Vicenza in Lirica dialoghi barocchi 2017

Vicenza in Lirica dialoghi barocchi 2017, quinta edizione 26 agosto 9 settembre 2017

direttore artistico Andrea Castello


PROGRAMMA 2017

 

26 agosto 2017 (Teatro Olimpico) ore 21

Leo Nucci Canta Verdi

27 agosto 2017 (Piazza delle Biade, al Bar alle Colonne) 18 – 20,30

All’ombra di San Marco

27 agosto 2017 (Oratorio di San Nicola) ore 21

“Tanti affetti in tal momento” abbandoni, ire e sospiri nel teatro barocco

28 agosto 2017 (Palazzo Chiericati) ore 21

I volti di Van Gogh, musicista del colore  –  conferenza concerto

29 agosto – 2 settembre 2017 (Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari)

Master class di alto perfezionamento rivolta a sopranisti e contraltisti con il M° Angelo Manzotti

29 agosto 2017 (luogo da definire) ore 18,30

Dialogando su L’Orfeo di Monteverdi

30 agosto 2017 (Teatro Olimpico)  ore 21

15 ottobre 1917, ultima notte di Mata Hari

1 settembre 2017 (Palazzo Trissino) ore 21

Dialogo musicale con Corso Palladio

2 settembre 2017 (Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari) ore 17

Concerto degli allievi della master class di Angelo Manzotti rivolta a sopranisti e contraltisti

2 settembre 2017 (Piazzetta Palladio) ore 18

Tra ‘800 e ‘900 viaggio musicale a cavallo dei due secoli

2 settembre 2017 (Teatro Olimpico) ore 21

Russia tra favola e realtà

4 settembre 2017 (Libreria Galla 1880) ore 18

Fuoco Verde. Ildegarda di Bingen, donna del mistero

5 – 9 settembre 2017 (Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari)

Master class di alto perfezionamento in canto lirico con il soprano Barbara Frittoli

5 settembre 2017  (Oratorio di San Nicola) ore 21

Contaminazioni barocche

6 e 7 settembre 2017 (Teatro Olimpico)  ore 21

L’Orfeo di Claudio Monteverdi

8 settembre 2017 (Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari ) ore 18

Finta Tedesca di J. A. Hasse  e La Dirindina di D. Scarlatti

9 settembre 2017 (Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari) ore 17

Concerto degli allievi della master class del soprano Barbara Frittoli

9 settembre 2017 (Tempio di Santa Corona) ore 21

Antonio Vivaldi, L’Estro armonico

 

VICENZA COME SALISBURGO CON IL FESTIVAL DELLA LIRICA

Quinta edizione ricca di novità e grandi artisti

dal 26 agosto al 9 settembre

(Vicenza, 23 giugno 2017) Una città  vive e cresce attraverso il contatto con il suo territorio, la sua storia e la sua tradizione artistico-culturale e quando riesce ad impostare un dialogo aperto e vivace con questi tre elementi senza far si che uno prevalga sull’altro ma instaurando uno scambia dialettico e stimolante, pone le basi per porsi come una città che guarda avanti, che crea ponti e che non si barrica dietro a muri. Quando alla scialba monocromia del monologo si sceglie il cromatismo del confronto si sta costruendo una strada nuova e proprio in questo senso va inteso ed interpretato il Festival “Vicenza in Lirica” giunto alla sua quinta edizione che, per desiderio stesso del suo fondatore Andrea Castello, vuole porsi e crescere come spazio aperto per il dialogo tra diverse tipologie di forme artistiche.

La città di Vicenza ospiterà dunque dal 26 agosto al 9 di settembre il Festival internazionale “Vicenza in Lirica – dialoghi barocchi”, organizzato grazie al sostegno e patrocinio del Comune di Vicenza e all’ospitalità e al sostegno delle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari  oltre al sostegno di numerosi sponsor privati particolarmente permeabili e sensibili al suo obiettivo.

Un format di festival lirico multidisciplinare che, abbinando diverse tipologie di corsi (alta formazione in canto lirico, perfezionamento e debutto per giovani artisti) a concerti, opere e conferenze, animerà attraverso la magica coesione tra suono, parola e gesto, alcuni tra i più importanti luoghi della città palladiana.

Tanto numerosi quanto prestigiosi saranno gli ospiti di questa quinta edizione che si aprirà sabato 26 agosto al Teatro Olimpico con un concerto del celebre baritono Leo Nucci, imperniato su alcune tra le più celebri arie del grande repertorio lirico verdiano ed al quale verrà consegnato il premio alla carriera “Vicenza in Lirica – Concetto Armonico” 2017.

Il Festival proseguirà poi con ugual livello ospitando il celebre soprano Barbara Frittoli, impegnata in una master class di canto lirico presso le Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, il soprano Gemma Bertagnolli, una delle interpreti italiane di riferimento per quanto riguarda il repertorio barocco, presente per uno speciale corso finalizzato al debutto in scena dei giovani cantanti ne “L’Orfeo” di Monteverdi e, non ultimo, il noto sopranista Angelo Manzotti che, oltre ad essere docente in una specifica master class per sopranisti e contraltisti, terrà un concerto  presso l’Oratorio di San Nicola.

Molta attesa per la nuova produzione de “L’Orfeo” di Claudio Monteverdi in occasione dei 450 anni dalla nascita del grande compositore, in scena al Teatro Olimpico il 6 – 7 settembre e che, ispirandosi alla distruzione di Vicenza nella seconda Guerra Mondiale ed alla sua rinascita, presenterà un innovativo allestimento scenico basato sulle tecniche del video mapping, che garantendo l’assoluto rispetto del monumento, lo valorizzeranno in maniera emozionale ed empaticamente narrativo. Una scenografia forte e di grande impatto storico-artistico  che attingerà  potenza e significante dall’impianto stesso dello Scamozzi.

Fondamentale, in tutto il progetto teatrale, la collaborazione dell’editore Angelo Colla che ha messo a disposizione alcune opere di Neri Pozza e del Prof. Mauro Zocchetta che ha ideato la scenografia virtuale, realizzata poi da Zebra Mapping, azienda vicentina leader nell’illuminazione artistica ed in scenografie immersive dedicate alle performance dal vivo.

L’opera verrà concertata e diretta dal M° Francesco Erle, specialista nel settore della musica barocca alla guida della Schola San Rocco di Vicenza e vedrà sul palcoscenico un gruppo di giovani artisti selezionati dalla direzione artistica  del Festival in specifiche audizioni a ruolo svoltesi nel mese di maggio.

Si proporranno inoltre venerdì 8 settembre nella suggestiva cornice del cortile delle Gallerie d’Italia – Palazzo Leoni Montanari, due intermezzi: “La Finta Tedesca” di Johann Adolf Hasse e “La Dirindina” di Domenico Scarlatti interpretati da giovani solisti scelti dal concorso di canto lirico “Sarzana Opera Festival” e con la presenza  degli archi dell’Orchestra Sinfonica dei Colli Morenici diretti dal M°  Gianluigi Dettori.

Una nota a parte merita certo la serata di mercoledì 30 agosto (replica il 31 agosto) quando, in esclusiva per il Festival, verrà presentata la piéce “15 ottobre 1917, ultima notte di Mata Hari” con  protagonista Carla Fracci che si esibirà in un inedito spettacolo ideato dal regista Beppe Menegatti. Lo spettacolo, abbinando danza, poesia e musica celebrerà i 100 anni dalla morte della famosa danzatrice,  condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la Prima Guerra Mondiale per la quale è passata alla storia. I testi dello spettacolo sono scritti dal Prof. Giuseppe Scaraffia.

Il Festival presenterà poi, uno spettacolo ospite dal titolo “Russia tra favola e realtà” che si terrà al Teatro Olimpico sabato 2 settembre. Preziosi ospiti due primi ballerini del Teatro Bolshoi di Mosca che saranno impegnati, insieme ad altri artisti, in una performance completamente dedicata al grande repertorio russo.

A chiudere il Festival sabato 9 settembre tornerà il barocco con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, alla sua terza presenza a Vicenza in Lirica, che presenterà al pubblico la nuova edizione critica de “L’Estro armonico” di Antonio Vivaldi.

Molti altri ancora saranno gli appuntamenti che arricchiranno la programmazione del Festival “Vicenza in Lirica – dialoghi barocchi” che si snoderanno attraverso momenti di musica-aperitivo in alcuni tra i più suggestivi scorci della città, in raffinati dialoghi tra musica, prosa e arti figurative e naturalmente in concerti la cui direzione artistica è stata studiata e curata nei minimi dettagli  dal giovane Andrea Castello, presidente dell’Associazione culturale Concetto Armonico che da marzo è anche presidente dell’associazione “Archivio storico Tullio Serafin”.

In questo ambito certamente da ricordare lunedì 28 agosto l’appuntamento “I volti di Van Gogh”  a Palazzo Chiericati in attesa della grande mostra prevista presso la Basilica palladiana il prossimo autunno ed un singolare concerto che martedì 5 settembre proporrà una particolare contaminazione tra voce e chitarra.

Quindici giorni di autentica festa delle arti e per le arti dunque, che attraverso cortili, piazze e teatri, spazi creati per favorire l’incontro e lo scambio, potranno comunicare con il loro linguaggio più autentico e cogliere la sensibilità di chi vorrà goderne la particolare malia che una città come Vicenza, patrimonio culturale dell’Unesco, non potrà che veicolare attraverso tutta la sua storia.

Organizzazione:

Concetto Armonico

Associazione Culturale Internazionale

per la Promozione delle Arti e della Musica

Via Gerolamo Egidio di Velo, 133

36100 Vicenza VI

info@concettoarmonico.it

 

Ufficio stampa e informazioni
Vicenza in Lirica – dialoghi barocchi                       Biglietteria:
info@vicenzainlirica.it                                           – dal 4 luglio al 30 luglio
Tel: +39 349.62.09.712                                          – dal 17 agosto all’8 settembre
http://www.vicenzainlirica.it                                           10 – 12.30 e 15,00 – 17 (lunedì escluso)

SIMON BOCCANEGRA E IL PESSIMISMO COSMICO: ALLA SCALA UN TRIONFO PER NUCCI

di ELENA PERCIVALDI, 3 Novembre 2014

217_K65A0818Il “Simon Boccanegra” è opera complessa e poco conosciuta del repertorio verdiano, in cui è rientrata solo dopo una “riscoperta” operata negli anni Trenta del secolo scorso. La prima, alla Fenice di Venezia nel 1857, fece fiasco soprattutto a causa della vicenda troppo intricata, cui non riuscì a dare ordine l’arzigogolato libretto di Francesco Maria Piave. Rimasta nel cassetto dell’editore Ricordi per anni, l’opera fu poi rimaneggiata (sostanzialmente riscritta) da Verdi per la Scala dove andò in scena con discreto successo nel 1881. Ma si tratta di un lavoro molto diverso. Ventiquattro anni erano passati dalla prima alla seconda versione (curiosamente venticinque sono quelli, nella vicenda, tra il prologo e l’azione): un quarto di secolo in cui Verdi aveva meditato sui drammi umani, composto un lavoro cupo come “Don Carlo” e iniziato il sodalizio con Arrigo Boito (cui dovrà i toni mefistofelici, nel “Simon”, di Paolo). Aveva inoltre visto compiersi l’unità d’Italia, esprimendo solo pochi anni dopo, il 16 giugno 1867, in un’accorata lettera al nobile mantovano Opprandino Arrivabene (che con lui era in Parlamento) forti critiche e grande disillusione: «Cosa fanno i nostri uomini di Stato? Coglionerie sopra coglionerie! (…) Ora che tutti siamo uniti, siamo rovinati. Ma dove sono le ricchezze d’ una volta?».

Il clima in cui viene rivisto il “Simon Boccanegra” è questo. Al dramma umano del protagonista (la donna amata che muore e la figlia, perduta e ritrovata dopo tanti anni ma amante del nemico) si unisce quello pubblico: gli odi tra Genova e Venezia, il tentativo di scongiurare la guerra in nome della patria comune, le congiure e i tradimenti e la morte finale, dove la speranza è consegnata alla riappacificazione tra vecchi e nuovi nemici, con la tiara dogale consegnata al genero, flebile speranza per un futuro meno cupo.

Alla Scala di Milano il dramma verdiano è ritornato con la stessa produzione (con la Staatsoper di Berlino) che debuttò nel 2010 con Placido Domingo nel ruolo del titolo. Si ascolterà di nuovo Domingo, reduce peraltro da una non certo brillante prova come Conte di Luna nel “Trovatore” a Salisburgo, nella seconda parte delle recite: si divide infatti con Leo Nucci le rappresentazioni e parimenti sul podio si alternano Stefano Ranzani e Daniel Barenboim. Noi abbiamo visto, il 2 novembre, la versione Ranzani-Nucci e su questa commentiamo.

Cominciamo dalla regia di Federico Tiezzi per dire che ci è parsa convincente e suggestiva, così come le scene di Pier Paolo Bisleri, scarne e cupe e quindi in tono con un dramma in cui il pessimismo aleggia dalla prima nota al finale e riveste accenti inesorabilmente cosmici. Molte le citazioni, dai pittori Pre-Raffaelliti (Dante Gabriele Rossetti, Burne-Jones, Millais) al “Buon Governo” del Lorenzetti, dal simbolismo di Puvis de Chavannes al romanticismo tedesco. E a questo proposito perfetta ci è parsa la collocazione, nella sala ducale proprio sopra il trono dell’algido “Naufragio della speranza”, alias “Il mare di ghiaccio”, di Caspar David Friedrich: epigrafe (anzi, epitaffio funebre) alla cattiva politica, ridotta a un guazzabugio di odi e rivalità familiari e ataviche che non può non risolversi nel dramma (in questo caso la morte dell’idealista Simone), prima della catarsi finale.

La grande magnificenza della Genova dei dogi non c’è. Il Palazzo ducale è una sorta di luogo immaginario, a farne intuire la presenza è solo l’architettura gotica delle sedute dei membri del consiglio e del trono: più che circostanziare in un tempo e in un luogo ben preciso, la Genova del Trecento, il regista sembra voler puntare su un archetipo – l’idea del potere, e le brame e le passioni che inevitabilmente lo circondano – che è lo stesso e si perpetua e di declina sempre e ovunque, con lievi varianti, ma allo stesso modo.

Particolarmente riuscita ci è sembrata la prima scena dell’Atto primo, il cui denso simbolismo è però molto chiaro e pregnante: tre cipressi, radici in vista, sono calati lentamente dal cielo fino a terra mentre Simone e Maria/Amelia scoprono il loro legame familiare di padre e figlia. L’albero della vita, con tutto il suo portato metaforico, torna a radicarsi sulla terra proprio nel momento dell’agnizione e la famiglia ritrova la sua unità. L’equilibrio dopo tanti anni ritrovato è però, lo si vedrà subito dopo, solo una effimera chimera. Sullo sfondo aleggia, elemento catartico e salvifico, presente in dense pennellate scure che ne evocano la procella, il mare, da cui Simone che è corsaro proviene e al quale alla fine, annaspando in cerca di ristoro dall’oscuro veleno che lo sta consumando, si rivolge inutilmente.

I costumi di Giovanna Buzzi sono magnifici. Quello di Simone pare ricalcato sul celeberrimo ritratto del doge (di Venezia però) Leonardo Loredan, opera del Giambellino, quelli di Maria/Amelia evocano le eteree e sensuali donzelle preraffaellite, il coro finale in abiti ottocenteschi riporta la vicenda, nel compiersi del dramma, ai tempi di Verdi e al clima politico degli anni risorgimentali e immediatamente seguenti l’unità, con annessa disillusione di cui sopra. Spunti su cui meditare anche in questi giorni.

Passiamo ora alla parte musicale. Di grande classe e impressionante impatto la performance di Leo Nucci. A 72 anni giganteggia sulla scena e fa “suo”, nel modo più completo e perfetto, Simone. La voce (che pure non può per motivi anagrafici essere squillante come una volta) tiene ancora benissimo con un livello di volume più che buono. Il doge è dipinto rispettando tutte le nuances prescritte da Verdi. Si esalta nei momenti più lirici (duetti con Amelia) e risolve con piglio regale quelli più imperiosi. Per lui trionfo e ovazione assolutamente meritati.

Entusiasmante la Maria/Amelia di Carmen Giannattasio, che si conferma una splendida artista. Deliziosa la sua avvenenza, accentuata dall’aura preraffaellita dei costumi. La voce è bella e corposa: notevole nel registro acuto (esaltanti i momenti più propriamente lirici, soprattutto nei duetti), mentre ci è sembrata un pochino più in difficoltà nei passaggi al registro grave. Poco male.

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Simon Boccanegra (Leo Nucci) e Maria/Amelia (Carmen Giannattasio)

Ramón Vargas ha tratteggiato un Gabriele Adorno passionale e gagliardo ma dal punto di vista vocale ci aspettavamo qualcosa di più. La voce sembra aver perso un poco lo smalto di un tempo: i momenti migliori, anche nel suo caso, sono quelli più propriamente lirici, mentre qualche difficoltà di troppo è emersa nelle parti dove si richiede spessore drammatico.

Alexander Tsymbalyuk ha un fisico imponente e sulla scena è un bel vedere anziché no. Il suo Fiesco è stato convincente sul piano interpretativo, ma la partitura richiede profondissime incursioni nel registro grave che non abbiamo sentito se non flebilmente: troppo poco per donare davvero al ruolo il “peso” vocale che richiede e che lo porta, in certi passaggi, a ravvicinarsi al Commendatore mozartiano con tutti gli annessi e connessi del caso. Rivedibile. Meglio il Paolo Albiani di Vitaliy Bilyy, anch’egli dotato di indubbia presenza scenica, che è stato capace di rendere, vocalmente e interpretativamente, l’ambiguità e la doppiezza di un personaggio dai tratti bruni e mefistofelici.

Stefano Ranzani ha diretto la difficile partitura verdiana scegliendo tempi che ricordano molto la edizione di Gavazzeni del 1973, che con quelle dirette da Abbado va considerata edizione di riferimento. Il piglio è sembrato deciso e aderente al testo (più di Barenboim che si è ascoltato nel 2010 e prenderà il testimone nelle recite del 6, 11, 13, 16 e 19 novembre, i cui tempi sono decisamente dilatati), anche se forse alcuni attacchi orchestrali ai momenti più lirici andrebbero smorzati. Come sempre ottimo il coro diretto da Bruno Casoni.

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Elena Percivaldi (Milano, 3 maggio 1973) è una storica, saggista e scrittrice italiana, giornalista, critica d’arte e musicale.
Laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla storia medievale, all’attività di saggista e pubblicista affianca quella di relatrice e docente in conferenze e convegni.
A livello nazionale ed internazionale è accreditata come un’esperta di Cultura Antica e Medioevale. Sito web: http://percevalarcheostoria.jimdo.com/