ANDREA LUCHESI, «REQUIEM» e «AVE MARIA»

Roberta Canzian, Elena Biscuola, Riccardo Botta,Armando Badia. Coro della Cappella Civica di Trieste, Roberto Brisotto. Nuova Orchestra Busoni, Massimo Belli.

1 cd CONCERTO CLASSICS 2103

Interpretazione: *****

Note di Bruno Belli, in Italiano, Inglese e Tedesco.

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Iniziato con una registrazione delle «Sonate» e dei «Rondò» per tastiera nel 2012 interpretate da Roberto Plano, il «Progetto Luchesi», curato dalla casa discografica milanese «Concerto Classics», procede annualmente con un tassello aggiuntivo, grazie all’apporto di musicisti professionisti di vaglia come la «Nuova Orchestra Busoni» di Trieste guidata da Massimo Belli, il «Coro della Cappella civica di Trieste» e, per la parte storica, da Bruno Belli che sta inquadrando la figura del compositore, liberandolo da forzature indotte in un recente passato spesso senza adeguato criterio.

Tali note storiche che, da quest’anno, dato l’interesse dimostrato in area tedesca verso il progetto in corso per un compositore che guidò la Cappella musicale del principe elettore di Bonn dal 1771 fino all’avvento delle truppe napoleoniche, sono tradotte anche in Tedesco, oltre che in Inglese, muovono proprio dagli studi di due musicologi d’area germanica, mai tradotti nella nostra lingua, Theodor Anton Henseler e Claudia Valder-Knechtges, che Belli sta confrontando con le fonti.

«Ancora mi recherò a Bonn, nella prossima primavera, per visionare alcuni fondi della Biblioteca di Stato dove ci sono documenti da valutare e da porre in rapporto a quelli degli altri archivi veneziani e del Fondo della Biblioteca Estense di Modena – afferma Belli – Importante, ora, è il riconoscere a Luchesi l’essere un compositore non semplicemente artigianale, come lo definì lo Zanetti nella sua importantissima opera sul Settecento musicale Italiano, ma capace creare punte di assoluta perfezione formale ed intuitiva, come, per esempio, avviene nella bellissima “Passione” su testo del Metastasio».

Per Bruno Belli, inoltre, «la cosa più importante è ascoltare direttamente la musica del compositore. Grazie alla Concerto è in atto un approfondimento interessantissimo per l’elevata qualità delle interpretazioni di Massimo Belli (nessuna parentela tra i due di là dell’omonimia del cognome. N.d.r.) che rende piena giustizia al livello delle composizioni registrate».

Andrea Luchesi, insomma, di là delle ipotesi su quanto possa avere influito, insieme a Neefe, sul giovane Beethoven, essendo Maestro di Cappella in carica quando il giovinetto “Genio di Bonn” apprendeva la musica, fa parte dei numerosi Italiani che diffusero nel XVIII secolo la nostra cultura all’estero, talora apportando importanti semi per la fioritura di «scuole».

Non è un caso, tra l’altro, come hanno dimostrato nel 2013 Roberto Plano e lo stesso Bruno Belli, che il giovane Mozart, ricevuto in dono da Luchesi il Secondo concerto per fortepiano a Venezia, durante il soggiorno Italiano del 1771, lo avesse più volte eseguito, scrivendone persino una propria «cadenza» che Plano riconobbe nel nutrito gruppo mozartiano catalogato come KV. 626a e, quindi, eseguì nella registrazione della Concerto (era ancora indicata come «cadenza per concerto sconosciuto»).

Con il presente «Requiem», gli artisti impegnati ci offrono una luminosa ed attenta lettura di una pagina che alterna, per l’appunto, momenti d’alto artigianato ad altri d’assoluta perfezione e di bellezza quasi mozartiana, come riconosce anche Bruno Belli, a proposito dell’«Oro supplex» per contralto: «…pare respirare la stessa aria da cui traggono vita alcune delle più eteree e impalpabili melodie mozartiane. Qui, veramente, vi è una trasfigurazione della morte entro un puro trionfo di beatitudine e di luce, cantato da un uomo comune del XVIII secolo che innalza le lodi a Dio per ringraziarlo del talento che gli ha concesso nel suo distaccato ed incomprensibile disegno della vita e della morte».

E non è poco.

L. B.

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