RENATO BRUSON: DONIZETTI ARIAS

RENATO BRUSON, IL BARITONO “GRAND SEIGNEUR”

RENATO BRUSON: DONIZETTI ARIAS

con Bonus. 1 cd DECCA 4808140

Interpretazione:*****

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Renato Bruson, una delle voci più complete e rappresentative della classe con cui si deve esprimere il canto romantico italiano, non ha avuto una frequentazione discografica pari alle doti reali. Un po’ come avvenne per Kraus, le case discografiche multinazionali lo impiegarono per pochi titoli operistici completi e affatto raramente per “recital” che, invece, avrebbero lasciato testimonianza della capacità poliedrica di Bruson e della classe che accompagna il suo canto.

Tra le incisioni complete in studio – non entro qui nel ginepraio dei “live” che sono vari e non sempre di buona qualità d’ascolto – di certo, per fortuna, i produttori lo hanno scritturato per Verdi: ruoli come Rigoletto e Macbeth sono giustamente testimonianza dell’interprete, così come Renato di Un ballo in maschera (due volte, con le bacchette prima di Abbado, quindi di Solti) e Germont (forse per la più interessante incisione de La Traviata degli ultimi 50 anni, assieme alla Scotto ed a Kraus con la concertazione superba di Muti, per la EMI). Da alcune rappresentazioni live, ma incise con la tecnica dello studio di registrazione, fortunatamente Bruson è stato immortalato dalla Deutsche Grammophon nel Falstaff londinese guidato da Giulini, e nel ruolo di Don Carlo di Ernani dalla EMI, ma, ad esempio, niente Attila (nei panni Foresto), Due Foscari, Vespri Siciliani, Aida, Don Carlo.

L’austriaca Capriccio, che ha offerto alcune registrazione a Bruson sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso, ce lo fa ascoltare quale Simon Boccanegra, ma, per il resto, silenzio.

Poi, c’è Donizetti, l’altro genio romantico italiano cui la carriera di Bruson, in teatro, ha reso omaggio forse anche più che a Verdi: qui, i titoli, si riducono a Lucia di Lammermoor, e a Don Pasquale (per altro, forse il ruolo in assoluto meno idoneo al baritono veneto). Niente Favorita (così superbamente affrontata sui palcoscenici), Maria di Rohan o Linda di Chamounix.

In altre parole, mancano all’appello alcuni dei ruoli più rappresentativi di un baritono che, per nobiltà di fraseggio e per pastosità del timbro, è stato l’erede naturale di Taddei (altro sotto – impiegato dalla multinazionali).

Il suo canto, in Verdi ed in Donizetti, e tutta la critica più avveduta è concorde, primeggia per le smorzature e le legature di estrema dolcezza. Quello che di lui fa il vero e completo baritono grand seigneur è la classe interpretativa: emissione nobile e misurata, controllo del fiato, mezze voci, legato impeccabile, assenza totale di effettacci o di gigionate; capacità di modulare la voce in modo sempre omogeneo nella gamma centrale, e solo alcuni cedimenti i quella grave ed acuta.

Ad ogni modo, cantante da cui molti giovani avrebbero soltanto da imparare al quale, finalmente, rende omaggio la DECCA, ristampando un vecchio disco in cui Bruson affrontava i ruoli donizettiani a lui più consueti, al quale, completando l’ora e un quarto disponibile grazie al supporto cd, sono aggiunti altri 5 brani.

Con l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, guidata dall’efficace Bruno Martinotti, ecco un Bruson in splendida forma – era il 1981 – proporci le due arie di Alfonso da La Favorita, e, quindi, Gemma di Vergy, Marin Faliero, Roberto Devereux, Linda di Chamounix, Don Sebastiano (chi altri mai ha saputo giocare così opportunamente sulle mezze voci per l’ampia cavata di O Lisbona, alfin ti miro?) Maria di Rohan, Caterina Cornaro.

Quindi, dal disco che immortalò il Requiem per Bellini di Donizetti, con i complessi dell’Arena di Verona (in studio, però), accanto ad un altrettanto smagliante Pavarotti (sempre il 1981) e ad una sicurissima Cortez, un Judex ergo da manuale per il legato, quindi Domine Jesu Christe ed infine, dal disco Le grandi voci all’Arena di Verona (ma perché non pubblicarlo nuovamente per intero?) tre autentiche gemme dell’arte di Bruson, colto in arie che sono i suoi cavalli di battaglia, Pietà, rispetto, amore, da Macbeth, Cortigiani, vil razza dananta, da Rigoletto ed il sublime Per me giunto da Don Carlo.

Un cd bello, bellissimo, da ascoltare, ascoltare, ascoltare…e da imparare!!!

Bruno Belli

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