Il M° Almerindo d’Amato per le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della morte di O. Respighi

Classicaonline Agenzia è lieta di presentare una proposta per le stagioni concertistiche dell’anno 2016 con il M° Almerindo d’Amato, in occasione delle celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della morte di O. Respighi (1936-2016):

 CONCERTO OMAGGIO OTTORINO RESPIGHI (1879-1936)

Serenata (1904 – min.5)

                                                    Concerto in la min. per pf. ed orchestra (1902 – min. 26)

                                                       ******

Overture carnevalesca (1913 – min. 8/9’)

Feste romane (1928 – min. 25’)

N.B. Il Concerto per pf. ed orchestra  verrebbe dato in prima esecuzione locale. 

Il presente  programma era stato ideato con Lorin Maazel per un progetto di realizzazione nei programmi dell’Accademia di S. Cecilia dopo entusiastico apprezzamento della partitura del Concerto da parte del compianto direttore, purtroppo successivamente scomparso. Egli considerava Respighi “compositore assolutamente geniale” e con marcato riferimento anche alle Feste romane (come in precedente intervista di Rita Sala su Il Messaggero del 19/01/2014 ). Il Concerto di  Respighi potrebbe comunque anche autorevolmente far parte di un programma diverso e allargato, dedicato alla Musica del Novecento storico.

Il Concerto in La min di Ottorino Respighi è stato riscoperto e ripresentato dal M° Almerindo d’Amato in Prima mondiale moderna con “Standing ovation” ed entusiastiche recensioni in USA (Recital Hall di Washington Dc), al Teatro Filarmonico di Verona con l’Orchestra dell’Arena ed a Bologna con l’Orchestra del Teatro Comunale, a 110 anni dalla trionfale Prima assoluta del 8/06/1902. 

-> Leggi la NOTA PRESENTATIVA del concerto in La min 

Ascolta un estratto del concerto in La min

BREVE RASSEGNA STAMPA
Suonarenews ottobre 2009 – Respighi inedito a Washington – Standing ovation per Almerindo d’Amato in USA
Global Music Accademy – Washington DC 2/09/2009 –  Prima mondiale moderna del Concerto di Respighi in America  – “Entusiastico tributo personale alla Music Recital Hall per il pianista A.d’Amato, chiamato a presiedere anche la Giuria internazionale del Primo Concorso Pianistico “Young People and italian Music”
Gli Amici della Musica.net– 23/03/2011 –Teatro Filarmonico Orchestra dell’Arena Verona:-O.Respighi nelle mani di Almerindo d’Amato: UNA SERATA DA SOGNO” – “Partitura difficile….maestro alieno dal darsi al facile successo con esibizioni acrobatiche… profondamente attento alla duttilità della musica…una musica che canta anche nei passaggi virtuosistici, come sempre dovrebbe cantare la musica…!” – La Repubblica – Bologna 7/07/2012 – “Respighi: capolavoro ritrovato”… Concerto per  pianoforte… splendido e dimenticato” !  “evento unico grazie al pianista Almerindo d’Amato con l’Orchestra del Teatro Comunale diretta da Francesco Vizioli…a centodieci anni dalla trionfale prima assoluta…una personalità ed una potenza espressiva degna dei maestri della tradizione tedesca. senza soffrirne della struttura ponderosa…!”
Avvenire 8/07/2012 – “Comunale, l’Orchestra in Piazza Verdi”- “Il Concerto di Respighi è molto sofisticato…considerando che egli era appena poco più che ventenne è davvero impressionante!

PER CONTATTI

Maestro Almerindo d’Amato,

06/33264622 cell. 3409782484 – email damatoal@tin.it

http://www.almerindodamato.it/

Almerindo d’Amato deve la sua formazione pianistica alla scuola catanese di Franco Cristina, alla scuola napoletana di Paolo Denza del Conservatorio “S.Pietro a Maiella” ed alla scuola romana di Tito Aprea del Conservatorio di “S.Cecilia”. Effettuati corsi di perfezionamento con Carlo Zecchi ed Alfred Cortot, ha svolto una intensa carriera concertistica prima in Italia e poi nei principali centri musicali di tutti i paesi europei, dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente, dell’Australia e della Nuova Zelanda, dell’America Latina, degli Sta Uniti e del Canada. Nel corso di numerose tournée, ha inciso per le principali emittenti radio-televisive ed ha effettuato concerti sinfonici con celebri direttori d’orchestra: Bellugi, Bertola, Biondi, Caracciolo, Casella, Cristescu, Girad, Hoey, Pradella, Poche, Scaglia, Scimone, Spruit, Vernizzi, Zecchi ed altri. Ha presentato e divulgato prime esecuzioni di importanti autori italiani anche in famose istituzioni internazionali: Canergie Hall di New York, Mozarteum di Salisburgo, Festival internazionale delle Arti a Città del Messico, Akademie fur Musik di Darmstadt e molte altre. I suoi programmi propongono sempre una linea di organica coordinazione riferita a temi di ampio interesse artistico e culturale. Portandosi fuori dai clichets della routine concertistica, Almerindo d’Amato ha innovato il tradizionale recital, introducendo il “Concerto presentato”, quale moderna forma d’incontro musicale con il pubblico. In tale apertura d’orientamenti si colloca la sua iniziativa di Fondatore nel 1974 e primo Direttore Artistico del Festival “Incontri Musicali Romani”.
La sua arte pianistica ha incontrato l’incondizionata ammirazione del pubblico e della critica. Recentemente, invitato in tre stagioni consecutive alla Canergie Hall di New York ed alla Televisione degli Stati Uniti, Almerindo d’Amato è stato accostato dal New York Times e dal Daily News ai più prestigiosi nomi dell’attuale tradizione pianistica italiana: Arturo Benedetti Michelangeli e Maurizio Pollini.
Professore di pianoforte principale e per molti anni membro del consiglio di Direzione al Conservatorio di S.Cecilia in Roma, ha tenuto frequenti seminari presso istituzioni accademiche straniere su “La tecnica per una musicalità libera”. Pianista del “Insieme Italiano”, ha contribuito con Claudio Laurita, Vittorio Di Lotti, Umberto Spiga, Giuseppe Valenti ed Aldo D’Amico, alla valorizzazione in Italia e all’estero di un repertorio da camera ancora trascurato ma assai significativo sotto il profilo musicale e virtuosistico, con particolare riguardo alla produzione italiana dal Settecento in poi.
A tali propensioni artistiche si deve la riscoperta del Concerto in La min di Ottorino Respighi, ripresentato dal M° Almerindo d’Amato in Prima mondiale moderna con “Standing ovation” ed entusiastiche recensioni in USA – Recital Hall di Washington Dc – al Teatro Filarmonico di Verona con l’Orchestra dell’Arena ed a Bologna con l’Orchestra del Teatro Comunale, a 110 anni dalla trionfale Prima assoluta del 8/06/1902.

 

EDUARD STRAUSS: UN CENTENARIO PER LA MITTELEUROPA

Quando caddero le barriere dell’Arte.

Arte e società non sono disgiunte. Il centenario della morte di Eduard Strauss, ultimo superstite della famiglia di musicisti più famosa d’Europa, artista fedelissimo alla corona asburgica tanto da farsi seppellire con l’Uniforme ufficiale dell’Impero, permette, oggi, di percorrere l’interazione fra diverse esperienze che, intersecandosi, produssero un linguaggio artistico comune che si esprime tramite lessici solo apparentemente differenti tra loro. Ed, in tal modo, tra Otto e Novecento, la società ampliò gli orizzonti socio culturali.

Per l’occasione, curerò alcuni approfondimenti sulla vita sociale e culturale (con particolare attenzione alla “dinastia Strauss) per questa mia rubrica, partendo da oggi.

Il centenario della morte di Eduard Strauss, spentosi il 28 dicembre 1916, durante il primo conflitto mondiale (rappresentazione della caduta “ufficiale” dell’impero asburgico che andava sotto il nome di Austria Felix) permette di riflettere sul periodo più vitale che l’Età moderna annoveri.

Nel primissimo Novecento, quando l’Impero asburgico ormai già scricchiolava sotto la differenziazione tra i popoli compresi, operavano a Vienna numerosi artisti, spesso in diretto contatto tra loro, che rivolgevano un’attenzione particolare alle più svariate esperienze contemporanee, espresse non solo nei territori appartenenti alla dominazione austriaca, ma anche nel resto dell’Europa, in primis in Francia.

Accanto ad uno dei pittori più rappresentativi del momento, Gustav Klimt, operava, in campo musicale, un alto Gustav, Mahler, che, quale direttore d’orchestra, volle far conoscere al pubblico capolavori del Settecento dimenticati e, come compositore, per il vero poco apprezzato dai contemporanei, rivoluzionò il concetto di “sinfonia”.

(Gustav Klimt)                                                                                                                                                                                                                     (Gustav Malher)

Un altro compositore, Richard Strauss, trovò nel drammaturgo e letterato Hofmannsthal l’artista ideale che sapesse creare libretti non soltanto funzionali alla musica, ma che avessero la capacità di integrare fattivamente fra loro le arti. Avendo assistito ad una rappresentazione de La signora delle camelie di Dumas, protagonista Eleonora Duse, Hofmannsthal rimase così affascinato dalle doti dell’attrice da scrivere un’Elettra in francese che sarebbe stata pubblicata solo nel 1978: testo che gli servì per la tragedia omonima – conosciutissima – e per la riduzione a libretto per Strauss.

Aveva Hofmannsthal scritto, così, per quella Eleonora Duse che era stata la vibrante compagna di Arrigo Boito, lo scapigliato di un tempo che, avendo lasciato il movimento, verso la fine degli anni sessanta dell’Ottocento, era divenuto, all’approssimarsi del nuovo secolo, l’“oracolo culturale dell’Italia unita”, come sinteticamente lo definì Fedele d’Amico. La stessa Duse, famosa per i travagliati rapporti col D’Annunzio che, per lei, creò un teatro di parola che, invece di piacere agli Italiani, conquistò i Parigini ed ebbe tra gli ammiratori persino Claude Debussy che musicò una riduzione de Le martire de Saint Sebastien creato dal Vate nella capitale francese.

La Francia è il paese dove l’“Art Nouveau” era nata: un’arte che influenzò la moda, l’arredo, l’architettura di mezza Europa, affascinando un giovane dottor Freud che, proprio a Vienna, andava studiando gli effetti dell’inconscio sull’individuo, suscitando un tal clamore che persino Arthur Conan Doyle ne scrisse raccontando un’avventura di Sherlock Holmes.

(Decorazioni liberty terme Berzieri)

Insomma, è possibile “leggere” un’epoca tramite le espressioni socio culturali dei diversi paesi: arte e società, infatti, non sono mai disgiunte, né sarebbe possibile comprendere un autore, dimenticandone la situazione storica.

Così, mi è parso interessante, per alcune settimane, tentare di ricostruire, raccontando la compenetrazione delle arti, della storia e delle espressioni varie della società, quella Mitteleuropa che, in effetti, fu soltanto il lato più “popolare” della conclusione di un processo storico partorito dall’incontro-scontro delle forti realtà francesi ed asburgiche.

Da esse, grazie alla concordia apparente tra i popoli europei che, in virtù dei nuovi mezzi di comunicazione, trovarono maggiore facilità nei contatti, scaturirono idee che interagirono direttamente nella società, perché, se il Metternich aveva potuto affermare che “se Parigi starnuta tutta l’Europa prende il raffreddore”, ottant’anni dopo questa influenza aveva reso gli Europei consapevoli che i nazionalismi avrebbero arrestato lo sviluppo del Vecchio continente. (continua)

Bruno Belli

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Opera Studio internazionale “Silvio Varviso” Edizione 2016: L’elisir d’amore

L’ELISIR D’AMORE, 20 giugno a 24 luglio 2016

AUDIZIONI: 3 e 4 aprile 2016, Conservatorio della Svizzera italiana, via Soldino 9, CH-6900 Lugano (CH)

Le iscrizioni sono aperte fino al 20 febbraio 2016

Si apre ufficialmente il bando di concorso per l’Opera Studio internazionale “Silvio Varviso” edizione 2016. Per la produzione dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, stiamo cercando i seguenti ruoli di cantanti.

Ruoli cantanti

  • Nemorino, tenore
  • Adina, soprano
  • Belcore, baritono
  • Dulcamara, basso
  • Giannetta, soprano

I candidati dovranno inviare una registrazione audio o video con un’aria a scelta di Gaetano Donizetti in italiano.

Commissione audizioni

La commissione che valuterà le audizioni sarà composta da:

  1. Gabor Meszaros, direttore artistico Ticino Musica
  2. Umberto Finazzi, direttore musicale Opera Studio internazionale “Silvio Varviso”
  3. Marco Gandini, regista Opera Studio internazionale “Silvio Varviso”

Come iscriversi

Per iscriversi, compilare la scheda d’iscrizione e allegare i seguenti documenti: cv, foto, registrazione audio o video con il programma sopra specificato.

Opera Studio Internazionale “Silvio Varviso”

L’Opera Studio internazionale “Silvio Varviso” è parte integrante del programma didattico e pratico del nostro Festival di musica classica nella Svizzera italiana. L’obiettivo è quello di dare la possibilità a giovani cantanti di studiare e interpretare opere liriche scelte, mettendo alla prova le proprie capacità e il proprio talento.

Tramite un bando internazionale, vengono realizzate audizioni per selezionare le nuove voci. Per ciascun ruolo vengono scelti due cantanti, per poter offrire ad un numero maggiore di giovani la possibilità di partecipare a questo progetto. I cantanti scelti devono presentarsi alla prima prova musicale avendo studiato la propria parte a memoria.

La direzione musicale è affidata a rinomati docenti di esperienza internazionale del settore che durante le tre settimane di studio preparano l’allestimento dell’opera. La rappresentazione sulla scena è curata da un esperto regista d’opera, e i costumi da uno scenografo esperto. Le azioni sceniche vengono preparate ed elaborate con cura e preparate alla perfezione.

Alle 4-5 rappresentazioni dell’opera previste in Ticino, dove si terranno anche la preparazione e le prove, vengono invitate agenzie di cantanti e specialisti di opera, per far conoscere le nuove voci.

L’esecuzione di queste opere è affidata, nello spirito di Ticino Musica, a giovani cantanti e direttori d’orchestra.

La possibilità di cantare con un orchestra, una regia con tanto di scene e costumi è così preziosa che questo laboratorio diventa una chance molto importante offerta ai debuttanti.

DOCENTI

I docenti dell’Opera Studio Internazionale “Silvio Varviso” per il 2016 sono:

Umberto Finazzi, direzione musicale

È attualmente titolare del corso di ” Prassi Esecutiva e Repertorio Teatrale ” per pianisti presso il Conservatorio G. Verdi di Milano dopo aver collaborato per dieci anni nella classe di Canto Lirico di Giovanna Canetti.

Marco Gandini, regia

Marco Gandini è docente di Tecnica dell’Espressione presso l’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala e l’Università di Musica Showa di Tokyo.

È una della figure più eclettiche del panorama artistico teatrale italiano. Le sue esperienze spaziano dal teatro, all’opera lirica, al teatro di figura.

PER INFORMAZIONI:

IN INGLESE

http://www.ticinomusica.com/en/opera-studio-2/auditions/

http://www.ticinomusica.com/en/opera-studio-2/teachers/

IN ITALIANO

http://www.ticinomusica.com/opera-studio/audizioni/

http://www.ticinomusica.com/opera-studio/docenti/

Tutt’altro che Vanità: il Trionfo di Handel (e del Barocco)

Applausi convinti per la messa in scena scaligera del “Trionfo del Tempo e del Disinganno”, oratorio scritto dal ventiduenne compositore sassone durante il suo soggiorno romano

di Elena Percivaldi

 

Il trionfo, l’altra sera alla Scala, oltre che del Tempo e del Disinganno è stato di Handel e della musica barocca in generale. A onta dei numerosi posti vuoti (ci riferiamo alla recita del 30 gennaio), il successo di questo lavoro poco conosciuto e poco rappresentato del grande sassone (a parte la sensualissima e sublime “Lascia la spina”, già sarabanda nell’Almira del 1705, riutilizzata a Londra nel Rinaldo come “Lascia ch’io pianga” e destinata a fama imperitura come aria di baule per innumerevoli interpreti) è stato infatti notevole: a riprova che anche Milano ha il suo pubblico fedele al genere, magari non così numeroso come quello che solitamente accorre al repertorio romantico e ottocentesco, ma di certo dotato al solito di gusto e capacità di apprezzare le cose belle quando le vede e le ascolta. E questa messa in scena dell’oratorio che Handel giovinetto compose nel 1707 per Roma una cosa bella lo è. E molto.

Come di consueto in questo genere di lavori a stampo moraleggiante – giacché l’opera era vietata nell’Urbe dei Papi -, l’azione praticamente non esiste. Il libretto composto dal cardinale Benedetto Pamphilj si basa su un classico topos dell’epoca, le variazioni sul tema (con ammiccamenti macabri annessi) della Vanitas e del Memento Mori. Quattro i personaggi in scena: Bellezza e Piacere (soprani), Tempo e Disinganno (contralto il secondo,  tenore il primo contrariamente alla prassi di conferire il ruolo a un basso: la scelta fu dettata ad Handel probabilmente dai cantanti che aveva a disposizione). Trama: Bellezza è felice perché crede d’esser bella in eterno, sorretta in questa convinzione da Piacere suo alleato; Disinganno le mostra la cruda Verità: il Tempo inesorabile farà sfiorire le rose e tutto finirà in cenere. Conclusione: Bellezza si spaventa, si pente, abbandona Piacere e si converte, accolta da un Angelo della redenzione mandatole direttamente dal Cielo.

Senza praticamente dinamica alcuna, né colpi di scena roboanti, né clamorosi deus ex machina come si possono proporre in teatro quasi due ore e mezza di musica, per quanto sublime, senza risultare noiosi? Il modo scelto dai registi Jürgen Flimm e Gudrun Hartmann anche grazie alle scene di Erich Wonder è semplice ma geniale: calare le quattro Allegorie (che di ciò alla fine si tratta) nel mondo umano e quindi nel tempo, lasciandole contemporaneamente fuori dal tempo stesso. La scena viene posta in un grande locale Déco (ispirato, ci dicono le note di sala,  alla brasserie La Coupole di Boluverd Montparnasse a Parigi, inaugurata nel 1927). Siamo alla fine di una serata qualunque, con avventori qualunque che ciacolano e brindano forse un po’ annoiati dal rito mondano tutto borghese di frequentarsi, parlottare, corteggiarsi, stretti nei loro bellissimi abiti alla moda (firmati da Florence von Cerkan). Il loro brulicare, andare e venire, sbevazzare e ridacchiare circoscritto nel tempo e nello spazio, allietato da trovate simpatiche come gli avventori che entrano nel locale per sfuggire alla tempesta di neve o la sfilata di moda sul bancone, o intervallato da presenze meno coerenti come due bimbi vestiti da chierichetti o un gruppo di suore.

Esso fa da sfondo al dramma eterno che si consuma sul proscenio, dove Bellezza, una giovane donna proprompente dalla chioma biondo platino, si guarda allo specchio e medita: Oggi sono così, “ma pur un dì mi cangerò”. E se Piacere si affanna a convincerla del contrario, a guastare la festa ci pensano Tempo e Disinganno con la loro risposta ineluttabile: tutto è caduco, meglio redimersi fin che si è in tempo. A fare da trait d’union tra tempi moderni e assenza di tempo, oltre agli avventori che comunque a tratti interagiscono con le Allegorie, è lui, Handel in persona, che compare in abiti settecenteschi e parruccone suonando l’organo (che proviene invero dal golfo mistico) durante l’omaggio (allusione erotica?) che il cardinale Pamphilij, forse invaghitosi del giovane compositore, gli dedicò sui versi “Un  leggiadro giovinetto, / bel diletto / desta i suono lusinghier”. Abbattute e normalizzate le barriere, unico appiglio resta la Musica, con la sua scultorea ed eterna bellezza, a ricordarci “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e l’infinita vanità del tutto.

Sul piano musicale, l’esecuzione scaligera si segnala per almeno due ragioni. La prima: la creazione da parte di Diego Fasolis, appositamente per questa occasione, di un’orchestra su strumenti storici che sarà destinata, da qui ai prossimi anni, a portare al Piermarini almeno un’opera barocca a stagione (finalmente!). La seconda: l’esecuzione stessa, pregevole per la varietà del timbro e la qualità dell’organico, capace di esaltare i variegati e multiformi colori di una partitura non facile e sicuramente geniale sia per qualità, sia per inventiva, sia per la stupefacente (e rapidissima) assimiliazione di tutti i registri compositivi in uso nell’Italia del tempo.

Nel complesso si sono dimostrati all’altezza della situazione anche i solisti, salutati alla fine con una vera e propria ovazione. Martina Jankovà, soprano svizzero di origine ceca, ha saputo interpretare molto bene la trasformazione progressiva di Bellezza da Marilyn a Maddalena penitente, cogliendone tutte le sfaccettature grazie anche ad un mezzo vocale corposo, duttile e agile. Un po’ più in difficoltà è sembrata Lucia Cirillo: il suo Piacere è stato tratteggiato in maniera elegante ed efficace, ma quanto a volume non ha retto in maniera omogenea il grande sforzo richiesto dalla partitura, tanto che nell’ultima terribile aria di tempesta, “Come nembo”, è parsa in difficoltà con la tenuta dei fiati e imprecisa in alcune colorature. Apprezzabilissima come sempre è stata Sara Mingardo, voce magnetica dai gravi rotondi e bruniti, che ha confermato ancora una volta (semmai ce ne fosse bisogno) la sua statura di interprete barocca di riferimento. Chiude il quartetto Leonardo Cortellazzi, un Tempo sicuramente corretto ma forse un po’ algido per risultare appieno coinvolgente.

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