“ARISTEA” DI DONIZETTI: UN IDILLIO GRECO PER L’ONOMASTICO DEL RE DI NAPOLI

GAETANO DONIZETTI, ARISTEA

Brown, Hershkowitz, Adler, Frey, Sellier, Burkhart
Members of the Bavarian State Opera Chorus, Simon Mayr Chorus and Ensemble, Franz Hauk.

1 cd NAXOS, 8.573360

Interpretazione: ****

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Il complesso corale ed orchestrale bavarese guidato da Franz Hauk, dedicato a Giovanni Simone Mayr, sta apportando un numero non indifferente di ottime registrazioni per l’etichetta Naxos, proposte dedicate al compositore eponimo ed al suo illustre allievo italiano, Gaetano Donizetti. Tra l’altro, considerate le interpretazioni più che dignitose cui Hauk ci ha abituato ed il prezzo con cui la Naxos è presente sul mercato, ci sono diverse ragioni per accostarsi al gruppo di cd dedicati ai due compositori, gruppo che giunge, con quest’Aristea, ad ampliare un quadro notevole sulla musica profana non operistica e sulla musica sacra tanto di Mayr quanto di Donizetti.

Chi si accostasse per la prima volta ad una qualunque cantata di Donizetti, noterebbe lo stretto rapporto della stessa, per struttura e per stile, con l’opera, di cui era una sorta di sorella minore. Ma, nel caso dell’Aristea, la scelta di Hauk ha inteso approfondire non solo il rapporto tra opera ed altri generi, ma anche – e forse è stato l’interesse principale del direttore tedesco – quello tra allievo e maestro.

Due anni or sono, infatti, ascoltammo con vivo piacere la cantata Arianna a Nasso che Mayr scrisse per il Teatro di San Carlo, nel 1817, in occasione dei festeggiamenti per l’inaugurazione della sala ricostruita dopo uno dei comuni incendi che avvenivano nei teatri d’opera. Isabella Colbran, il contralto primadonna assoluta che Barbaja aveva in forze a Napoli, colei che sarà anche prediletta cantante di Rossini prima di divenirne moglie, vestì il ruolo eponimo. Mayr era una presenza piuttosto frequente al San Carlo ed era tra i compositori prediletti dell’epoca: non è un caso che il suo migliore allievo, Donizetti, nato nel 1797, sarebbe giunto ben presto nella città partenopea per debuttarvi, sebbene al Teatro del Fondo, con La zingara, nel 1822.

Da lì a poco, la vena di Donizetti avrebbe saputo sedurre il pubblico napoletano, che aveva già tributato grandi successi a Rossini, giunto fin dal 1815, il quale proprio nello stesso anno, avrebbe dato l’addio al San Carlo, senza rinnovare il contratto con Barbaja. Così, nel 1823, è Donizetti il protagonista dell’estate teatrale con Alfredo il Grande dato proprio al Teatro di San Carlo il 2 luglio.

Ben presto, mentre attendeva all’opera citata, all’allievo di Mayr, stella nascente del firmamento operistico italiano, e, di seguito, europeo, giunse la richiesta per un’“azione pastorale” in un atto, in forma scenica, il cui libretto sarebbe stato compilato da Giovanni Schmidt che, sei anni prima, aveva fornito al maestro del Nostro quello dell’Arianna a Nasso.

La scelta cadde su Aristea, da rappresentarsi in occasione dell’onomastico del monarca Francesco I, il 30 maggio: la cantata fu interpretata dal consueto gruppo d’interpreti impegnati al San Carlo, eccezion fatta per la Colbran, ormai fuori contratto.

La struttura del lavoro donizettiano segue quello dell’Arianna a Nasso, sia per lo stile che non è solo un semplice “rossinismo di maniera”, ma una sintesi tra questo e la lezione impartita da Mayr, dovendo, infatti, ricordare che Rossini rappresenta la massima elaborazione del linguaggio e dell’estetica comuni all’ultimo tratto del Settecento ed alla prima decade dell’Ottocento.

Donizetti scrive con mano sicura e con finezza una partitura godibile, piacevole, finalizzata alla celebrazione ed al divertimento del re di Napoli. La parte di Licisco, scritta per Nozzari, prevede una scrittura folta e giocata su registro mediano della voce tenorile (Nozzari era, infatti, definito, con un termine in uso all’epoca, baritenore), ma sempre nel limite del buon gusto e della comunicatività.

Gli interpeti chiamati da Hauk ad assumere le parti di tale idillio pastorale se la cavano con dignitoso professionismo, mentre il Coro da camera dell’Opera di Stato Bavarese e l’orchestra accendono vere e proprie faville, regalandoci, nell’insieme, una gradevolissima ora d’ottimo ascolto.

Bruno Belli

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