ANTONELLA ROMANAZZI «MAGNIFICAT»

Musiche di Pergolesi, Vivaldi, Roberto Carnaghi

Antonella Romamazzi, soprano
Coro da Camera Sine Nomine – Varese
Orchestra «Il diletto moderno»

Marco Cadario, organo continuo
Giuseppe Reggiori, direttore

1 cd SONITUS SON 183/17

Interpretazione: ****
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E’ fresco di stampa un pregevole disco al quale hanno lavorato artisti e studiosi del territorio Varesino e Varesotto, cd edito dalla «Sonitus» edizioni musicali e discografiche, la cui sede è a Monvalle. Registrato presso la Chiesa di San Vito Martire in Bogno di Besozzo, si tratta di un ottimo prodotto di alta divulgazione musicale, con pagine di sicuro effetto e di non comune eleganza, tanto nella scrittura, quanto nell’interpretazione degli artisti coinvolti.
«Magnificat», il titolo del cd, presenta tre notevoli pagine di musica sacra: Pergolesi, Vivaldi, ed una prima assoluta, il «Magnificat» di Roberto Carnaghi, musicista, musico terapeuta e compositore nato a Varese nel 1964, noto quale maestro collaboratore della Scuola e del Corpo di ballo del Teatro alla Scala fino al 1992, e per l’attività di curatore di materiale didattico musicale per bambini ed attivo direttore artistico e docente della «Children musical School – La compagnia della Cioccolata calda» di Milano.
Il soprano Antonella Romanazzi, il Coro da Camera «Sine Nomine» città di Varese e l’Orchestra «Il diletto moderno» diretti da Giuseppe Reggiori, Marco Cadario all’organo ci regalano quasi un’ora di musica d’alta qualità, mentre presentazione storica e guida all’ascolto sono curate da Bruno Belli.
L’attività di Giuseppe Reggiori e dei suoi cori ed orchestra è originalissima e notoriamente impegnativa: l’orchestra è formata da musicisti professionisti che suonano strumenti d’epoca o copie filologiche, la cui attività non solo si limita all’Italia, ma giunge di norma all’estero (Varsavia, Amburgo, Milano, Lugano, Boston, solo a titolo d’esempio).
Antonella Romanazzi, soprano lirico leggero, svolge l’attività in Italia ed all’estero: si segnalano la partecipazione ad appuntamenti quali il «Virginia Festival» negli USA, i cui concerti sono trasmessi regolarmente dall’emittente californiana KCOM TV, alla tournèe Svizzera di una produzione de «L’occasione fa il ladro» di Rossini nel 2012, alla stagione estiva dell’Opera Giocosa di Savona organizzata dal Teatro «Chiabrera», con particolari collaborazioni continue con artisti di fama come Fabrizio Meloni (primo clarinetto della Scala), il trombettista Gabriele Cassone e l’oboista Luca Avanzi (già primo Oboe del Teatro alla Scala e dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia).
Per quanto riguarda il programma del cd, come scrive Bruno Belli nelle note, «esiste una sorta di «ponte musicale» tra la musica barocca e la pagina di Carnaghi: il «Magnificat» per soprano, coro ed orchestra, in prima incisione assoluta, è il brano di maggiore respiro, composizione che «suddivisa in nove sezioni, pur nell’originalità artistica, getta un ponte ideale che la collega direttamente con le pagine barocche».
Aggiunge quindi Belli a proposito della “prima assoluta”: «Il «Magnificat» iniziale, un movimento in tempo “allegro”, nel quale il soprano solista ed il coro dialogano, imposta lo spirito del brano, che è costruito da Carnaghi con mano sicura: si caratterizza, infatti, da un’eccezionale coesione tra le parti, sostenute da nobile e fresca ispirazione, nella scelta di intonare l’esaltazione mariana mediante una sorta di ampia e rasserenante cantilena, frutto della certezza della guida divina cui Maria si affida. Segue un gruppo di quattro movimenti saldati tra loro mediante tempi in “adagio” ed in “andante”, caratterizzati da un’atmosfera serena e cullante: ognuno di essi consta di una bella introduzione cui s’inseriscono, sempre in forma dialogica, il soprano solista ed il coro. Mediante un attacco marcato si apre il quinto movimento, il «Fecit potentiam»: l’immagine dei superbi sbaragliati dalla potenza dell’amore divino assume forma plastica grazie all’incisività delle frasi musicali di voci e di orchestra. Si tratta dell’unico, breve turbamento nella serenità armonica e melodica della composizione che, nei numeri successivi, torna alla semplice nobiltà di un canto diretto, privo di ogni orpello, essenziale, solido, efficace sino al luminoso unisono finale».
Un cd interessantissimo, quindi, che propone, come dicevamo anche il mottetto «Nulla in mundo pax sincera» per soprano, archi e basso continuo RV 630 di Antonio Vivaldi, sicuramente una delle più belle composizioni sacre composte per voce solista dall’autore ed un’assoluta rarità, il «Salmo CXXI (CXXII) «Laetatus sum» per soprano, archi e continuo P.69, pagina che, come scrive sempre Bruno Belli nella guida all’ascolto, «fa parte di un gruppo di composizioni d’attribuzione incerta a Giovanni Battista Pergolesi, artista il cui nome, lungo il XVIII secolo, fu sinonimo di qualità artistiche tali da essere indicato, soprattutto dagli editori con sede ad Amsterdam, come autore di un gruppo vastissimo di brani musicali apocrifi.
La partitura manoscritta del salmo, che qui si presenta nella revisione di Franco Trinca, pagina di mano di un copista, è conservata presso la Biblioteca dell’Istituto musicale «Briccialdi» di Terni… Suddivisa in sette sezioni, è una pagina che, chiunque ne sia l’autore, presenta notevoli pregi, per la bellezza dei temi e per il sicuro “mestiere” che ne crea l’impalcatura. In particolar modo, si segnalano il primo numero «Laetatus sum», il vario recitativo (n.4) «Quia illic sederunt» e la nobiltà del largo «Gloria Patri» (n.6), cui segue un brillante «presto assai» (n.7) che permette all’interprete di sfoggiare al meglio le proprie doti canore».
Ed, infatti, le doti canore di Antonella Romanazzi si esprimono al massimo grado, tramite il canto sempre misurato ed elegante, grazie ad un perfetto controllo del fiato che permette un’emissione regolare nei diversi registri, sebbene un po’ meno saldo risulti quello grave, cosicchè il fraseggio è sempre vario, la dizione scolpita, l’intonazione sicura.
Completa l’ottima realizzazione la simbiosi che si percepisce tra il soprano, il coro e l’orchestra, guidati da Reggiori con mano sicura, con taglio nobile ed elegante, per una visione che non trascuri i dettagli della partitura, ma, al tempo stesso, vivifichi le pagine in un continuo pulsare ritmico di colori e di sonorità d’ampio respiro che tracciano un’interpretazione plastica ed adamantina.
L.B.
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