ROMANTIC OUVERTURES (Eloquence DECCA)

Vol. 1 (1 cd): Nicolai, Schreker, Wolf, Weber, Goldmark, Goetz, Brahms.
National Philharmonic Orchestra, Kurt Herbert Adler; Wiener Philharmoniker, Zubin Metha.

Vol. 2 (2 cd): Beethoven, Verdi, Mascagni, Mancinelli, Martucci, Ponchielli, Black, Rossini.
London Symphony Orchestra, Piero Gamba.

Vol. 3 (2 cd): Weber, Schumann, Schubert, Cherubini, Mendelssohn, Beethoven, Gluck.
Wiener Philharmonier, Orchestre de la Suisse Romande, Karl Munchinger.

Vol. 4 (1 cd): Johann Strauss II, Reznicek, Suppè, Heuberger, Nicolai.
Wiener Philharmoniker, Willi Boskovsky.  

Vol. 5 (1 cd): Mascagni, Puccini, Catalani, Rossini, Verdi, Bellini, Donizetti, Ponchielli.
Orchestra del Maggio musicale fiorentino, Gianandrea Gavazzeni.

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Con sette cd (cinque singoli e due doppi acquistabili separatamente), la DECCA ha immesso sul mercato, a prezzo veramente modico, alcune ottime registrazioni storiche, molte delle quali non aveva ancora pubblicato in digitale: si tratta di un ampio gruppo di ouvertures provenienti da autori di diversi paesi europei del XIX secolo. Tra queste alcune sono celeberrime, altre meno note: caratteristica che le accomuna, di là dell’ampio ventaglio che permette di cogliere il differente approccio ad un “genere” da parte di compositori differenti per formazione, per nazionalità e per sensibilità, è l’esemplare interpretazione che i direttori e le orchestre forniscono.

Si possono ascoltare, quindi pagine strumentali pensate come ouvertures d’opera o di musiche di scena, oppure come brani a sé stanti scritti per occasioni festive o per ispirazione a leggende o a creazioni letterarie. C’è, insomma, in questi sette cd, una summa del romanticismo musicale italiano, tedesco, francese, spingendosi la suddetta raccolta fino agli albori del Novecento e nel fascinoso mondo dell’operetta viennese.

Il primo volume presenta sette ouvertures poco frequentate, appartenenti ad altrettanti compositori tedeschi: le prime sei provengono da un vinile del 1978 che impegnava la National Philharmonic Orchestra diretta splendidamente da Kurt Herbert Adler e la settima, l’Ouverture tragica di Brahms, da una registrazione del 1993 dei Wiener Philharmoniker guidati da Zubin Mehta.

Vale la pena di segnalare, però, le prime sei in programma che saranno piacevoli sorprese per molti, tutte tratte da opere appartenenti al Tardo Romanticismo: Der Tempelritter di Nicolai, Die Gezeichneten di Schreker, Die drei Pintos (l’intermezzo, però) di Weber, Merlin di Goldmark e Francesca von Rimini di Goetz. Come si può evincere dall’elenco si tratta di un gruppo di pagine assai raramente frequentate che permettono, però, di cogliere la luminosità dell’orchestra inglese anche negli impasti sonori più turgidi ed, ovviamente, cesellare il rapporto tra archi e fiati in quelli più trasparenti.

Godibilissimi i due cd del secondo volume che raccolgono ben diciannove pagine dirette da quel fantasioso direttore che fu Piero Gamba (negli lp originali la Decca scrisse in copertina il nome del maestro come era più noto, Pierino), purtroppo poco conosciuto ai più. Da ascoltare con piacere in Rossini (alcune ouvertures erano state già pubblicate, ma ne mancavano all’appello cinque, perché possiamo anche confrontare le due registrazioni del Guillaume Tell, la prima del 1957 e la seconda del 1961). L’intervallo che copre le registrazioni di Gamba – oltre a Rossini, Verdi, Mascagni, Mancinelli, Ponchielli, il Notturno di Martucci, la rarissima Ouverture to a Costume Comedy di Black, e l’Egmont di Beethovenintercorre tra il 1957 ed il 1964 (i dischi originali erano tre). La London Symphony Orchestra – sempre eccellente – è il prodigioso strumento duttile nelle mani del poliedrico direttore italiano.

Preclaro esempio del romanticismo musicale tedesco sono le pagine presentate nei 2 cd del terzo volume, dieci delle quali interpretate dai Wiener Philharmoniker e due dall’Orchestre de la Suisse Romande entrambe guidate da Karl Munchinger.

Qualche parola va spesa sulla direzione di Munchinger: classico esempio di direttore preparatissimo e affatto musicale di ferrea formazione tedesca, l’approccio al “genere sinfonico” è assimilabile a quello di un Furtwaengler o di un Knapperbusch, ma, mentre il secondo, oggi, sovente suona molto datato, il primo e Munchinger, nonostante i tempi staccati e la dimensione “aulica” proposta, ci pongono di fronte ad una costruzione granitica.

Pertanto, ammirevoli e termine di paragone tra l’ottica odierna (che fa i conti con il recupero delle edizioni con strumenti originali) sono i momenti dedicati alle cinque ouvertures di Beethoven qui incise, così come quelli di Weber (Preciosa) di Mendelssohn, di Schumann e di Schubert. La lettura dell’ouverture dell’Alceste di Gluck (edizione Weingartner) – il medesimo discorso vale per Anacreon di Cherubini (elegantissima direzione, per altro) è sulla stessa linea interpretativa che ci ha lasciato Furtwaengler per la Voce del Padrone: ampia, monumentale, dove i colori sono vivissimi, ma, ovviamente, il pathos è sostituito dalla compostezza classica con la quale si identificava in quegli anni la musica del Grande Tedesco.

 

 

 

 

 

 

 

Per i restanti due cd, Gianandrea Gavazzeni alla guida dell’Orchestra del Maggio musicale fiorentino ci offre intermezzi ed ouvertures italiane con lo spirito teatrale e la finezza che lo hanno sempre contraddistinto, così come da ascoltare più volte il cd dedicato alle ouvertures da operette viennesi, dove i Wiener Philharmoniker di Boskovsky suonano con una brillantezza ed al tempo stesso con una “leggiadria” che difficilmente ho riscontrato negli ultimi paludati Concerti di Capodanno.

Bruno Belli

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