GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI, AUTHENTIC AND SPOURIOUS WORKS FOR KEYBOARD

(Opere autentiche e spurie per tastiera)

MARCO SOLLINI, pianoforte. 1 cd CONCERTO 2083

Interpretazione: ****

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“Pergolesi, l’inimitabile”, parola di Jean Jacques Rousseau.

Però, il grande filosofo illuminista francese, autentico “difensore” della musica italiana rispetto alla tradizione aulica francese dei Lully e dei Rameau, autore egli stesso di un’operina che vorrebbe essere “nello stile italiano”, Le devin du village (medesima trama che sarà sottoposta al giovinetto Mozart del Bastien un Bastienne) non sapeva che, in realtà, l’imitazione di Pergolesi era all’ordine del giorno, già quando La serva padrona giunse a Parigi, realizzando, la sera del 1 marzo del 1753, la lunga querelle che produsse, sempre da parte di Rousseau, la celeberrima Lettre sulla musique française, il pamphlet con il quale si misurarono, da quel momento, pressoché tutti i compositori dell’epoca almeno fino all’ultimo decennio del secolo.

Pergolesi era morto da diciassette anni; ne aveva vissuti 26. Nonostante questo, la mole delle composizioni che circolarono sotto il suo nome era immensa, spaziando dalla musica da camera alla sacra, dal melodramma alla cantata.

Quando, tra il 1939 ed il 1942, fu pubblicata l’Opera omnia in 26 volumi (!!!) gli studiosi cominciarono ad accorgersi che alcune composizioni non sarebbero potute essere autentiche (non posso qui, per ovvie ragioni di spazio e di finalità, segnalare le numerose indicazioni che Mervin E. Paymer, per primo, quindi, Barry S. Brook e Dario della Porta in seguito, forniscono per supportare un’analisi che ha ridimensionato il catalogo pergolesiano, a vantaggio della qualità della musica dello stesso compositore).

Anzi, della mole iniziale, oggi solo un 10 per cento (una trentina di composizioni) è sicuramente di Pergolesi, fatto salvo quanto autografo: il resto appartiene ad un ampio catalogo di compositori del Settecento che va da Alberti a Vinci, passando per Wassenaer ed altri musicisti del Nord dell’Europa.

Una tale “falsificazione” nelle edizioni a stampa già circolanti entro la fine degli anni trenta del Settecento si spiega grazie a due fattori: il primo è da porre in relazione alla qualità della musica pergolesiana ed alla richiesta da parte del pubblico. La pubblicazione di pagine che recavano il nome del Marchigiano era fonte di guadagni.

Il nome di Pergolesi era garanzia di successo: gli editori facevano scrivere composizioni nello stile del compositore (per la musica strumentale, le sinfonie avanti l’opera; per quella vocale lo Stabat Mater), ricompensavano per questi “falsi” gli autori reali e ne acquisivano tutti i diritti d’uso.

Il secondo fattore è da riferirsi alla breve esistenza di Pergolesi. Le poche notizie legate alla sua vita suscitarono l’interesse verso la figura sfuggente e, di conseguenza, nei confronti delle sue opere.

Delle numerose sonate e suites per tastiera che ci sono state tramandate sotto il nome di Pergoelsi, l’unica forse autentica (non siamo nemmeno del tutto certi) è la Sonata in fa maggiore (un allegro moderato di breve ampiezza); il resto è attribuibile, tra gli altri, a Domenico Alberti (l’inventore dell’accompagnamento detto, per l’appunto, basso albertino), ed al lombardo Carlo Ignazio Monza, ma numerose pagine restano tuttora senza paternità.

Ad ogni modo, il gruppo di lavori di Monza e di Alberti sono di notevole qualità e posseggono rara bellezza: intelligente scelta, quindi, quella di Marco Sollini, autentico scopritore e sostenitore della letteratura pianistica italiana che spazia dal Settecento e giunge ai massimi operisti del XIX secolo, anfitrione della rassegna marchigiana “Armonie della sera”, di incidere, per Concerto, un altro gradevolissimo programma di pagine sconosciute che gravitano attorno al nome di Pergolesi.

E’ un modo per ascoltare musica di ottimo livello e per renderci conto di quanto fosse prolifica la vita musicale italiana dei secoli XVIII e XIX, tanto da essere comunemente un aspetto della vita quotidiana.

Al tempo stesso poi, queste pagine ci sono utili per meglio comprendere la figura di Pergolesi stesso, di apprezzarne l’opera originale che sancì la nascita di uno stile che, solo più tardi, sarà definito “napoletano”, in altre parole quando ormai il Romanticismo era già alle porte dell’Europa.

Marco Sollini, come sempre, ci offre un’interpretazione brillante, adamantina, personale nel porgerci un’opera pensata certamente per clavicembali e fortepiani, ma comunque efficace anche su strumenti moderni.

Ci auguriamo che il Maestro Sollini seguiti a dedicarsi al “pianismoitaliano appartenete ai tre secoli trascorsi.

Bruno Belli

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