GIOACCHINO ROSSINI, GUILLAUME TELL (GUGLIELMO TELL)

Edizione integrale di tutta la musica scritta da Rossini per l’opera.

Foster-William, Spyres, Di Pierro, Stafford, Facciolà, Howarth, Volpe. Camerata Bach Choir di Poznan, Ania Michalak. Virtuosi Brunensis, Antonino Fogliani.

Reg. live al festival “Rossini in Wildbad”, luglio 2013.

4 cd NAXOS 8.660363-66.

Interpretazione:****

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 Così come accadrà a Verdi trentotto anni più tardi sempre per l’Opèra, Rossini dovette elaborare, quasi all’ultimo momento, una rilevante riduzione della partitura del Guillaume Tell per rimanere nei tempi di una serata che non si protraesse troppo a lungo. Il Guillaume Tell come fu rappresentato la sera del 3 agosto 1829 non comprendeva alcuni numeri musicali che Rossini aveva dovuto sopprimere in virtù delle necessità tecniche del teatro: tale edizione, poi, fu quella che l’autore considerò, ad ogni modo, “definitiva”, sicché da questa fu tratta l’edizione italiana di Calisto Bassi, per le rappresentazioni a Lucca le quali segnarono il debutto del lavoro nella Penisola, evento che si ricorda anche per la famosa interpretazione di Gilbert Duprez, che inaugurò l’emissione del “do di petto” nell’aria di Arnoldo del quarto atto.

Tale edizione fu quella che si diffuse e che si rappresentò fino agli anni sessanta del secolo scorso, tra l’altro comunemente ulteriormente ridotta.

Grande opera, immensa, capolavoro assoluto di un genio giunto alla piena maturità, Guillaume Tell / Gugliemo Tell è un inno magnifico che si leva verso la natura, da una parte, e per la libertà dei popoli dall’altra. Inutile ricordare, pertanto, che la versione che circolò in Italia, almeno fino al 1861, dovette subire rimaneggiamenti anche abbondanti, ad uno dei quali, su cui torneremo, partecipò direttamente Rossini che aveva elaborato a Parigi un nuovo finale.

L’edizione integrale, così come Rossini la pensò e la terminò, dovette aspettare il 1995 per “essere battezzata” a Pesaro, per tornarvi nel 2013 (molto attesa perché Arnold era interpretato da Juan Diego Florez).

Ma anche l’altro festival dedicato a Rossini, quello presso la stazione termale di Wildbad, nel frattempo, ha allestito l’opera, spingendosi molto più in là e proponendo proprio tutta la musica scritta da Rossini, comprensiva del finale riscritto per l’inaugurazione della Stagione di Carnevale del Teatro alla Scala, il 26 dicembre 1836, quando il lavoro fu presentato come Vallace. Così, nella stessa estate del 2013, un mese prima che il ROF allestisse l’opera, a Wildbad presentarono il Guillaume Tell con il finale doppio.

Non solo, per l’edizione discografica della Naxos, alla registrazione della rappresentazione dell’opera, che si conclude quindi, con il finale originale, la medesima compagnia è stata impegnata per porre in appendice la versione del Vallace, prima della quale Antonino Fogliani, alla guida degli ottimi Virtuosi Brunensis, presenta il Pas de deux dal terzo atto (non eseguito durante la rappresentazione) e la versione originale del celebre Pas de trois et choeur tyrolien (l’attuale corrente è una versione accorciata da Rossini stesso), sempre da terzo atto, che potrebbe essere letto come un divertissement finale prima dell’ultimo coro, così come avveniva nella trazione settecentesca dell’Academie Royale de musique, gettando così concretamente il ponte che l’opera di Rossini completa tra la nobiltà aulica della tragedia francese di stampo raciniano e corneilliano e la successiva forma “borghese” della stessa.

Tra l’altro, sebbene il finale originale che si ascolta al suo doveroso posto nell’opera Tout change et grandit en ce lieux (Tutto cangia, il ciel s’abbella) sia una creazione suprema, non sfigura nemmeno il nuovo finale del 1831, scritto da Rossini su testo in francese e prontamente “trascritto” da Calisto Bassi per la Scala, con il vittorioso coro che trae il materiale tematico dal “galop” finale dell’ouverture: il lavoro si chiude ciclicamente rispetto all’apertura. Una proposta del direttore Fogliani con i vertici di Wildbad che accettiamo con interesse.

Un’ultima nota: proponendo l’opera come Rossini l’ha intesa, possiamo così ascoltare la stupenda aria di Jemmy (un’ottima Tara Stafford), Ah, che ton ame se rassure, nel terzo atto, nel luogo dal quale il compositore la tolse per ragioni di tempo, tra il quartetto e l’invocazione di Guillaume, Sois immobile (Resta immobile). Con il taglio della stessa, e con la scena di raccordo, si perse un vero gioiello che, però, fortunatamente già conoscevamo grazie all’incisione guidata da Gardelli per la EMI (con una querula Mady Mesplè), che però la poneva in appendice all’atto, ed al Concerto “Di tanti palpiti”, Pesaro nell’agosto 1993, (una splendida Mariella Devia), intelligentemente registrato dalla Fonit Cetra).

Resta ora, di accennare all’esecuzione che, come quasi tutte quelle di Wildbad, è sempre di ottimo livello: qui, tra l’altro, abbiamo anche alcune punte veramente eccellenti.

Il giovane tenore Michael Spyres nei panni di Arnoldo è eccezionale per l’eleganza del canto e del fraseggio ed assolve senza difficoltà al pesantissimo ruolo previsto per Nourrit: anche se ci sono alcune imperfezioni, a fronte dell’interpretazione generale, possiamo soltanto lodarlo ed ascoltarlo con vivo piacere ed interesse. Anche il protagonista Andrew Foster-Williams propone un’ottima interpretazione di Guglielmo, intelligente soprattutto nell’affrontare i recitativi con preclaro dono della dizione ed ottimo appoggio del fiato. Judith Howarth non possiede un timbro naturalmente bello, ma canta con tale intelligenza e professionalità che si ascolta con piacere questa sua Matilde, donna prima che principessa di sangue reale, combattiva e non semplice strumento del Fato.

Un po’ meno elegante Nahuel Di Pierro nei ruoli di Walther e Melcthal che, in tal modo, abbassa il tono dell’opera proprio nel nevralgico terzetto supremo del secondo atto, ma è peccato veniale se ascoltiamo la concertazione proposta da Fogliani, che calibra con misura i momenti di accesa drammaticità con quelli lirici, che sorregge con forza le ampie architetture intessute da Rossini per i concertati, che distilla con pregio i colori dalla variegata tavolozza di cui il compositore si serve per le danze.

Ed il coro canta con proprietà e gusto, in un’opera, dove è uno dei protagonisti.

Insomma, un’edizione senza dubbio da conoscere.

Bruno Belli

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