ANDREA LUCHESI, «REQUIEM» e «AVE MARIA»

Roberta Canziani, Elena Biscuola, Riccardo Botta,Armando Badia. Coro della Cappella Civica di Trieste, Roberto Brisotto. Nuova Orchestra Busoni, Massimo Belli.

1 cd CONCERTO CLASSICS 2103

Interpretazione: *****

Note di Bruno Belli, in Italiano, Inglese e Tedesco.

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Iniziato con una registrazione delle «Sonate» e dei «Rondò» per tastiera nel 2012 interpretate da Roberto Plano, il «Progetto Luchesi», curato dalla casa discografica milanese «Concerto Classics», procede annualmente con un tassello aggiuntivo, grazie all’apporto di musicisti professionisti di vaglia come la «Nuova Orchestra Busoni» di Trieste guidata da Massimo Belli, il «Coro della Cappella civica di Trieste» e, per la parte storica, da Bruno Belli che sta inquadrando la figura del compositore, liberandolo da forzature indotte in un recente passato spesso senza adeguato criterio.

Tali note storiche che, da quest’anno, dato l’interesse dimostrato in area tedesca verso il progetto in corso per un compositore che guidò la Cappella musicale del principe elettore di Bonn dal 1771 fino all’avvento delle truppe napoleoniche, sono tradotte anche in Tedesco, oltre che in Inglese, muovono proprio dagli studi di due musicologi d’area germanica, mai tradotti nella nostra lingua, Theodor Anton Henseler e Claudia Valder-Knechtges, che Belli sta confrontando con le fonti.

«Ancora mi recherò a Bonn, nella prossima primavera, per visionare alcuni fondi della Biblioteca di Stato dove ci sono documenti da valutare e da porre in rapporto a quelli degli altri archivi veneziani e del Fondo della Biblioteca Estense di Modena – afferma Belli – Importante, ora, è il riconoscere a Luchesi l’essere un compositore non semplicemente artigianale, come lo definì lo Zanetti nella sua importantissima opera sul Settecento musicale Italiano, ma capace creare punte di assoluta perfezione formale ed intuitiva, come, per esempio, avviene nella bellissima “Passione” su testo del Metastasio».

Per Bruno Belli, inoltre, «la cosa più importante è ascoltare direttamente la musica del compositore. Grazie alla Concerto è in atto un approfondimento interessantissimo per l’elevata qualità delle interpretazioni di Massimo Belli (nessuna parentela tra i due di là dell’omonimia del cognome. N.d.r.) che rende piena giustizia al livello delle composizioni registrate».

Andrea Luchesi, insomma, di là delle ipotesi su quanto possa avere influito, insieme a Neefe, sul giovane Beethoven, essendo Maestro di Cappella in carica quando il giovinetto “Genio di Bonn” apprendeva la musica, fa parte dei numerosi Italiani che diffusero nel XVIII secolo la nostra cultura all’estero, talora apportando importanti semi per la fioritura di «scuole».

Non è un caso, tra l’altro, come hanno dimostrato nel 2013 Roberto Plano e lo stesso Bruno Belli, che il giovane Mozart, ricevuto in dono da Luchesi il Secondo concerto per fortepiano a Venezia, durante il soggiorno Italiano del 1771, lo avesse più volte eseguito, scrivendone persino una propria «cadenza» che Plano riconobbe nel nutrito gruppo mozartiano catalogato come KV. 626a e, quindi, eseguì nella registrazione della Concerto (era ancora indicata come «cadenza per concerto sconosciuto»).

Con il presente «Requiem», gli artisti impegnati ci offrono una luminosa ed attenta lettura di una pagina che alterna, per l’appunto, momenti d’alto artigianato ad altri d’assoluta perfezione e di bellezza quasi mozartiana, come riconosce anche Bruno Belli, a proposito dell’«Oro supplex» per contralto: «…pare respirare la stessa aria da cui traggono vita alcune delle più eteree e impalpabili melodie mozartiane. Qui, veramente, vi è una trasfigurazione della morte entro un puro trionfo di beatitudine e di luce, cantato da un uomo comune del XVIII secolo che innalza le lodi a Dio per ringraziarlo del talento che gli ha concesso nel suo distaccato ed incomprensibile disegno della vita e della morte».

E non è poco.

L. B.

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VIAGGIO NEL 700 ITALIANO

sull’Organo «Domenico Antonio Rossi» (1783) dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso (Va)

MARCO CADARIO, organo

1 cd SONITUS SON 180/17

Interpretazione: *****

Acquista: http://www.sonitusedizioni.com/catalogo/view/179/

Tra i luoghi più importanti per la cultura e la storia del territorio varesino, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso svolge un ruolo predominante: luogo particolare in cui convivono lo spirito religioso, il naturalistico e l’artistico. Nell’autentico gioiello rappresentato dall’Eremo è conservato uno strumento prezioso che ha svolto diversi ruoli nella storia, dall’accompagnamento delle funzioni liturgiche al mero concerto d’intrattenimento: si tratta di un organo del 1783, costruito dal napoletano Domenico Antonio Rossi «organaro della Reale Cappella di Sua Maestà», secondo la qualifica espressa in latino che si trova anche impressa nello strumento cateriniano. Rossi rivestì l’incarico di Organaro della Reale Cappella dal 10 giugno 1761 al 5 gennaio 1789, regnanti prima Carlo, quindi Ferdinando IV di Borbone.

Questo prezioso e antico «organo positivo» di scuola napoletana è racchiuso in cassa riccamente ornata a motivi floreali, con dorature, presenta un prospetto suddiviso in tre campate di complessive diciannove canne disposte a cuspide. La tastiera è di quarantacinque note (Do1-Do5) con prima ottava corta. I «diatonici», placcati in bosso con incisioni, sono dotati di frontalini a chiocciola in bosso. I «cromatici» sono in ebano con filetto centrale in bosso. Non possiede pedaliera. Sulle portelle inferiori, che chiudono la cassa mantici, un elegante cartiglio riporta l’iscrizione «Dominicus Antonius Rossi Neapolitanus Regiae Cappellae Suae Majestatis Organarius Fecit A D 1783», come prima accennato.

L’organo, acquistato dal «Lions Club Laveno Mombello Santa Caterina del Sasso», associazione tuttora proprietaria dell’organo, nell’aprile 1989 dal professor Piazza di Schio che in precedenza aveva provveduto al restauro, contava già un restauro precedente, effettuato da Serafino Volpini di Arre per la cassa lignea e da Alfredo Piccinelli di Padova per la parte “tecnica”.

Il rimontaggio nel sito dell’Eremo è stato eseguito dalla ditta Mascioni che ha provveduto negli anni successivi alla manutenzione ordinaria come necessario, fino a due interventi importanti nell’autunno 2008: restauro della cassa lignea, (a carico degli stessi Lions) effettuato da Marialuisa Lucini di Somma Lombardo e delle parti tecniche dell’organo, (a carico della Provincia), per opera di Francesco Cortinovis di Bergamo

Proprio Marco Cadario, per l’occasione de tradizionale Concerto di primavera, in questo 2017 che vede il Centenario del Lions Club, ha tenuto un apprezzato programma del quale cd è la naturale espressione che completa questo ritrovato prezioso oggetto musicale che ci auguriamo possa nuovamente tornare ad offrire concerti con maggiore frequenza.

Marco Cadario, pianista, fortepianista ed organista, grazie alla sua esperienza storica nei riguardi della letteratura per tastiera tra il XVIII ed il XIX secolo, letteratura che, sovente, i maestri dell’epoca dedicavano indifferentemente al fortepiano o all’organo, offre un viaggio, per rifarci al titolo del cd, attraverso alcuni importanti esponenti italiani appartenenti alle scuole «Napoletana», «Veneziana» e «Toscana» gravitanti attorno alla metà del secolo XVIII, avendo operato una scelta che particolarmente si adatta alle possibilità canore dello strumento.

Francesco Durante, Giacomo Insanguine e Giovanni Battista Pergolesi rappresentano, così, alcune delle massime espressioni della letteratura per tastiera che Napoli abbia prodotto: il caso di Pergolesi, la «Sonata in fa maggiore», unica certamente autentica tra quelle attribuitegli, manifesta apertamente lo stile dell’epoca, il quale subiva direttamente l’influsso del melodramma, in rapporto al quale, le pagine di Durante, votato completamente, invece, alla musica strumentale, dimostrano un più ortodosso stile “chiesistico”.

Con le due Sonate di Giovanni Battista Pescetti, maestro di Cappella in San Marco a Venezia, ci si accosta all’espressività della scuola veneziana, con uno stile più vicino ormai al «Rococò» che al vero e proprio Barocco, tanto che lo stesso Galuppi, di cui Cadario esegue magistralmente la Sonata V in sol maggiore destinata tanto al cembalo quanto all’organo, si presenta quale compositore di transizione verso la scuola del classicismo viennese, che fu in diretto rapporto con compositori italiani e, soprattutto formatisi nella «Laguna veneta» (Galuppi, Salieri, Luchesi, ecc.)

Marco Cadario porge all’ascoltatore queste ottime pagine, sempre di eccellente fattura artistica, con massima trasparenza dei piani sonori, con pulizia e nettezza dei contorni sicché si ascolta il canto dello strumento nella sua pienezza, come avviene, ad esempio, nella particolare «Sonata per organo a guisa di banda militare che suona una marcia» del toscano Giuseppe Gherardeschi che attesta «la pregevole trasparenza sonora dell’organo» come scrive Mario Manzin nelle note di copertina che accompagnano il cd.

Bruno Belli

XXII° CONCORSO INTERNAZIONALE di canto Voci Nuove per la Lirica “Gaetano Fraschini”

PAVIA: XXII° CONCORSO INTERNAZIONALE di canto Voci Nuove per la Lirica “Gaetano Fraschini”, organizzato dal Circolo Pavia Lirica nei giorni 10, 11 e 12 novembre 2017. 
Il Concorso è aperto a tutti i candidati di qualsiasi nazionalità che alla data del 10 novembre 2017
abbiano raggiunto il 18° anno di età e che siano nati dal 1 Gennaio 1980 compreso, in poi.

I candidati dovranno far pervenire la loro domanda d’iscrizione al Circolo organizzatore
entro il 9 novembre 2017, unitamente alla quota di iscrizione di € 80,00.

Le selezioni avverranno i giorni 10 e 11 novembre 2017 presso la sede del Circolo Pavia Lirica
in Pavia, Viale Lungoticino Sforza 40 alle ore 10.00, a porte chiuse.
La semifinale avverà il giorno 12 novembre 2017 alle ore 10.00
presso il “Teatro Gaetano Fraschini” di Pavia a porte chiuse.
La finale avverrà il giorno 12 novembre 2017 alle ore 16.30
presso il “Teatro Gaetano Fraschini” di Pavia in presenza del pubblico.

Sono previsti i seguenti premi:
1° classificato € 2.500,00
2° classificato € 1.500,00
3° classificato € 1.000,00
Premio speciale “Gaetano Fraschini” di € 500,00 messo a disposizione dal Lions Cilavegna Sant’Anna da assegnare al miglior tenore per l’interpretazione di brani cantati dal tenore pavese Gaetano Fraschini, descritti all’art. 6 del Regolamento.

Il Circolo Pavia Lirica si riserva di selezionare, tra i finalisti del Concorso, interpreti per opere
o concerti, da attuarsi nella prossima stagione lirica nei Teatri della Provincia di Pavia.
Copia del Regolamento e scheda d’iscrizione sono disponibili presso le Segreterie dei Conservatori Musicali, i Teatri, i Maestri di Canto, la sede del Circolo Pavia Lirica o scaricabili dal sito internet www.pavialirica.it (sezione Concorsi-Iscrizioni).

Per informazioni: Circolo Pavia Lirica – info@pavialirica.it – www.pavialirica.it
Alberto Campari 339 4526565 – Giuseppe Lisca 333 2001317

VARESE: I TEATRI MAI NATI, I TEATRI MAI RISORTI

GIOVANNI ZAPPALA’. Prefazione di Bruno Belli.

Pagg. 63, con numerose foto in b/n.  «Macchione Editore», Varese, 2017

Sembrerà strano ai più, ma la vita teatrale varesina fu molto attiva tra la fine del XVIII secolo ed i primi anni del Novecento, tanto che la cittadina vide l’edificazione di ben due teatri (però, già dal 1776 sono attestate tre stagioni teatrali ricoverate in diversi edifici), il «Ducale», che operò tra il 1779 ed il 1790, ed il «Sociale» che fu attivo tra il 1791 ed il 1930 per essere, infine, demolito nel 1953. Importantissima fu, poi, la vita del «Sociale» che ebbe stretti rapporti con la Scala, soprattutto grazie alla gestione di Bartolomeo Merelli (chi volesse avere notizie può affidarsi al mio volume «Il Teatro Sociale di Varese nell’Ottocento», Varese 2003, reperibile, tra l’altro, presso la Biblioteca civica della città oppure presso quella del «DAMS» di Bologna).

Ora, è fresco di stampa quest’ottimo volumetto di Giovanni Zappalà, cui sono grato di avermi coinvolto per la prefazione, saggio che, partendo dalla demolizione del Teatro Sociale racconta settanta anni di vita varesina attraverso il progetto di ben 5 teatri che, però, non hanno mai veduto la luce.

Con opportuni riferimenti alla società della cittadina lombarda, all’analisi delle varie vicissitudini che hanno visto progetti e “rimandi”, “cancellazioni”, interesse e disinteresse, Zappalà, con particolare attenzione all’analisi del tessuto urbano, pone un’interessante e ponderata riflessione non solo storica, ma soprattutto sul valore dell’interazione che la vita teatrale delle città possa avere con la popolazione.

Si tratta di un breve saggio, agevole, facilmente leggibile, alla portata tanto di studiosi quanto di semplici appassionati che permette di assistere allo strano ed interlocutorio rapporto che Varese ha sempre avuto con il mondo del teatro, soprattutto operistico giacché in Italia nel secolo XIX è il melodramma con cui s’identifica, per lo più, la vita teatrale.

Il volume sarà presentato con l’autore il prossimo 28 settembre, presso la «Biblioteca Civica di Varese» – Via Sacco – alle ore 18,00 (ingresso libero).

 

Bruno Belli.

 

Per invitare alla lettura dell’intero volume, riportiamo qui di seguito la «Prefazione»:

«Particolarmente utile per comprendere alcune “ferite” inferte a Varese durante la storia locale è quest’agile studio di Giovanni Zappalà, che sceglie di percorrere la strada dei teatri edificati quindi abbattuti, di seguito richiamati a gran voce, come esito di “buon governo”, quindi progettati, però, purtroppo, mai realizzati.

Ritengo che un Teatro cittadino attesti il grado di maturazione civile di un “popolo”, purché esso stesso sia la rappresentazione delle ambizioni e dei risultati ottenuti nell’ambito della qualità di vita offerta agli abitanti del luogo.

Varese ebbe un rapporto interlocutorio e contradditorio con i Teatri: la popolazione “autoctona”, forse, non li ha mai sentiti come propri, tanto che, nel 1953, quando l’Amministrazione comunale decise di demolire il Teatro Sociale, che pure aveva svolto nell’ambito dell’attività culturale varesina un ruolo di primo piano, quando, non forse l’unico baluardo della “cultura” e dello “spettacolo” indigeno (si contano, nella storia delle stesso, episodi che concorrono alla formazione della vita operistica Ottocentesca italiana, si badi bene), non ci fu una “reazione” adeguata all’atto barbarico che decretava la cancellazione completa di almeno due terzi della storia culturale della città.

I Varesini probabilmente non compresero il valore che il «Ducale», prima, ed il «Sociale», poi, rappresentavano per una città che vide offrire al pubblico spettacoli di lirica e di prosa, concerti, «accademie» e balletti tra il 1779 ed il 1930: la città, divenuta Capoluogo di Provincia, scelse di gestire un territorio allora volto alle conquiste della tecnica e dell’industria, negando ogni possibilità strutturale al mondo dell’Arte, in tal modo rinsaldando le fondamenta per la caduta del settore, oggi di colore grigio scuro nell’ambito locale. Infatti, cessato il ruolo di «provincia industriale e operosa» a fronte della crisi economica, assistiamo alla proliferazione di aree abbandonate, senza che si sia in grado di percorrere la strada alternativa che si sarebbe dovuta tracciare “a priori”: investire per diventare un reale faro culturale e turistico, soltanto se si fosse voluto conservare il peculiare patrimonio che Varese e circondario offrivano, un valore concreto.

Teatro per una stretta nobiltà, quindi, per lo più rappresentata dai maggiorenti milanesi e dal duca Francesco III  d’Este fu inteso il Ducale, situato nell’ex Convento dei Padri di San Girolamo (oggi circa tra Piazza Repubblica e Via Avegno), considerato dai «buoni villici» (Varese era, alla fine del XVIII secolo una città dedita all’agricoltura), un luogo per divertimenti da offrire a «stranieri» ed a «villeggianti».  Con la medesima ottica fu concepito dai Varesini il Sociale, nonostante centotrentanove anni di attività, gestito ed amministrato da una «Società di palchettisti» che si componeva, per almeno due terzi, da notabili milanesi.

Il Teatro varesino non fu concepito ed inteso come parte dello scheletro che regge la forma di un tessuto sociale composto di differenti esigenze ed ambizioni, ma piuttosto come un oggetto “utile” allo svago dei villeggianti: in tal senso, dopo le due guerre, ridottasi l’attività “turistica”, era divenuto soltanto il fatiscente edificio nel centro cittadino da eliminare e sostituire con un più “concreto” alveare per uffici e famiglie.

Ad ogni proposta per un nuovo teatro, esigenza sentita sempre di più con l’aumentare della popolazione, gran parte proveniente dal resto d’Italia, non ci fu alcuna amministrazione che s’interessasse realmente non solo della costruzione, ma anche della gestione (di qualunque tipo: pubblica, privata, o sintesi tra pubblico e privato).

Il libro di Giovanni Zappalà, pertanto, giacché il «Presente» ed il «Futuro» si costruiscono in relazione al «Passato», è un monito per accostarsi ad eventuali nuovi progetti per un Teatro cittadino con la consapevolezza che esso non sia soltanto un edificio da riempire in qualche modo, agendo sull’intera piazza Repubblica, ma il cuore pulsante che «interagisca» con la città stessa, un «centro polivalente» del mondo culturale, per evitare di elevare così un’eventuale «cattedrale nel deserto».

Bruno Belli.

«UN FESTIVAL DI GIOVANI PER DIALOGHI BAROCCHI»


Intervista ad ANDREA CASTELLO, direttore artistico di «VICENZA IN LIRICA»

Abbiamo avuto il piacere di un approfondimento con il maestro Andrea Castello, fondatore dell’Associazione «Concetto Armonico» ed ideatore del Festival «Vicenza in Lirica», giunto alla 5ª Edizione che si svolgerà dal 26 agosto al 9 settembre 2017.

Gli appuntamenti, che ruotano attorno al tema «Dialoghi barocchi» pur con delle eccezioni, si aprono con un evento dedicato al baritono Leo Nucci che, nell’occasione dei festeggiamenti per i 50 anni di carriera, riceverà presso il Teatro Olimpico, cuore della rassegna, il Premio che l’Associazione «Concetto armonico» conferisce agli artisti: prima del grande cantante emiliano, il riconoscimento è stato dato a Juan Pons (2015) ed a Bernadette Manca di Nissa (2016).

Come ha avuto inizio il progetto «Vincenza in Lirica»?

Oltre che presidente dell’associazione «Concetto Armonico», sono un cantante lirico ed ho creduto importante rendere concreta l’opportunità per le “giovani voci” di potere partecipare a delle masterclasses professionali con l’opportunità dello sbocco in palcoscenico, giacché un conto è lo studio del canto, pur approfondito nella tecnica e nell’esperienza vocale, un altro l’affrontare il palcoscenico.

Così, abbiamo cominciato con l’organizzare delle masterclasses con un concerto conclusivo, grazie alla risposta positiva che abbiamo ricevuto dalle «Gallerie di Italia», sede di Vicenza, per il sostegno del progetto. Siccome c’è stata un’ottima risposta anche da parte del pubblico, dal 2013 ho proseguito nell’intento di porre a contatto giovani voci e professionisti affermati accanto alle “grandi voci” che possano trasmettere la loro esperienza professionale proprio per come affrontare il palcoscenico.

C’è un filo conduttore della rassegna per ogni anno?  

Proprio da quest’anno, con «Dialoghi barocchi» che intendo proporre anche in seguito, mi sono prefissato di tenere una linea guida che identifichi il Festival con la città di Vicenza, proprio nel tipo di proposte. Infatti, il repertorio barocco è particolarmente indicato e confacente alla sede del Teatro Olimpico, questa grande scena naturale che si presta, per l’epoca della costruzione, alla musica dei secoli XVII e XVIII. Quest’anno, poi, l’occasione calzava a pennello grazie al fatto che cadono i 450 anni dalla nascita di Monteverdi: «L’Orfeo» è l’opera in programma e, per la conclusione del Festival, sarà «L’Estro armonico» di Vivaldi il protagonista, grazie alla collaborazione che abbiamo da qualche anno con il Conservatorio «G. Verdi» di Milano. Per l’occasione della nuova edizione critica di questa raccolta vivaldiana che segna un punto di svolta nella carriera del celebre compositore e l’inizio della sua affermazione europea, il «Laboratorio Orchestra d’Archi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano» orchestra guidata da Cinzia Barbagelata e dal maestro di concerto Mariateresa Amenduni, ci offrirà l’interpretazione dell’opera.

Come avete “costruito” la rappresentazione dell’«Orfeo» di Monteverdi?  

Si sono tenute specifiche audizioni per l’opera, nelle quali si sono ascoltati cantanti italiani ed europei quasi tutti molto preparati e con un alto profilo professionale. Abbiamo scelto tra questi un gruppo di artisti che potesse essere valido tanto sul piano vocale che di quello scenico: per quanto riguarda il lavoro delle prove, i cantanti saranno appositamente seguiti dal soprano Gemma Bertagnolli.

Mi sono permesso di curare direttamente la regia dell’opera, cercando di non forzare nulla di quanto debba avvenire che non sia già espresso da testo, musica ed indicazioni librettistiche, per non stravolgere i personaggi e per fare in modo che ogni cantante entri nella parte come trasformandosi nel personaggio stesso. Il cantante, così, proporrà una lettura del personaggio. Ho tenuto conto anche del fatto che il coro sarà affidato alla «Schola S. Rocco» diretto da Francesco Erle, compagine specializzata nel repertorio dell’epoca, per quanto riguarda la restante parte musicale.

Inoltre, questa lettura mi era utile perché ci sarà una particolare interazione con una scenografia virtuale nella quale saranno proiettate fotografie originali della Vicenza sventrata dalla seconda guerra mondiale, tratte dell’Archivio «Neri Pozza», grazie al lavoro svolto dal professor Mauro Zocchetta, dell’«Accademia delle Belle Arti di Venezia». Queste incisioni saranno proiettate mediante una tecnica ideata e curata dalla «Zebra Mapping», della quale parlo non certo per fare proselitismo, ma perché si tratta di un gruppo vicentino: il fatto dimostra che è mio interesse promuovere con il Festival le migliori realtà del territorio per conferire ad esso ancora maggiore valore e appetibilità da un punto di vista del turismo culturale che può giungere per il Festival stesso.

Altri appuntamenti particolari, entro l’articolato calendario?

Senza dubbio, vale la pena segnalare un altro appuntamento con l’opera, l’8 settembre, per la proposta della musica nei cortili delle residenze. Infatti, presso Palazzo Leoni Montanari di «Gallerie d’Italia», nel cortile, andranno in scena i due intermezzi «La Finta tedesca» di Hasse e «La Dirindina» di Scarlatti.

Saranno interpreti i solisti scelti dal Concorso «Spiros Argiris» del Sarzana Opera Festival, con gli archi dell’Orchestra sinfonica dei Colli Morenici, diretta da Gianluigi Dettori.

L’appuntamento dimostra come ritenga fondamentale la collaborazione e la cooperazione con altre realtà artistiche, soprattutto in questi periodi nei quali non è facile reperibilità di fondi: in tal modo si possono costruire spettacoli ed appuntamenti di qualità, “scambiando” le diverse professionalità di cui il territorio italiano è disseminato.

Inoltre, portare la musica nei cortili, fuori del teatro e delle sale da concerto, diventa anche un modo principale per interagire con la città stessa. Molti commercianti, così, allestiscono vetrine in tema, ci saranno anche personaggi in costume nella città, per accostare non solo gli appassionati, ma anche chi non si è mai avvicinato alla musica classica, insinuando curiosità.  Ho avuto esperienza diretta, quando molti giovani che non avevano mai seguito musica lirica, sono entrati in contatto con la stessa grazie a momenti del Festival e ne sono rimasti realmente emozionati, quasi scoprissero una nuova realtà.

Altro momento sicuramente di spicco sarà il 2 settembre, al Teatro Olimpico con «Russia, tra favola e realtà» che proporrà alcune delle più belle pagine dei compositori russi in uno spettacolo di danza, canto e parola che racconta una Russia reale e una fiabesca grazie all’intervento di due primi ballerini del Teatro Bolshoi di Mosca, Anastasia Stashkevich e Vyacheslav Lopatin, del mezzosoprano Victoria Lyamina e da una voce recitata. Sarà un momento dove si attuerà la commistione diretta tra le arti, tramite pagine di ?ajkovskij, Rimskij-Korsakov, Cha?aturjan, Sviridov, Prokof’ev e Glinka.

E per quanto riguarda le Masterclasses?

Ce ne saranno due: una rivolta a sopranisti e contraltisti tenuta da Angelo Manzotti: si tratta di un corso di perfezionamento in canto rivolto a sopranisti e contraltisti e possiamo affermare che sia una sorta di “esperimento” perché non si sono ancora mai tenute masterclass così specifiche e dettagliate in relazione ad un determinato tipo di canto.

La seconda sarà di alto perfezionamento in canto lirico con il soprano Barbara Frittoli.

Seguiranno, quindi, due concerti riguardanti le stesse. Ho cercato anche per questi corsi di perfezionamento di ricorrere ad artisti di grande professionalità ed esperienza, proprio per realizzare quanto ho detto prima, riguardo alla qualità da offrire ai giovani. Infatti, il punto fondamentale del Festival è proprio l’organizzazione di un piatto di proposte concrete e di sostegno per coloro che affrontino le prime esperienze sulle tavole del palcoscenico.

Bruno Belli

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Per ogni informazione e per i dettagli dell’intero Festival:
http://www.vicenzainlirica.it oppure info@concettoarmonico.it

Vicenza in Lirica 2017 – Masterclasses

Sede   Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari
Vicenza, Contra’ Santa Corona, 25

Lezioni/orari Martedì – Sabato 10,00 – 18,00

Sito http://www.vicenzainlirica.it http://www.concettoarmonico.it
Contatti Cell. +39 349.62.09.712  info@vicenzainlirica.it

 

Scarica il regolamento completo e la scheda d’iscrizione QUI

Master class rivolta a sopranisti e contraltisti

Durata 29 Agosto – 2 Settembre 2017
Iscrizioni entro 6 Agosto 2017
Docente Angelo Manzotti
Accompagnamento al cembalo
Concerto finale degli allievi
Sabato 2 Settembre 2017 Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari

 

Master class di canto lirico

Durata 5 -9 Settembre 2017
Iscrizioni entro 6 Agosto 2017
Docente Barbara Frittoli
Accompagna al pianoforte il M° Mzia Bakhtouridze
Concerto finale degli allievi
Sabato 9 settembre 2017 Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari

Alcuni allievi delle master class saranno selezionati per esibirsi in concerti organizzati da Concetto Armonico a Vienna, Roma, Vicenza ed in altre importanti città.

 

Due le master class presenti anche quest’anno nell’edizione del Festival “Vicenza in Lirica ” 2017 che si differenzieranno peró, per intenti e modalità così come differenti saranno gli insegnanti, altamente
specializzati, che si dedicheranno ad ognuna di loro.
Aprirà Angelo Manzotti (29 agosto – 2 settembre) con la sua master class dedicata a sopranisti e contraltisti che abbinerà alla tecnica una raffinata preparazione su ciò che significa oggi cantare quel repertorio e
come approcciarlo al meglio dal punto di vista interpretativo.
Proseguirà un soprano di fama internazionale quale Barbara Frittoli (5/9 settembre) nota in tutti i teatri del mondo per quel giusto abbinamento di nitore timbrico e attenta coerenza al ruolo interpretato , che guiderà gli allievi attraverso le strette maglie del grande repertorio nel quale risulta davvero impossibile scindere la vocalità dalla teatralità dell’interprete. Accompagnerà la master class al pianoforte il M. Mzia Bachtouridze
Entrambe le master class saranno ospitate presso le Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari. I concerti finali delle rispettive master class si svolgeranno il 2 settembre ( Angelo Manzotti) e 9 settembre ( Barbara Frittoli) alle ore 17.00.

Una terza formazione altamente specializzata si realizzerà dietro le quinte dove il soprano Gemma Bertagnolli (nota in campo internazionale per il repertorio barocco e non solo) avrà il compito di perfezionare nella loro completezza gli interpreti de “L’Orfeo”, un compito estremamente vario e diversificato considerate le molteplici varianti espressive del capolavoro monteverdiano.

Il festival internazionale Vicenza in Lirica è organizzato da
Concetto Armonico, associazione culturale
Via Egidio di Velo 133, 36100 Vicenza
Con al compartecipazione del Comune di Vicenza
Con l’ospitalità delle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari