Prosegue la IV Rassegna “Il Registro della Voce Umana” sugli incantevoli organi storici di Polignano a Mare e Turi

Il duo Romanazzi-Cadario porta avanti l’ideale di recupero e valorizzazione degli organi storici, identità del Nostro Paese.

 

La Rassegna organistica “Il Registro della Voce Umana” organizzata dall’Associazione Classica on line, dopo il successo dei concerti del mese di giugno, tiene tutti con il fiato sospeso per gli appuntamenti del 13 agosto nella chiesa Matrice S. Maria Assunta di Polignano a Mare e del 14 agosto nella chiesa Matrice S. Maria Assunta di Turi.
Gli artisti Antonella Romanazzi (soprano) e Marco Cadario (pianista, fortepianista e organista) attraverso la musica sacra del XVIII secolo, daranno al pubblico la possibilità di ascoltare il suono straordinario degli organi De Simone. In questi concerti l’organo viene presentato non come strumento atto ad accompagnare le funzioni religiose ma diventa strumento nobile nella sua totalità, tanto in alcuni brani come strumento solista, quanto in altri come vera e propria “orchestra” che accompagna la voce del soprano.
Grande fu l’importanza dell’ organo nella vita del ’700 italiano; ne è prova oltre alla grande produzione musicale di autori come Gherardeschi, Pescetti, Morandi, Galuppi, anche l’ interesse verso questo strumento di compositori come Bellini, Donizetti, Pergolesi che, conosciuti grazie alle opere liriche composte, scriveranno anche per organo esattamente come avrebbero fatto per un’orchestra.
A completare questa visione dell’ ”organo italiano” per eccellenza, vi sono effetti speciali come “Voce Umana”, “Zampogne”, “Usignoli”,… che il pubblico avrà l’onore di ascoltare e vedere da vicino attraverso la video proiezione su maxischermo dei concerti (resa possibile grazie alla collaborazione dei tecnici audio-video Gianni Dalena e Gianni Galluzzi).
Tanto l’opera lirica quanto l’ organo cosiddetto Italiano sono patrimonio identitario della Nazione ed è questo l’ideale a cui l’Associazione Classica on line fa riferimento. Gli artisti della rassegna, inoltre, ne sono testimonianza vivente, poiché attraverso concerti, masterclass ed opere all’estero (tra Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, …) sono ambasciatori della cultura musicale Italiana nel Mondo.
Cogliamo dunque l’occasione di riscoprire la nostra identità partecipando a rassegne ed eventi come questi, riempiendoci di orgoglio per ciò che tutto il Mondo ci invidia!
La Rassegna è resa possibile grazie ai numerosi sponsor ed alla disponibilità dei parroci Don Peppe Recchia, Don Mimmo Belvito, Don Gaetano Luca e Don Giovanni Amodio.Prossimi appuntamenti della Rassegna:

SABATO 13 AGOSTO 2016 ore 20:30
organo storico “Pietro de Simone” senior – 1715 ca.
Chiesa Matrice S. Maria Assunta – POLIGNANO A MARE
(soprano – organo)

DOMENICA 14 AGOSTO 2016 ore 20:00
organo storico “Pietro de Simone” – prima metà del XVIII sec.
Chiesa Matrice S. Maria Assunta – TURI
(soprano – organo)

sostengono la manifestazione:

 

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NUOVO CD DELLA CONCERTO CLASSICS CON INEDITI DI ANDREA LUCHESI: MUSICA SACRA.

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Procede con una pubblicazione annuale il progetto dedicato ad Andrea Luchesi dalla CONCERTO CLASSICS di Milano, che giunge, ora, al quinto cd, progetto al quale ho il piacere e l’onore di partecipare direttamente, apportando lo studio storico relativo al compositore ed al suo tempo.

La produzione della CONCERTO CLASSICS si avvale d’interpreti di grandissima competenza artistica e di fama: la Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni diretta da Massimo Belli è il punto di riferimento per le pagine orchestrali, ma al progetto ha partecipato anche Roberto Plano che ha registrato i due concerti per pianoforte e le sonate per tastiera e, per il presente cd il Coro della Cappella civica di Trieste, diretto da Roberto Brisotto, ed i solisti Laura Antonaz (soprano), Elena Biscuola (mezzo soprano), Luca Dordolo (tenore) e Matteo Bellotto (baritono).

Le pagine presentate sono il Salve Regina in mi bemolle maggiore, lo Stabat Mater (unica composizione che vede una registrazione precedente, diretta da Agostino Granzotto), il Kyrie “di Dresda”, il Miserere in sol minore, ed il Te Deum, la prima pagina di Luchesi in assoluto eseguita nel Novecento, in occasione di un concerto tenuto il 16 maggio 1938.

 

Di seguito, propongo una presentazione dei brani registrati.

 

Quando Luchesi, come Maestro di cappella privato, giunge a Bonn nell’ottobre del 1773, grazie ai rapporti che erano intercorsi tra il Nostro ed il conte Giacomo Durazzo, per invito del Principe Elettore Maximilian Friederich arcivescovo di Colonia, molti lavori erano conosciuti al di fuori del territorio veneziano ed erano giunti fino a Stoccolma ed a Londra. Tra questi, già nel 1768 due sinfonie ed un Kyrie (qui registrato) sono portati a Dresda da Naumann, che ancora si trovava a Venezia.

Il contratto triennale per risanare la Cappella di corte (1) permette così a Luchesi di partire per Bonn, portando con sé lavori sacri, strumentali ed opere teatrali che aveva composto fino allora. Assieme a Luchesi partono un insegnante di dizione italiana ed il violinista Gaetano Mattioli, paragonato, all’epoca, a Cannabich che operava a Mannheim. La notizia che, sulla base delle fonti, riporta per primo Giorgio Taboga (2) è per noi molto importante, perché permette non solo di datare i lavori di sicura attribuzione, ma anche di comprendere l’interesse che Luchesi aveva già manifestato negli anni veneziani per le “parti concertanti” (voce e strumenti obbligati) tanto nella produzione sacra quanto nelle opere.

Altra notizia fondamentale riguarda l’invito che Padre Francesco Antonio Vallotti aveva rivolto a Luchesi nel 1768 per inaugurare l’organo grande della Basilica di Sant’Antonio a Padova.

Dopo gli studi con Cocchi, Paolucci e Saratelli, Luchesi si era dapprima perfezionato con Ferdinando Bertoni e con Domenico Gallo nell’ambiente veneziano che ruotava attorno a Galuppi, quindi, proprio con Padre Vallotti, che, assieme a Giordano Riccati di Treviso, era apprezzato quale contrappuntista insigne e sperimentatore assiduo della teoria dei rivolti e delle dissonanze che, secondo quanto affermato da Antonio Calegari nella sua corrispondenza (3), a Padova era comunemente praticata da almeno un secolo.

Luchesi aveva quindi diretta e perfetta conoscenza delle teorie di Vallotti: la sua musica, secondo le testimonianze più tarde di Alexandre-Etienne Choron e di Françoise Joseph-Marie Fayolle, noti critici musicali e didatti francesi, possedeva una “purezza straordinaria” che aveva già riconosciuto Benjamin de la Borde (4), il quale, tra l’altro, poneva l’attenzione sulla concertazione concisa, le idee sempre nuove e la grazia particolare dello stile.

Come Kapellmeister Luchesi aveva il compito di istruire gli allievi, di allestire gli eventi musicali inerenti alle festività sacre ed agli appuntamenti mondani, producendo musiche in prima persona ed eseguendo quella di compositori coevi: in tal modo arricchiva così l’archivio personale che, purtroppo, andò disperso (5). Tra l’altro, la produzione sacra destinata alla Cappella di corte, per contratto, doveva restare anonima, mentre quella strumentale cominciò a circolare sotto altri nomi (6). Sappiamo, inoltre, che la musica sacra di Andrea Luchesi fu eseguita a Bonn dall’allievo Ferdinand Heller fino agli anni 1830, fatto che attesta la qualità della stessa e la stima che il compositore ancora godeva.

Per quanto riguarda le composizioni qui incise, esse appartengono con certezza a Luchesi. Possono essere collocate nel periodo che intercorre tra il 1768 ed il 1773, sebbene la strumentazione di alcune potrebbe essere frutto di ripensamenti successivi: non si spiegherebbero, altrimenti, i clarinetti presenti nello Stabat Mater e nel Miserere, oppure nel salmo Confitebor tibi (qui non inciso) la cui stesura vocale è sicuramente del 1768, ma quella strumentale è frutto di una rielaborazione degli anni di Bonn (probabilmente del 1775). Il fatto non deve sorprendere, perché le composizioni antecedenti al 1773 non erano di pertinenza dei termini del contratto di cui abbiamo parlato, quindi, Luchesi poteva mantenere la paternità “pubblica” sotto tutti gli effetti (7).

Il Kyrie in re minore fu portato a Dresda, in copia da Naumann (fatto accertato grazie al formato ridotto, “da viaggio”, della carta utilizzata) che partì da Venezia nel 1768. Secondo Claudia Valder-Knechtges esso farebbe parte di una Messa di Luchesi che Naumann stesso avrebbe poi riunito di nuovo con pezzi di altri autori (8).

Questo Kyrie per soli (S.A.T.B.), coro a quattro voci miste, orchestra (2 flauti, 2 oboi, 2 corni, archi) ed organo, è forse tra le più antiche testimonianze pervenuteci delle composizioni sacre di Luchesi: l’ascoltatore attento riconoscerà una frase melodica di 4 battute, che sarà proposta dopo l’introduzione dal contralto e dal soprano, che è un chiaro eco dell’incipit dello Stabat Mater di Pergolesi, autore che Luchesi conosceva benissimo grazie alle lezioni ricevute da Cocchi. La pagina, per altro, suddivisa in 4 sezioni distinte (grave, lento, grave, allegro) è ricca d’invenzioni armoniche e melodiche (non solo il Christe eleyson è, ovviamente, diverso dal Kyrie iniziale, ma la stessa ripresa di quest’ultimo è esposta su di una nuova melodia).

Si noti, tra l’altro, sempre nelle battute iniziali cui ho fatto riferimento, il contrappunto sviluppato tra i violini I e II che accompagnano le voci, sostenendole ed intrecciandosi con esse per ottenere un effetto fonico “granitico”, il che dimostra come un compositore poco più che ventenne (il 1768 e la data ultima, ma è ipotizzabile che sia stato scritto alcuni anni prima, proprio per il diretto “richiamo” a Pergolesi) fosse già sicuro nel gestire il contrappunto, grazie anche allo studio delle teorie di Vallotti (9).

Lo Stabat Mater per soli (S.A.T.B.), coro a 4 voci ed orchestra (2 clarinetti, che forse sostituiscono precedenti oboi, 2 fagotti, archi ed organo) mostra anch’esso qualche reminiscenza pergolesiana, dimostrando che l’opera fa parte dei primi lavori prodotti, quando non si era ancora completamente affrancato dagli studi intrapresi. I passaggi solistici sono perfettamente equilibrati, gli interventi del coro, per lo più omofoni, mostrano purezza cristallina e massimo rispetto per il testo di Jacopone da Todi.

L’andante iniziale in fa minore è seguito dal moderato si maggiore (Sancta Mater) quindi la tonalità minore torna nella terza sezione, andante (Quando corpus morietur) di sobria carica emotiva, guidata da ispirazione senza dubbio elevata, sezione che sbocca nel conclusivo Amen, pagina apparentemente polifonica di sicuro e particolare effetto.

Il Salve Regina in mi bemolle maggiore per soli (SATB), coro ed orchestra (2 oboi, 2 corni, archi ed organo) proveniente anch’esso dal Fondo di Modena, nella revisione e trascrizione di Agostino Granzotto (come gli altri quattro brani qui incisi) è stato eseguito per la prima volta in pubblico dall’Orchestra Busoni nel 2015. Si tratta di una pagina in andante di tono molto “affettuoso”, che si rifà all’atmosfera tipica della Scuola Napoletana, seguito da un mobile allegro (Eja, ergo, advocata Nostra), per terminare, ciclicamente, con lo stesso andante iniziale (O Clemens, o Pia).

Suddiviso in ben 6 sezioni e rappresentato da un’orchestra sfarzosa (2, flauti, 1 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, archi ed organo) è il salmo Miserere per soli (SATB) e coro, la pagina più ampia ed ispirata del gruppo qui presentato. Luchesi elabora una fitta rete timbrica che dialoga con le voci e accenta il testo sacro in chiave teatrale, come era d’uso al tempo. La purezza delle linee melodiche, alcune volute dissonanze espressive (si veda ancora una volta l’esperienza maturata sulle tavole di Vallotti) fanno di questo brano un vero gioiello: si tratta, senza dubbio, della perla della musica sacra sicuramente certa di Luchesi che, nel Te Deum per voci (SATB) coro ed orchestra (2 oboi, 2 corni, archi ed organo) mostra la mano sicura nello stendere oasi luminosissime affatto efficaci, nonostante ricorra a semplici effetti quali l’omofonia del coro.

Questo brano fu il primo ad essere eseguito in concerto in epoca moderna, assieme all’inno Coelestis urbs Jerusalem (1784) e ad alcune pagine tratte da Le donne sempre donne (1767) il 4 maggio 1938 a Bonn per un concerto straordinario dedicato a Luchesi, della cui registrazione, trasmessa alla Radio italiana il 16 maggio 1938, si è perduta la traccia (10).

Bruno Belli

 

 

NOTE

 

1)    Il contratto era “di prova” per 3 anni, ma fu poi prorogato.

2)    Giorgio Taboga, Andrea Luchesi, l’ora della verità, Treviso, 1994.

3)    Antonio Calegari (1757 – 1828) compositore e didatta padovano, studiò musica, tra gli altri con Ferdinando Gasparo Turrini, eccellente clavicembalista, e con Ferdinando Bertoni (zio del Turrini) a Venezia. Dopo alcune esperienze teatrali non felici, fu nominato organista e, quindi, Maestro di Cappella (1814) presso la Basilica di Sant’Antonio, carica che coprì fino all’ultimo.

4)    Jean Benjamin de La Borde (1734 – 1794) compositore e storico francese, figlio del banchiere Jean-Françoise De La Borde, sposò Adélaïde-Suzanne de Vismes poetessa e dama di compagnia di Maria Antonietta. Egli stesso era primo valletto di camera e favorito del re Luigi XV, ricevitore delle finanze e quindi fermiér général. Studiò il violino e la composizione, debuttò come operista e stampatore di molte composizioni musicali e di trattati. La notizia cui facciamo riferimento si trova nell’ Essai sur la musique ancienne et moderne, Paris, P. D. Pierres, 1780

5)    L’archivio di Luchesi, probabilmente disperso in 2 fasi distinte – la prima, al tempo della caduta del Principe elettore, quando Bonn fu invasa dai francesi, la seconda (quello che restava dell’archivio originale), quando la moglie lo vendette a vari acquirenti – sarebbe stato importantissimo non solo per l’identificazione delle opere del Maestro, ma anche per meglio comprendere i rapporti con la musica dell’epoca, soprattutto con quella dei maestri del classicismo viennese (Haydn, Mozart, ed, in parte, del primo Beethoven). Dell’archivio di Bonn, ricco materiale si trova alla Biblioteca Estense di Modena.

6)    Taboga, cit. profila l’ipotesi che alcune composizioni circolassero sotto il nome del cognato di Luchesi, Ferdinand d’Anthoin. Nonostante che alcune guide elenchino qualche composizione a suo nome, non ne è sopravvissuta alcuna: allo stato attuale degli atti, in mancanza di lettere o contratti in proposito pertanto, non possiamo identificare per certo questo dato.

7)    Taboga, cit. e Claudia Valder-Knechtges (Die Kirchenmusik, Merseburger, 1983) hanno ben affrontato la questione.

8)    Reca testimonianza in tal senso Charles Burney nel Diario di viaggio in Italia (I, 219) dove racconta come alcune pagine di Luchesi e di Monza fossero state utilizzate per una nuova messa compilata dal Maestro Soffi di Lucca per una monacazione a Portico.

9)    Faccio riferimento ad una lettera del 17 febbraio di Luchesi inviata al conte Giordano Riccati dove si proclama entusiasta di tre lavori di Vallotti, inviatigli dal conte per un giudizio; Luchesi si dimostra entusiasta di adottare il nuovo sistema compositivo: “Ricevei (sic) con sommo piacere la sua gentilissima lettera con tre soggetti del P.M.Vallotti. Io non mi sazio di sempre guardarli e riguardarli per sempre più intendere l’artifizio e il lavoro, qui con una unità costante scorgo modulare nei suoi suoni accessori senza aggiungere inutili riempiture, qui scorgo un maneggio di rivolti e di dissonanze disposto con tanta arte che pare ch’ognuno potrebbe fare lo stesso, ma qui è anzi dove consiste l’arte maggiore. Insomma, da questi io spero d’imparare molto; mi dispiacerebbe che Lei, avendomi lusingato il palato col spedirmeli mi lasciasse senza spedirmi altre cose preziose per saziar il mio appetito. Questa Fiera di Padova, ho d’andare a suonare il cembalo nel Teatro Nuovo, con questa occasione, (benché sia poco tempo), farò in tal maniera da prendere lezione dal P.M.Vallotti e forse anche per mezzo di V.S.Illustrissima”. P. Revoltella. Musiche di Vallotti nell’epistolario di Giordano Riccati. – In AA.VV. Contributi per la storia della musica sacra a Padova. Padova 1993 p.269 ss. – Le novità riguardavano l’origine della scala diatonica ed i rivolti degli accordi di nona, undicesima e tredicesima.

10) G. Taboga, cit. Il programma di sala del 4 maggio 1938, riprodotto da Taboga in volume, è conservato allo Stadt Archiv di Bonn.

 

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