatori, principianti, ragazze di “buona famiglia” il cui studio dello strumento diventò uno dei tasselli essenziali per l’educazione sociale – così che Francesco Manara e Marco Sollini hanno potuto accedere a pagine non sempre consuete, data la mole delle parafrasi. I due artisti hanno prediletto – con raro buon gusto e raffinata cernita – opere trascritte da autentici musicisti di primo piano nel panorama dei migliori interpreti ed insegnanti del Secondo Ottocento, partendo da Sivori, il celebre allievo di Paganini, passando per il virtuosismo di Bazzini giungendo a Mascagni che, del celeberrimo intermezzo tratto da Cavalleria rusticana vide numerosi adattamenti, tra i quali, per propria mano, la nota Ave Maria.

Pensato per l’anno che vedeva le celebrazioni di Verdi e di Wagner – il bicentenario nel 2013 – il disco presenta, così, parafrasi su opere dei due massimi rappresentanti della cultura musicale europea dell’Ottocento teatrale, aprendo il programma con l’adattamento di un Albumbatt originariamente scritto per solo pianoforte da Wagner, e chiudendolo, in una sorta di cerchio ideale, con l’intermezzo di Mascagni.

All’interno, quattro ampie elaborazioni, due, per opera di Alexander Ritter (1833 – 1896) e di August Wilhelmj (1845 – 1908), dedicate a Wagner (Tristan und Isolde: Isolde Liebestod” – Siegfried) e le altre, firmate da Antonio Bazzini (1818 – 1897) e da Ernesto Camillo Sivori (1815 – 1894), tratte da Verdi (La TraviataIl Trovatore).

Si tratta di brani impegnativi per gli interpeti, e di altrettanto piacevole ascolto per l’uditorio, nei quali gli artisti hanno la possibilità di porre in evidenza le doti tecniche e la sensibilità interpretativa, accostando adamantini virtuosismi ad oasi di serena e pregnante poesia, come avviene nel Siegfried.

Franceso Manara e Marco Sollini sono particolarmente affiatati, tanto da sembrare una stessa persona che suona, grazie alla loro consumata esperienza d’interpeti (solisti e in gruppo) sempre attenti alla ricerca dell’equilibrio e dell’eleganza ed all’entusiasmo di esplorare vasti orizzonti nell’amplissimo panorama musicale dell’Ottocento.

Bruno Belli

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