“Vita varesina intorno al Teatro Sociale, tra libri, libretti, giornali ed affissioni pubbliche”.

Un’ottima mostra, curata da Bruno Belli, “racconta” Varese in rapporto al suo perduto teatro.

di Giulio Giannelli

 

E’ in corso a Varese un’importante e molto ben presentata mostra storico documentaria presso i Musei Civici di Villa Mirabello.

La mostra, curata da Bruno Belli, noto critico musicale italiano, titolare della rubrica “Dal nostro inviato” di Classicaonline da ben 14 anni, autore di un prezioso libro ormai introvabile e molto cercato dagli appassionati, edito nel 2003, Il Teatro sociale di Varese nell’Ottocento, vede anche l’apporto del personale della Biblioteca di Varese, dell’Archivio Storico del Comune di Varese, del Civico Liceo Musicale e della studiosa Serena Contini.

Essa presenta una serie di preziosi documenti che raccontano, per l’appunto la vita di ben 2 teatri – dapprima il Ducale, quindi, il Sociale – che si snoda tra il 1791 ed il 1930 – teatri che non furono soltanto luoghi atti alle rappresentazioni liriche, ma aperti ad altri funzioni.

I visitatori (le domeniche sono ad ingresso gratuito) percorrono un viaggio nelle quattro sale in cui sono esposte locandine, fotografie, pezzi da collezione veramente preziosi, progetti dell’epoca, disegni a matita, volumi di rarissima reperibilità.

Come racconta Belli, anche tramite i pannelli che guidano in modo semplice, diretto, ma esaustivo, l’intero percorso, il Teatro Sociale di Varese, inaugurato nel 1791 ed abbattuto nel 1953, rappresentò per la città il fulcro della cultura e della vita sociale lungo l’Ottocento, anche grazie al soggiorno che, gli “stranieri”, soprattutto Milanesi, mantenevano durante i mesi estivi ed autunnali, nella bella cittadina lacustre.

All’annalistica del Teatro si dedicò in particolare, Pompeo Cambiasi, uno dei primi firmatari dell’Enciclopedia musicale per Ricordi e collaboratore della celebre Gazzetta Musicale, suocero della famosa scrittrice varesina Liala: la famiglia Cambiasi possedeva importanti legati in Varese, fu anche deputato nella circoscrizione comunale, condivideva le partecipazioni alle quote della Società che gestiva il teatro stesso, la proprietà di un palco e fu anche impresario al Sociale.

Dopo di lui, continuò lo storico Luigi Borri, sempre varesino. La prima sala è dedicata proprio a loro: sono visibili non solo i volumi, ma anche ritagli di giornali dell’epoca, alcuni manoscritti, e due ritratti ad olio.

Interessante anche il repertorio librettistico, scelto da Belli con estrema pertinenza e con efficacia: troviamo libretti che corrispondono alle locandine esposte, una rara copia di un libretto con il visto della censura (fondamentale argomento per chiunque si occupi di storia teatrale italiana), nomi d’importanti cantanti e musicisti (Duprez, l’Abbadia, Ivanoff, la Pasta, Varesi, Stracosch, Adelina Patti, Luigi Arditi, ecc), riviste dell’epoca, due godibilissimi pannelli che comprendono altrettanti collages di giornali varesini (che attestano la vivacità della cittadina nel XIX secolo ed all’inizio del XX) e di pubblicità tratte da una rivista teatrale legata a Sociale.

Infine, nell’ultima sala, Bruno Belli ha raccolto materiale legato ai due grandi protagonisti del bel canto a Varese.

La prima è l’autoctona Giuseppina Grassini, contralto di grande fascino di cui si innamorarono persino Napoleone Bonaparte, che le pagò la cifra di 70.000 franchi annui, tra il 1807 ed il 1814 come Prima cantatrice della Cappella Imperiale, ed il nemico Wellinghton. Il secondo è Francesco Tamagno, grande tenore che abitava la villa che oggi è compresa nei confini dell’Ospedale di Circolo – grazie alla sua donazione dell’intera proprietà, portata a termine dalla figlia Margherita.

In questa sala sono visibili anche l’aria per voce e pianoforte di Francesco Sangalli Ricordo di Varese – Excelsior, sul cui frontespizio vi è una riproduzione di Villa Recalcati, trasformata in albergo, l’Excelsior, nella seconda metà del XIX secolo, un arazzo proveniente dal “ridotto” del Sociale che raffigura Giuseppe Verdi con lo spartito del Va’ pensiero (Verdi soggiornò a Varese, ospite della Contessa Morosini, presso l’attuale Villa Recalcati che, poi, diventò l’Hotel Excelsior prima citato, nell’agosto del 1842, quindi, sempre nello stesso luogo, ormai trasformato in albergo, negli anni ottanta), un quadro allegorico di Mariano Salerno dedicato a Giuseppina Grassini, Cimarosa e il Sacro Monte (il celebre monte con le cappelle secentesche presso Varese) ed alcuni oggetti curiosi come la scatoletta della singola porzione del Torrone Sperlari, degli anni Trenta del Novecento, Celebrità liriche, con l’effige della Grassini stessa.

Quasi tutti gli oggetti dell’ultima sala provengono da collezioni private; il resto è proprietà del Comune di Varese, ma si tratta di materiale che non era mai stato esposto al pubblico.

L’occasione è stata data dalle Celebrazioni per i 200 anni di Varese Elevata a città: un’occasione per visitare Varese e per non perdere questa mostra che sarà visibile fino al prossimo 11 settembre (vedi la dida sotto).

 

Vita Varesina attorno al Teatro Sociale: tra libri, libretti, giornali ed affissioni pubbliche

a cura di Bruno Belli.

 

10 giugno – 11 settembre 2016

 

Musei Civici di Villa Mirabello

Piazza della Motta 4, Varese

Orari: da martedì a domenica (domeniche ad ingresso gratuito per tutti)

9,30 – 12 30 / 14,00 – 18,00

 

Info:

Tel. 0332.255485

www.varesecultura.it

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