JOSE’ DE NEBRA, IPHIGENIA EN TRACIA

Marta Almajano, Maria Espada, Raquel Andueza, Soledad Cardoso, Marta Infante. El Concerto Espanol, Emilio Moreno.

2 cd GLOSSA GCD 920311.

INTERPRETAZIONE: ****

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E’ riduttivo considerare la Zarzuela (come del resto parlando dell’Opéra-comique e del Singspiel) uno spettacolo di “leggero”, semplicemente perché s’identificano in essa alcuni capolavori del teatro spagnolo appartenenti alla commedia lirica e, dal tardo Ottocento, assimilabili all’operetta che, in effetti, nasce da una costola ben precisa di questi generi. Tenendo conto, infatti, che il connubio tra teatro parlato e cantato in Francia, pur nell’ambito dell’Opèra comique, ha presentato la Medea di Cherubini e la Carmen di Bizet (opere che di leggero e spensierato non possiedono alcunché) ed in Germania Fidelio di Beethoven (mi limito ad alcuni esempi solo a fini puramente indicativi), allo stesso modo sbaglieremmo se considerassimo la Zarzuela priva di esempi che si ascrivano al teatro drammatico.

Una delle migliori prove è, per l’appunto, l’Iphigenia en Tracia di Josè de Nebra, rappresentata a Madrid il 15 gennaio 1747, su testo di Nicolas Gonzalèz Martinez, tratto dalla tragedia euripidea, Ifigenia in Aulide, cui attingerà anche il Guillard per Gluck, alcuni anni più tardi. Per la verità, il titolo preciso dell’opera di Nebra è Para obsequio a la Deydad nunca es culto la crueldad y Iphigenia en Tracia (Per ossequio alla divinità non è mai da coltivare la crudeltà, ossia Ifigenia in Tracia).

L’opera presenta le consuete parti parlate della Zarzuela (la compagnia che interpretò il lavoro era quella di Joseph Parra) alternate alle arie che rappresentato, ovviamente, gli stati d’animo, le categorie di pensiero, care all’opera barocca che produceva gli ultimi suoi epigoni in un teatro che stava velocemente modificando i presupposti drammaturgici, verso una maggiore “mobilità” dell’azione e della peculiarità dei personaggi.

Josè de Nebra, nato nel 1702 a Calatayud, presso Saragozza, nel 1719 fu nominato organista nel monastero delle Reales Descalzas di Madrid, quindi organista (dal 1724) ed infine vice maestro della Cappella Reale.

Il compositore è ricordato, oggi, soprattutto, per essersi adoperato, assieme a Literes, alla ricostruzione dell’archivio musicale della cappella dell’antico Alcazar distrutto in un incendio scoppiato la vigilia di Natale del 1734 e quale maestro della regina di Spagna Maria Barbara di Braganza, dell’infante Don Gabriel di Borbone, e del celebre Antonio Soler del Monastero dell’Escorial.

L’opera in questione, come del resto, alcuni oratori, è caratterizzata da una musica di rara purezza e da un’espressione profondamente patetica: il compositore, infatti, procedeva nel teatro allo stesso modo con cui impiegava l’arte nelle pagine sacre, adattando la melodia al testo per esprimerlo con fedeltà. Nel suo teatro, Nebra ricorre all’elemento spagnolo, beffandosi dell’italianismo, ora fornendo parodie del recitativo, ora del vocalismo appartenete alle arie, inserendo, tra l’altro, accanto agli eroi dell’antichità greca personaggi d’ascendenza “plebea” che intonano seguidilla e fandango.

L’edizione che l’etichetta Glossa ci propone è strabiliante per la vivacità con cui El Concierto Espanol guidato da Emilio Moreno legge la partitura, e per la naturalezza con cui gli interpreti recitano e cantano. Si tratta di un’edizione molto raffinata, in ossequio ai crismi della filologia, senza, però, cadere mai nel calligrafico o nell’asettico vero merito degli artisti impegnati.

Una delizia.

Bruno Belli

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