VIAGGIO NEL 700 ITALIANO

sull’Organo «Domenico Antonio Rossi» (1783) dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso (Va)

MARCO CADARIO, organo

1 cd SONITUS SON 180/17

Interpretazione: *****

Acquista: http://www.sonitusedizioni.com/catalogo/view/179/

Tra i luoghi più importanti per la cultura e la storia del territorio varesino, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso svolge un ruolo predominante: luogo particolare in cui convivono lo spirito religioso, il naturalistico e l’artistico. Nell’autentico gioiello rappresentato dall’Eremo è conservato uno strumento prezioso che ha svolto diversi ruoli nella storia, dall’accompagnamento delle funzioni liturgiche al mero concerto d’intrattenimento: si tratta di un organo del 1783, costruito dal napoletano Domenico Antonio Rossi «organaro della Reale Cappella di Sua Maestà», secondo la qualifica espressa in latino che si trova anche impressa nello strumento cateriniano. Rossi rivestì l’incarico di Organaro della Reale Cappella dal 10 giugno 1761 al 5 gennaio 1789, regnanti prima Carlo, quindi Ferdinando IV di Borbone.

Questo prezioso e antico «organo positivo» di scuola napoletana è racchiuso in cassa riccamente ornata a motivi floreali, con dorature, presenta un prospetto suddiviso in tre campate di complessive diciannove canne disposte a cuspide. La tastiera è di quarantacinque note (Do1-Do5) con prima ottava corta. I «diatonici», placcati in bosso con incisioni, sono dotati di frontalini a chiocciola in bosso. I «cromatici» sono in ebano con filetto centrale in bosso. Non possiede pedaliera. Sulle portelle inferiori, che chiudono la cassa mantici, un elegante cartiglio riporta l’iscrizione «Dominicus Antonius Rossi Neapolitanus Regiae Cappellae Suae Majestatis Organarius Fecit A D 1783», come prima accennato.

L’organo, acquistato dal «Lions Club Laveno Mombello Santa Caterina del Sasso», associazione tuttora proprietaria dell’organo, nell’aprile 1989 dal professor Piazza di Schio che in precedenza aveva provveduto al restauro, contava già un restauro precedente, effettuato da Serafino Volpini di Arre per la cassa lignea e da Alfredo Piccinelli di Padova per la parte “tecnica”.

Il rimontaggio nel sito dell’Eremo è stato eseguito dalla ditta Mascioni che ha provveduto negli anni successivi alla manutenzione ordinaria come necessario, fino a due interventi importanti nell’autunno 2008: restauro della cassa lignea, (a carico degli stessi Lions) effettuato da Marialuisa Lucini di Somma Lombardo e delle parti tecniche dell’organo, (a carico della Provincia), per opera di Francesco Cortinovis di Bergamo

Proprio Marco Cadario, per l’occasione de tradizionale Concerto di primavera, in questo 2017 che vede il Centenario del Lions Club, ha tenuto un apprezzato programma del quale cd è la naturale espressione che completa questo ritrovato prezioso oggetto musicale che ci auguriamo possa nuovamente tornare ad offrire concerti con maggiore frequenza.

Marco Cadario, pianista, fortepianista ed organista, grazie alla sua esperienza storica nei riguardi della letteratura per tastiera tra il XVIII ed il XIX secolo, letteratura che, sovente, i maestri dell’epoca dedicavano indifferentemente al fortepiano o all’organo, offre un viaggio, per rifarci al titolo del cd, attraverso alcuni importanti esponenti italiani appartenenti alle scuole «Napoletana», «Veneziana» e «Toscana» gravitanti attorno alla metà del secolo XVIII, avendo operato una scelta che particolarmente si adatta alle possibilità canore dello strumento.

Francesco Durante, Giacomo Insanguine e Giovanni Battista Pergolesi rappresentano, così, alcune delle massime espressioni della letteratura per tastiera che Napoli abbia prodotto: il caso di Pergolesi, la «Sonata in fa maggiore», unica certamente autentica tra quelle attribuitegli, manifesta apertamente lo stile dell’epoca, il quale subiva direttamente l’influsso del melodramma, in rapporto al quale, le pagine di Durante, votato completamente, invece, alla musica strumentale, dimostrano un più ortodosso stile “chiesistico”.

Con le due Sonate di Giovanni Battista Pescetti, maestro di Cappella in San Marco a Venezia, ci si accosta all’espressività della scuola veneziana, con uno stile più vicino ormai al «Rococò» che al vero e proprio Barocco, tanto che lo stesso Galuppi, di cui Cadario esegue magistralmente la Sonata V in sol maggiore destinata tanto al cembalo quanto all’organo, si presenta quale compositore di transizione verso la scuola del classicismo viennese, che fu in diretto rapporto con compositori italiani e, soprattutto formatisi nella «Laguna veneta» (Galuppi, Salieri, Luchesi, ecc.)

Marco Cadario porge all’ascoltatore queste ottime pagine, sempre di eccellente fattura artistica, con massima trasparenza dei piani sonori, con pulizia e nettezza dei contorni sicché si ascolta il canto dello strumento nella sua pienezza, come avviene, ad esempio, nella particolare «Sonata per organo a guisa di banda militare che suona una marcia» del toscano Giuseppe Gherardeschi che attesta «la pregevole trasparenza sonora dell’organo» come scrive Mario Manzin nelle note di copertina che accompagnano il cd.

Bruno Belli

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