GAETANO DONIZETTI SYMPHONIES

Orchestra Sinfonia nazionale della RAI, Orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, Diego Dini Ciacci

2 cd SONY, 88883751832 (vol. 1), 88883751842 (vol.2)

Interpretazione: ****

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Guidate da Diego Dini Ciacci abbiamo la possibilità di ascoltare l’Orchestra sinfonica nazionale della RAI e quella del Teatro di San Carlo di Napoli per 2 cd molto interessanti – ed altrettanto gratificanti all’ascolto – dedicati alle sinfonie di Gaetano Donizetti.

Sinfonie, di certo, intese nella struttura “all’Italiana”, un unico movimento solitamente introdotto da un tempo lento, che prepara ad una stesura semplificata della forma sonata (per intenderci, grossomodo, la struttura propria della più parte delle ouverutres rossiniane), ad eccezione di un esempio notevolissimo del quale tratteremo.

Donizetti ci ha lasciato 15 sinfonie orchestrali (14 complete ed una non terminata, con temi utilizzati, poi, ne Il furioso all’isola di San Domingo e L’elisir d’amore), certamente non paragonabili, per contenuto ai 18 quartetti, ma notevoli esempi della conoscenza armonica e formale che il giovane compositore aveva imparato prima da Mayr, quindi dallo stesso Padre Mattei che aveva penato con l’esuberanza intellettiva di Rossini pochissimi anni prima.

Di certo, la lezione di Mayr servì a Donizetti soprattutto per la conoscenza dei classici Mozart ed Haydn: in tal chiave, si possono meglio comprendere i quartetti donizettiani che sono composti secondo le norme della scuola viennese.

Per le sinfonie, il discorso è molto più vario, giacché la maggior parte di esse risalgono agli anni di studio, oppure ai primissimi passi della carriera del Nostro.

Delle 14 sinfonie, ben 11 sono ascrivibili agli anni 1816 – 1819: esse dimostrano una certa sicurezza nel trattare la forma, presentando, tra l’altro, temi per lo più di fresca e baldanzosa inventiva, uso sapiente del crescendo – anche se palesemente tratto da Rossini – ed un’orchestrazione che privilegia in modo piuttosto inconsueto per l’epoca la sezione dei fiati (caratteristica mutuata dal Mayr).

Nel caso di alcune pagine, come la sinfonia detta L’incendio, o quella per la Morte di Antonio Capuzzi primo violino dell’Orchestra facente capo alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo e maestro di sicuro riferimento all’epoca, la struttura è ampliata e più varia rispetto a quella della forma sonata semplificata. Nel secondo caso, Donizetti prevede un’ampia introduzione in adagio con certa fantasia di temi, quindi, la sinfonia “semplificata” con i due temi principali (mutuata, con pochi ritocchi di “colore”, dalla sinfonia in re maggiore La partenza) ed un’ampia coda in tempo di marcia, nella quale s’innesta la consueta stretta di sapore operistico.

Discorso differente vale per il Preludio funebre (1837), destinato ad una Cantata per la morte della Malibran, i cui numeri appartengono a più compositori (gli altri sono Pacini, Mercadante, Coppola e Vaccaj) e mai eseguita (una sorta di anticipazione della nota Messa per Rossini pensata da Verdi nel 1868), così come per la Sinfonia in morte di Bellini (1836) che presenta l’elaborazione di alcuni temi tratti dalle opere del Catanese in una forma molto vicina al libero capriccio.

Ma la pagina che desta maggiore interesse per diversi motivi, è la Sinfonia in mi minore, suddivisa in tre movimenti, strutturati secondo la prassi della “scuola viennese”.

In realtà, questa Sinfonia in mi minore (circa 1838 – 1840) è una trascrizione, per ampia orchestra, operata dallo stesso Donizetti, dell’ultimo quartetto da lui composto nel 1836, ma non sappiamo né il motivo per cui il compositore si fosse dedicato alla composizione di una sinfonia “classica”, né tanto meno se l’ultimo movimento non sia stato trascritto dal quartetto perché Donizetti avesse abbandonato il progetto, oppure perché avesse deciso di comporre un tempo ex novo per meglio adattarlo all’insieme.

Certo è che la medesima trascrizione del primo movimento, con un’aggiunta di una breve introduzione in adagio divenne l’ouverture della Linda di Chamounix, la cui prima si tenne nel 1842 a Vienna: evidentemente, l’artista decise di rendere omaggio alla città austriaca per mezzo di una composizione che attestasse la sua padronanza della forma sonata.

Diego Dini Ciacci ci offre il tutto tramite una rara trasparenza di colori ed un’interpretazione sfavillante che rende affatto godibili entrambi i cd.

Bruno Belli

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