DOMENICO CIMAROSA, OUVERTURES DALLE OPERE, VOL. III

Sinfonia Finlandia Jyvaskyla, Patrick Gallois.

1 cd NAXOS 8.572734

Interpretazione: ****

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Con il terzo volume, edito dalla Naxos, delle sinfonie d’opera di Domenico Cimarosa si possono ascoltare, in tutto, ben 30 ouvertures di varia provenienza – opere buffe e serie – di differente struttura (in tre tempi, allegro in forma sonata) ed orchestrazione che attestano non tanto l’evoluzione del compositore, quanto la sua capacità di scrivere per pubblici affatto differenti, restando sempre se stesso, figlio di quella scuola napoletana che ebbe in lui senza dubbio il massimo rappresentante, il quale, condensando l’esperienza settecentesca, la porta alle conseguenze estreme (il Romanticismo è alle porte) e ne chiude la vasta parabola.

Come ebbe a scrivere Mary Tibaldi Chiesa nel volume edito da Garzanti nel 1949 dedicato a Cimarosa – un testo che rimane, ad oggi, uno dei riferimenti per chiunque si accosti allo studio del compositore, sebbene, in alcune parti superato dalla successiva documentazione cui si è potuto attingere negli anni successivi – “il Cimarosa era figlio del suo tempo, ne assommò in sé le qualità e i difetti, rifulgendo nella mente e nelle opere per genialità e vivacità tutte meridionali” (1).

Ed, in effetti, il prodigio della produzione strumentale (considerando anche le sonate, in toto, il Concerto per due flauti, quello per clavicembalo ed alcune composizioni da camera) è il formidabile eloquio, la freschezza e spontaneità delle idee, la luminosità dell’accento musicale, la trasparenza dell’orchestrazione e la mano sempre sicura nel condurre l’armonia anche nelle pagine di forma più artigianale e meno ispirata.

Così, il discorso vale per le ouvertures, alcune delle quali veri capolavori che, in sede di concerto, hanno sempre attirato persino i massimi direttori d’orchestra – e, per taluni, “insospettabili” interessati al genere – quali Toscanini (che non si limitò a Il matrimonio segreto, ma attinse anche a Il matrimonio per raggiro) o Mitroupolos che propose una rarità quale La bella greca (ne fu registrata l’esecuzione data alla Radio a New York nel 1954).

Il progetto della Naxos, che registrò sotto l’etichetta Marco Polo il primo volume, quindi ristampato, è molto interessante, anche perché l’ascoltatore non resterà mai deluso dallo stile di Cimarosa, se bene interpretato, sebbene abbia, almeno a parere di chi scrive, un difetto che risiede scelta di avere interpellato per ogni disco differenti orchestre e direttori.

Se, infatti, si possono ascoltare differenti modi d’approccio al repertorio, con tale scelta si tende a differenziarlo ancor più di quanto già non lo sia per l’ovvia distanza che intercorre tra gli esordi teatrali e l’Artemisia veneziana del 1801.

Per questo ultimo cd – che comprende, tra le altre, le due ouvertures scritte per Le astuzie femminili, I due baroni di Roccazzurra, L’Eroe cinese ed Artemisia regina di Caria, tra le preferite del compositore – si è affidata l’interpretazione alla bacchetta di Patrick Gallois sempre molto musicale ed in perfetta sintonia con lo stile delle diverse pagine ed alla Sinfonia Finlandia di Jyvaskyla che, sebbene sconosciuta dalle nostre parti, mostra una duttilità ed una trasparenza tali da superare ben più “blasonate” colleghe italiane che, a causa di direttori non sempre all’altezza, hanno perduto molto dello smalto che avevano acquisito con direttori stabili.

1)      Mary Tibaldi Chiesa, Cimarosa e il suo tempo, Garzanti, Milano 1949, pag. 314.

Bruno Belli

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8°CONCORSO MUSICALE NAZIONALE “Cittá di Campagnano”

Il Comune di Campagnano di Roma e l’Istituto Comprensivo Campagnano di Roma bandiscono l’

8°CONCORSO MUSICALE NAZIONALE “Cittá di Campagnano”
16-17-18-19 Aprile 2015, Campagnano di Roma

per gli alunni della Scuola Secondaria di Primo e Secondo Grado, del Liceo Musicale, dei Corsi Preaccademici del Conservatorio delle classi 4^e 5^ della Scuola Primaria e Jeunes Musiciens de Saint Didier au Mont d’Or

Iscrizione esclusivamente on-line entro il 31 marzo 2015
Modulo on-line su http://www.associazionenotabene.org

PER INFORMAZIONI:  TEL 3895765723 – 3470960533 – 3806929718 concorsomusicale@comunecampagnano.it; www.associazionenotabene.org

19° CONCORSO NAZIONALE PER GIOVANI MUSICISTI Premio “Benedetto Albanese”

19° CONCORSO NAZIONALE PER GIOVANI MUSICISTI Premio “Benedetto Albanese”

CACCAMO (PA) 24/30 Aprile 2014

MONTEPREMI:  10000 EURO

SCADENZA ISCRIZIONI:  14 Aprile 2015

PER INFORMAZIONI:  Associazione Amici della Musica “Benedetto Albanese”, Via Cartagine n°27 – 90012 Caccamo (Prov. di Palermo), Tel. 091/8122011, info@benedettoalbanese.it

http://www.benedettoalbanese.it

 

MILANO SI INCHINA ALLA “CLEMENZA” DI SILLA

Applausi (meritati) a scena aperta al Piermarini per la terza opera mozartiana composta all’ombra del Duomo, che tornava dopo trent’anni di assenza. Ma molti posti vuoti

 di Elena Percivaldi

Chi è il vero tiranno? Quel Lucio Silla, romano, odiato da tutti, che alla fine tutti perdona (compreso chi ha attentato alla sua vita, dandogli bontà sua in sposa la donna amata) oppure Milano, che si ostina a non scaldarsi per il Mozart giovanile rispondendo con sedie vuote a un titolo a che mancava da ben trent’anni (1984)? La storia sembra quasi ripetersi. La “prima” al Teatro Regio Ducale, il 26 dicembre 1772, fu in sordina, complici alcuni incidenti come il ritardo di tre ore sull’inizio e la non felice esibizione del tenore che interpretava il ruolo del titolo. Il lavoro non procurò al giovanissimo compositore (aveva appena 16 anni) ulteriori commissioni, decretando nel marzo successivo il mesto e definitivo ritorno in patria. Stavolta gli applausi di chi c’era sono stati fragorosi. Ma sia alla prima che alla seconda e anche alla terza rappresentazione (che qui recensiamo) c’erano parecchi posti liberi.

E sì che della trilogia milanese (gli altri due titoli sono “Mitridate, re di Ponto” e “Ascanio in Alba”, scritti rispettivamente nel 1770 e nel 1771, il primo invece accolto trionfalmente) il Silla è sicuramente l’opera più ambiziosa e riuscita. In essa confluiscono tutte le esperienze finora maturate dal giovane musicista durante i lunghi viaggi di studio in Italia. La partitura rivela il dominio completo del linguaggio musicale e retorico dell’opera seria sia nell’orchestrazione che nel trattamento delle voci e non sono estranee, anzi, persino innovazioni e spinte verso una concezione più “moderna” e un superamento della tradizione, innescando un processo che sarà perfezionato con i grandi capolavori della maturità. Tutto ciò fa del “Silla” il frutto più ubertoso germogliato alla fine di un lungo percorso di apprendistato ma anche di un’intera stagione creativa. Miracoli mozartiani: giacché l’azione è statica e il libretto del livornese Giovanni De Gamerra, pur discostandosi qua e là dalle convenzioni dell’epoca, è tendenzialmente piatto nonostante (o forse a causa?) delle revisioni di Pietro Metastasio, il monumentale “poeta cesareo” che però ormai (almeno per Mozart) “sapeva” di vecchio.

Questa ripresa milanese del titolo è una nuova coproduzione realizzata con Fondazione Mozarteum e Festival di Salisburgo ed è andata in scena con grande successo prima alla Mozartwoche e poi in occasione del Salzburger Festspiele nel 2013. La regia di Marshall Pynkoski (con le luci, efficaci, di Hervé Gary) è raffinatissima e riesce a imprimere dinamismo e lievità a un’azione librettistica come detto decisamente pesante e statica, e a evitare che le interminabili arie col “da capo” tipiche dell’opera seria siano risolte in una fissità estenuante (anche e soprattutto per lo spettatore).

Splendide sono anche le scene e meravigliosi i costumi di Antonie Fontaine, contemporanei non a una Roma pomposa e lontana ma alla messinscena mozartiana. Quindi è tutto un rimando all’estetica del tempo, sospesa tra classico e romantico e con toni decisamente sepolcrali (allora molto di moda), né poteva essere diversamente visto l’atmosfera che domina sia l’azione sia il libretto una parte del quale si svolge al cimitero. Né stonano i balletti (corpo di ballo del Teatro alla Scala diretto da Makhar Vaziev), mai eccessivi, che sottolineano morbidamente l’azione senza mai disturbarla.

Veniamo alla parte musicale. Sul podio, qua come a Salisburgo, si staglia Marc Minkowski, che non ha deluso le aspettative e ha ricevuto una fragorosa ovazione. La sua lettura è stata elegante e misurata, e ha saputo dosare con maestria l’alternanza dei registri espressivi della partitura dando i necessari chiaroscuri preromantici ai momenti più meditativi (le “scene d’ombra”) e imprimendo l’opportuno vigore nelle impetuose scene d’ira e di vendetta. Non gli è mancata neppure l’ironia, con quella citazione al clavicembalo della Marcia Nuziale nel recitativo in cui Cinna promette di sposare Celia, che ha strappato il sorriso del pubblico. Per il suo debutto alla Scala non poteva ottenere di più.

Vediamo le voci. La parte di Silla, come noto, già di per sé parte monca: prevista per Arcangelo Cortoni, fu poi affidata all’ultimo, causa indisposizione, al mediocre lodigiano Bassano Morgnoni, cantore da chiesa e senza esperienza teatrale alcuna nonché goffo sul palco e a tratti persino ridicolo («Va detto che il tenore, che abbiamo dovuto ingaggiare d`urgenza, è un cantante da chiesa di Lodi che non ha mai recitato in un teatro così insigne; avrà giusto interpretato un paio di volte un ruolo da primo Tenore a Lodi, e infine è stato ingaggiato solo 8 giorni prima che l`opera andasse in scena. Costui, dal momento che nella sua prima Aria la prima Donna deve essere oggetto di una manifestazione d`ira da parte sua, ha recitato questo accesso di rabbia in maniera tanto esagerata che pareva volesse prenderla a schiaffi e staccarle il naso con un pugno, al che il pubblico si è messo a ridere»: così Leopold Mozart alla moglie il 2 gennaio 1773 parlando della prima del 26 dicembre). Mozart fu costretto a rivedere pesantemente l’intero ruolo e a ridimensionarlo e solo la sua musica miracolosa lo salva dall’essere un personaggio farsesco o da operetta anziché da opera seria.

Kresimir Spicer (al posto dell’indisposto Rolando Villazón) ha fatto del suo meglio per evitare il grottesco e c’è in gran parte riuscito. Il suo è un dittatore nevrotico e un po’ (forse troppo) schizofrenico: è diviso tra l’amore per Giunia e il desiderio di vendetta per non essere da lei corrisposto, e si trova a disagio per il fatto di dover sostenere un ruolo, quello del tiranno, dal quale sembra volersi liberare alla svelta. Alla fine la rinuncia alla corona d’alloro sarà una liberazione per Roma, certo, ma soprattutto per se stesso. Se a Spicer la presenza scenica (dovuta anche alla fisicità monumentale) non manca, non sempre incisiva ci è parsa la prova vocale. L’emissione è risultata a tratti faticosa, alcune note sono state leggermente grattate, alcune mezzevoci falsettate e i trilli non risolti in maniera chiara e cristallina come invece i ruoli tenorili mozartiani richiederebbero. Comunque sia, è stato applaudito meritatamente.

Discorso più complesso invece per i due ruoli en travesti. Il Lucio Cinna di Inga Kalna ci è sembrato piuttosto piatto e monocorde sul piano interpretativo (sull’amante/amato prevale sempre l’angelo della vendetta, ma senza la sua grazia), mentre vocalmente è parso in difficoltà in alcuni dei numerosi passaggi di agilità. Tutto sommato questo Cinna non si discosta molto da quelle silhouette in nero che tanto piacevano nel Settecento e che impazzavano nei teatri d’ombre. Ma sono figure appunto piatte e monocordi.

Viceversa pienamente convincente, anzi degna di lode, è stata l’interpretazione di Marianne Crebassa che ha scolpito un Cecilio a tuttotondo, evidenziando efficacemente tutte le sfumature del personaggio: dall’amante sognante e tenero al giovane impetuoso e desideroso di vendetta, che si nutre di meditazioni sepolcrali ma anche di solari gioie e di speranza. Insieme a quello di Giunia, Cecilio è il personaggio più riuscito, né poteva essere diversamente anche perché fu scritto sulle eccezionale vocalità del castrato superstar Venanzio Rauzzini, per il quale poche settimane dopo Mozart avrebbe composto il celeberrimo mottetto “Exsultate iubilate” KV 165. E non è difficile vedere in Cecilio, in controluce, i turbamenti emotivi e i salti d’umore che dovevano appartenere anche a Wolfgang adolescente… La Crebassa, magnifica voce, piena e rotonda, con centri sontuosi, buon registro basso e acuti ben sostenuti, ha superato brillantemente tutte le agilità richieste. Per lei applausi a scena aperta, meritatissimi.

Ovazione anche per Lenneke Ruiten, una Giunia nobile, dal portamento fiero ma sensuale e molto femminile. La parte, vocalmente impervia e a tratti al limite dell’eseguibile (Wolfgang più tardi la propose alla miticaAloysia Weber definendola costellata di «passaggi spaventosi») fu scritta appositamente per la virtuosa napoletana Anna de Amicis Buonsollazzi, che a detta di Leopold alla prima cantò come un angelo, «in maniera da lasciar sbalorditi». La Ruiten l’ha affrontata con piglio e determinazione lasciando freddi solo su qualche acuto estremo. Per il resto, anche a livello di presenza scenica, la sua prestazione è stata maiuscola.

Ottima anche la Celia di Giulia Semenzato, esuberante e furba, graziosa, seducente e piccante. Una figura che finalmente esce dai ruoli di contorno per imporsi, vocalmente e scenicamente, come determinante. Buono anche il coro diretto come sempre in modo magistrale da Bruno Casoni.

Fotografie Brescia-Amisano © Teatro alla Scala

 http://www.teatroallascala.org/

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17º Concorso internazionale di Musica Euterpe

L’Associazione Culturale Musicale “EUTERPE”, con il patrocinio del Comune di Corato Assessorato alla Cultura, dell’Assessorato al Mediterraneo Cultura e Turismo della Regione Puglia, del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, indice ed organizza il 17o Concorso Internazionale di Musica “EUTERPE ” che si svolgerà a Corato (BA) dal 16 al 24 maggio 2015.

Il Concorso si propone di incentivare il confronto fra giovani talenti che, provenendo dai più diversi paesi del mondo, garantiscono al nostro territorio una straordinaria crescita culturale promuovendo il desiderio di dialogo, di creatività e di affermazione nell’affascinante mondo della musica.

SEZIONI: PIANOFORTE – ARCHI – CANTO – MUSICA DA CAMERA -ORCHESTRE- SCUOLE MEDIE AD INDIRIZZO MUSICALE

MONTEPREMI: 8000 Euro

SCADENZA ISCRIZIONI: 24 Aprile 2015

PER INFORMAZIONI:
tel.  080.8983870 – 3477169348
e.mail info@concorsoeuterpe.it f.desantis@concorsoeuterpe.it
http://www.concorsoeuterpe.it

GAETANO DONIZETTI SYMPHONIES

Orchestra Sinfonia nazionale della RAI, Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, Diego Dini Ciacci

2 cd SONY, 88883751832 (vol. 1), 88883751842 (vol.2)

Interpretazione: ****

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Guidate da Diego Dini Ciacci abbiamo la possibilità di ascoltare l’Orchestra sinfonica nazionale della RAI e quella del Teatro di San Carlo di Napoli per 2 cd molto interessanti – ed altrettanto gratificanti all’ascolto – dedicati alle sinfonie di Gaetano Donizetti.

Sinfonie, di certo, intese nella struttura “all’Italiana”, un unico movimento solitamente introdotto da un tempo lento, che prepara ad una stesura semplificata della forma sonata (per intenderci, grossomodo, la struttura propria della più parte delle ouverutres rossiniane), ad eccezione di un esempio notevolissimo del quale tratteremo.

Donizetti ci ha lasciato 15 sinfonie orchestrali (14 complete ed una non terminata, con temi utilizzati, poi, ne Il furioso all’isola di San Domingo e L’elisir d’amore), certamente non paragonabili, per contenuto ai 18 quartetti, ma notevoli esempi della conoscenza armonica e formale che il giovane compositore aveva imparato prima da Mayr, quindi dallo stesso Padre Mattei che aveva penato con l’esuberanza intellettiva di Rossini pochissimi anni prima.

Di certo, la lezione di Mayr servì a Donizetti soprattutto per la conoscenza dei classici Mozart ed Haydn: in tal chiave, si possono meglio comprendere i quartetti donizettiani che sono composti secondo le norme della scuola viennese.

Per le sinfonie, il discorso è molto più vario, giacché la maggior parte di esse risalgono agli anni di studio, oppure ai primissimi passi della carriera del Nostro.

Delle 14 sinfonie, ben 11 sono ascrivibili agli anni 1816 – 1819: esse dimostrano una certa sicurezza nel trattare la forma, presentando, tra l’altro, temi per lo più di fresca e baldanzosa inventiva, uso sapiente del crescendo – anche se palesemente tratto da Rossini – ed un’orchestrazione che privilegia in modo piuttosto inconsueto per l’epoca la sezione dei fiati (caratteristica mutuata dal Mayr).

Nel caso di alcune pagine, come la sinfonia detta L’incendio, o quella per la Morte di Antonio Capuzzi primo violino dell’Orchestra facente capo alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo e maestro di sicuro riferimento all’epoca, la struttura è ampliata e più varia rispetto a quella della forma sonata semplificata. Nel secondo caso, Donizetti prevede un’ampia introduzione in adagio con certa fantasia di temi, quindi, la sinfonia “semplificata” con i due temi principali (mutuata, con pochi ritocchi di “colore”, dalla sinfonia in re maggiore La partenza) ed un’ampia coda in tempo di marcia, nella quale s’innesta la consueta stretta di sapore operistico.

Discorso differente vale per il Preludio funebre (1837), destinato ad una Cantata per la morte della Malibran, i cui numeri appartengono a più compositori (gli altri sono Pacini, Mercadante, Coppola e Vaccaj) e mai eseguita (una sorta di anticipazione della nota Messa per Rossini pensata da Verdi nel 1868), così come per la Sinfonia in morte di Bellini (1836) che presenta l’elaborazione di alcuni temi tratti dalle opere del Catanese in una forma molto vicina al libero capriccio.

Ma la pagina che desta maggiore interesse per diversi motivi, è la Sinfonia in mi minore, suddivisa in tre movimenti, strutturati secondo la prassi della “scuola viennese”.

In realtà, questa Sinfonia in mi minore (circa 1838 – 1840) è una trascrizione, per ampia orchestra, operata dallo stesso Donizetti, dell’ultimo quartetto da lui composto nel 1836, ma non sappiamo né il motivo per cui il compositore si fosse dedicato alla composizione di una sinfonia “classica”, né tanto meno se l’ultimo movimento non sia stato trascritto dal quartetto perché Donizetti avesse abbandonato il progetto, oppure perché avesse deciso di comporre un tempo ex novo per meglio adattarlo all’insieme.

Certo è che la medesima trascrizione del primo movimento, con un’aggiunta di una breve introduzione in adagio divenne l’ouverture della Linda di Chamounix, la cui prima si tenne nel 1842 a Vienna: evidentemente, l’artista decise di rendere omaggio alla città austriaca per mezzo di una composizione che attestasse la sua padronanza della forma sonata.

Diego Dini Ciacci ci offre il tutto tramite una rara trasparenza di colori ed un’interpretazione sfavillante che rende affatto godibili entrambi i cd.

Bruno Belli

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