CECILIA BARTOLI, St PETERSBURG

I Barocchisti, Diego Fasolis

1 cd DECCA

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Non sono di certo un fan di Cecilia Bartoli, come sanno bene le persone che mi conoscono ed i miei quattro lettori: mi piace molto come cantante di “musica da camera”, eccellente nei concerti, molto meno nelle opere, soprattutto a causa del corpo della voce che, talora, è sovrastato, nei concertati, dai compagni di ventura. Però, la Bartoli è una fuoriclasse quando cesella il testo, è ferratissima nella coloratura, ha un controllo del fiato in concreto perfetto, così che ogni suo recital – che sia dal vivo, oppure in cd – è sempre un interessante confronto ed uno stimolo all’ascolto del repertorio negletto cui, invece, Lei ci ha abituati ormai da anni.

Quindi, pollice verso alle sue Sonnambula e Norma, laddove la Bartoli vuole cimentarsi con ruoli che la tessitura vocale non le permettono, ma piena ammirazione quando, restando nei confini che le doti le permettono, senza volerli travalicare, ci porge autentiche gemme, sia per l’interpretazione, sia per la scelta.

Così, in questo disco dedicato ad arie da opere che videro la prima nell’ambito della corte zarista – soprattutto negli anni del regno di Caterina la Grande, ma anche delle precedenti Anna ed Elisabetta – la Bartoli ci presenta registrazioni inedite del XVIII secolo, alcune delle quali in lingua russa.

Si tratta, per lo più, di pagine scritte da compositori italiani e tedeschi che ebbero modo di svolgere la professione alla corte: la stessa Bartoli, non nuova alla ricerca di tipo musicologico, ha portato nuovamente alla luce questi pezzi che giacciono, altrimenti, nel fondo bibliotecario del Mariinsky, collaborando con Diego Fasolis e la celebre orchestra da lui fondata, I Barocchisti, che cesella al bulino con molta fantasia ed estro, il ricco accompagnamento orchestrale previsto dagli autori scelti, così da presentarci in miniatura l’evoluzione dello stile operistico dal tardo Barocco alle soglie del Romanticismo.

Vincenzo Manfredini copre la parte del leone in questa silloge, d’altra parte attraversando egli stesso il secolo musicale (1737 – 1799); accanto, si trovano Francesco Domenico Araia (o Araja, in molte edizioni), attivo per ben 25 anni in Russia (nacque a Napoli nel 1709 e morì a Bologna nel 1770), noto, soprattutto per avere scritto la prima opera in Russo, Cefalo e Procri (ma la Bartoli attinge al Seleuco ed a La forza dell’amore e dell’odio), Domenico Dall’Oglio (1700 circa – 1774), che soggiornò con il fratello Giuseppe, violoncellista, per 29 anni alla corte imperiale russa, Hermann Friedrcih Raupach (1728 – 1788) e Domenico Cimarosa (1749 – 1801), del quale Cecilia Bartoli presenta l’elegantissima aria Agitata in tante pene da La vergine del Sole, opera che meriterebbe davvero l’onore di una ripresa moderna e di una maggiore circolazione assieme a Gli Orazi ed i Curiazi.

Si tratta di un disco creato con l’attenzione del musicologo e con la sensibilità dell’artista, due caratteristiche intrinseche di Cecilia Bartoli: un ottimo strumento per ascoltare musica di eccellente fattura e per comporre un importante tassello, anche se di tipo panoramico, ovviamente, del poco indagato capitolo che riguarda lo stile musicale italiano alla Corte Russa, indirizzo in sostanza unico prima della nascita delle scuole nazionali che, però, sorgeranno soltanto nella seconda metà del XIX secolo.

Bruno Belli

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